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 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

LIGRESTI. L’ARROCCO IN DIFESA DEL VECCHIO AMORE - 750

MILIONI DI EURO
L’importo dell’aumento di capitale che sarà deciso venerdì prossimo, 27 gennaio, dal consiglio di amministrazione di Fondiaria Sai
51,28
PER CENTO
La quota detenuta dalla famiglia Ligresti nella holding Premafin. Verrà acquistata da Unipol a 0,3656 euro per azione
26
PER CENTO
Il premio che Unipol ha riconosciuto sulle azioni Premafin rispetto al prezzo del giorno precedente l’accordo
76,9
MILIONI DI EURO
Il controvalore che verrà pagato per la maggioranza di Premafin
Alla fine quale sarà il «bilancio» dei Ligresti? Il saldo finale resta sospeso, perché è ancora in corso il negoziato su Sinergia, la holding di famiglia che contiene immobili, aree da valorizzare, le borsette Gilli e soprattutto oltre 300 milioni di debiti verso le banche. La prima riunione plenaria fra Leonardo & co, l’advisor della società, le banche creditrici e il loro consulente Lazard, si è tenuta giovedì scorso e non è stata decisiva. Anzi. Ha indicato però il percorso, che potrebbe concludersi in un paio di mesi, confermando che gli istituti si avvierebbero a convertire i crediti in quote di un fondo immobiliare multicomparto nel quale far confluire tutti gli asset, compresa l’area su cui sviluppare il progetto del Cerba, il Centro europeo per la ricerca biomedica avanzata, nella zona Milano Sud.
Tenute romane
C’è chi dice che l’Ingegnere abbia chiesto di poter mantenere almeno la tenuta Cesarina, alle porte di Roma (quella che doveva essere ceduta nel 2008 per 80 milioni alla Milano assicurazioni con una transazione interna al gruppo stoppata però dall’Isvap ed è poi transitata fra Sinergia e Imco) e chi invece riferisce che il suo sogno resta quello originale, costruzioni e immobili, e tenterebbe di «strappare» qualcosa in questa direzione. Una perizia sottostante gli accordi sul debito sottoscritti l’estate scorsa (e non rispettati da Sinergia che non è riuscita a vendere alcuni asset come previsto dall’intesa) indicava che il valore di tutti gli asset poteva aggirarsi sui 600 milioni. Allo stato attuale però è impossibile prevedere se al termine della valorizzazione di ciò che conterrà il fondo e della «chiusura» del sistema Sinergia Imco (che dovrà a sua volta procedere a passi obbligati come liquidare i fornitori) «avanzerà» qualcosa per la famiglia, che comunque resta esclusa dall’iniziativa. È probabile possa essere già un «successo» per Salvatore e figli se la ristutturazione si concluderà con un «pari e patta».
Non concorrenza
Ci vorrà dunque tempo per conoscere l’esito dell’ultima partita dell’imprenditore arrivato a Milano da Paternò e che negli anni Sessanta ha fatto la sua fortuna nel boom edilizio e in quelli Settanta e Ottanta ha cavalcato l’onda lunga e profittevole del craxismo. E non è nemmeno facile definire l’assegno «vero» che andrà alla famiglia secondo l’offerta di Unipol (che per il momento, cioè fino al termine della due diligence prevista per questa settimana, resta non vincolante). I bolognesi hanno messo sul piatto buonuscite vestite da patti di non concorrenza per Salvatore e i figli Jonella, Giulia e Paolo, pari a complessivi 14 milioni spalmati in cinque anni, e 76 milioni per il 51% di Premafin, il 31% circa in mano ai tre «ragazzi» e il 20% in portafoglio a Sinergia, pacchetto in pegno alle banche. Quindi lanceranno l’Opa sul resto, impegnando in tutto circa 150 milioni. Ma dei 76,9 milioni ai Ligresti dovrebbero andarne una quarantina, perché il resto sarebbe destinato a ridurre il debito e quindi a banche e finanziarie, in particolare metà a Unicredit e metà a Banco Popolare e Ge Capital. In Opa però è probabile che i trust comparsi di recente, Heritage ed Ever Green security, domiciliati a Panama e Bahamas, con varie anstalt a Vaduz portino le loro azioni, pari a circa il 20% del capitale.
Di chi sono «davvero» quei titoli? Partendo da chi li gestisce, come il fiduciario monegasco Giancarlo De Filippo da sempre vicino alla famiglia, alcuni attribuiscono la disponibilità delle misteriose società offshore agli stessi Ligresti, ma le indagini della Consob sono ancora in corso e sono tutt’altro che facili, visto che hanno bisogno di ampia cooperazione internazionale. Comunque sia, se anche solo una parte di queste azioni fa capo in modo indiretto alla famiglia, l’assegno finale che viene incassato effettivamente dai Ligresti diventa più corposo.
Undici anni dopo
Tutto dunque potrebbe finire con terminare con un assegno da cinquanta milioni. E per capire cosa significhi basta pensare al 2001 quando Mediobanca affida a Ligresti la Fondiaria, fino a quel momento controllata dalla Montedison che però è nel mirino di Fiat-Edf. Un blitz che ha fatto fare il vero salto assicurativo a Salvatore, che negli anni Settanta aveva rilevato gradualmente la Sai. Un salto che si riassume in una cifra: quando, conclusa la travagliata fusione Fondiaria Sai, il nuovo gruppo approda in Borsa il 2 gennaio 2003 vale 1,6 miliardi e il titolo 12 euro. Alla fine del 2006, quindi prima della grande crisi, «l’assicuratore Ligresti» sfiora la capitalizzazione di 5,5 miliardi. Record che precede il declino, che a sua volta diventa il grande tonfo. In questi giorni, dopo il rafforzamento di qualche mese fa di 450 milioni (più 350 sulla Milano assicurazioni) e gli sbalzi di quotazione in seguito alle annunciate nozze con Unipol, Fonsai in Piazza Affari raggiunge a stento i 225 milioni.
Cedole miliardarie
Nel frattempo il capitale netto è passato da un massimo di 5 miliardi del 2006 ai 2,5 del 2010 e ha distribuito dal 2002 al 2009 in totale quasi 1 miliardo di dividendi, che per il 50% (in modo diretto e indiretto) sono risaliti alla holding dei Ligresti, la Premafin. Che a sua volta in dieci anni ha staccato dividendi in tutto circa 20 milioni, metà dei quali destinati ai Ligresti e in parte al network misterioso di società offshore. Cifre che dicono parecchio sulla gestione di un ex impero assicurativo, così come i circa 616 più 660 milioni che nel 2010 e nel 2011 il gruppo mette in bilancio per adeguare le riserve tecniche, cioè gli impegni assunti con gli assicurati, facendo «esplodere» le perdite. La compagnia rallentava i pagamenti pensando di ripartirne l’onere in più anni. Comportamenti che non vengono riportati nell’aneddotica sulle sponsorizzazioni e le retribuzioni a favore della famiglia. Ma che dicono parecchio di più su perché Ligresti abbia perso la partita assicurativa.
Sergio Bocconi