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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

Passera pensa al suo Sviluppo - Cosa faranno da«grandi»i ministri del governo Monti?Le elezio­ni sono ancora un puntino all’orizzonte, e senza colpi di scena si andrà avanti così ancora per un po’,ma intanto qualche tecnico comincia a pensare al proprio futuro

Passera pensa al suo Sviluppo - Cosa faranno da«grandi»i ministri del governo Monti?Le elezio­ni sono ancora un puntino all’orizzonte, e senza colpi di scena si andrà avanti così ancora per un po’,ma intanto qualche tecnico comincia a pensare al proprio futuro. L’esperienza al governo non si cancella e dopo non è facile tornare a indossare i vecchi abiti. Ma se l’enigma Monti si svelerà solo alla fine, c’è chi comincia a lanciare qualche segnale. Corrado Passera non ha certo cambiato il suo destino da top manager per accontentarsi di qualche anno sabbatico al go­verno. Non tornerà a fare il ban­chiere, ma la sua seconda vita sarà da politico. L’incognita, semmai, sarà capire come e con chi. Nell’intervista che ha dato a Repubblica si è manife­stato come il ministro forte del­la banda Monti. Ha chiarito che sulle liberalizzazioni non ci saranno dietro front: «Il Par­lamento è sovrano, ma questa è la nostra proposta: pensiamo non debba essere né annacqua­ta, né snaturata». Rivendica con orgoglio il lavoro dei tecni­ci e senza modestia sottolinea la differenza con il passato: «In­tanto, in appena due mesi ab­biamo fatto quanto non era mai stato fatto in quasi due de­cenni ». È sicuro di avere il soste­gno virtuale degli italiani: «Sia­mo convinti che una parte rile­vante del Paese è con noi: ci sa­ranno pure i “ 100 forconi”,in gi­ro per la penisola, ma ci sono al­cuni milioni di cittadini che ci dicono “bene, non vi fermate”. Si rendono conto che così, in Italia, non si può più andare avanti. Serve una scossa, e noi stiamo cercando di darla». E poi, soprattutto, fa capire che il futuro non è scritto, ma un pun­to fisso comunque c’è, una ba­se di partenza: la politica sarà il suo mestiere: «Cosa farò nel 2013? Ho accettato con entusia­smo di partecipare a un proget­to fortemente voluto dal presi­dente Napolitano e dal presi­dente Monti. Spero solo che funzioni. Tutto il resto si vedrà. Non è la prima volta che lavoro per lo Stato: lo faccio con gran­de orgoglio » . Passera sta superando la so­g­lia che separa il tecnico di pas­saggio dal politico di professio­ne. Si muove in un futuro dove molte delle certezze e degli schieramenti attuali sono in bi­lico e molte cose potrebbero cambiare. Lo scenario è in di­venire e il ministro, al momen­to, si mantiene equidistante a tutti gli schieramenti. Tempo per decidere non manca, ma­gari con Monti, senza Monti o al di là di Monti. L’ingaggio di Passera è probabilmente un pensiero che sta transitando nel Terzo Polo, con Casini che alzerebbe l’asticella delle sue ambizioni al Quirinale e con la speranza di confinare a destra il Pdl. Ma quanto vale Passerà in termini di voti? Le percen­tuali elettorali di Casini, Fini e Rutelli sono state sempre a una cifra, il fattore tecnici non fa miracoli e il Pdl ha ancora l’asso Berlusconi, l’unico in grado di fare la differenza in termini di voti. Il Pd all’eterna ricerca di un Papa straniero ha davvero il coraggio di scom­mettere su un ex banchiere? E quanto è compatibile Passera e lo stesso Monti con un proget­to politico che imbarca una si­nistra che va da Di Pietro a Ven­dola? Quale sarebbe invece il ruolo all’interno del Pdl di Pas­sera? Può essere lui l’uomo del post Berlusconi? Sono tutte do­mande a cui neppure il mini­stro sa ora rispondere. L’azzar­do finale sarebbe un partito dei tecnici, una nuova variabi­le che sconquasserebbe l’asse politico che conosciamo. Ma al gioco della democrazia quel­li che contano sono i voti. E questo governo ancora non li ha.