Stefano Feltri, il Fatto Quotidiano 20/1/2012, 20 gennaio 2012
MONTI, L’INCUBO PIL - È
ufficiale: Mario Monti ha un problema, non i tassisti che bloccano Roma, ma i numeri del Fondo monetario internazionale anticipati ieri. La recessione italiana nel 2012 sarà più grave del previsto: il Pil crollerà del 2,2 per cento, quasi quattro volte la previsione su cui è stata impostata la manovra “salva Italia”. E quindi? Alla conferenza stampa di fine anno il premier aveva assicurato che i nostri conti “sono in sicurezza” e che “in condizioni normali” non ci sarebbe stato bisogno di altre manovre. Ma una recessione così grave non rientra in quelle che di solito sono considerate “condizioni normali”.
Pensare a nuove misure di risanamento, del genere lacrime e sangue, è prematuro. Ma il pareggio di bilancio nel 2013 è sicuramente più complicato se al Pil previsto mancano all’appello quasi 25 miliardi. La linea che Palazzo Chigi sta cercando di far passare in Europa – il problema del debito si risolve con la crescita e non con i sacrifici – vale a maggior ragione in casa. “Siamo così giunti alla conclusione di chiedere al Consiglio europeo una tabella di misure da adottare per la crescita”, ha spiegato in un’audizione alla Camera il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi, braccio operativo di Monti a Bruxelles. Chiuso il fiscal compact il 30 gennaio, il trattato internazionale a 26 (senza la Gran Bretagna), sui vincoli di bilancio, si passerà a una sorta di “fase 2” europea tutta centrata sulla crescita attraverso il mercato unico. Certo, si dovrà anche pensare come ridurre di un ventesimo all’anno la quota di debito sul Pil in eccesso rispetto alla soglia del 60 per cento perché, dice Moavero, “pacta sunt servanda”. Ma di questo ora nessuno ha molta voglia di parlare.
C’è prima da chiudere la questione liberalizzazioni. Dal testo che uscirà dal Consiglio dei ministri di oggi, ragionano a Palazzo Chigi, dipende molta della credibilità che l’Italia riuscirà ad avere sui mercati nelle prossime settimane. Con David Cameron, premier inglese, Monti ha parlato mercoledì anche dei risultati che presenterà oggi. E lo stesso ha fatto con il capo dello Stat Giorgio Napolitano, in un incontro ieri sera , accompagnato dai ministri coinvolti nel pacchetto liberalizzazioni. “Con i tassisti non c’è alcuna trattativa”, rassicurano fonti di Palazzo Chigi, dove si è mantenuta la linea dura di far incontrare i rappresentanti di categoria a Manlio Strano, segretario generale, che è parte della struttura amministrativa e non del governo. Così da mantenere massimi i gradi di separazione tra il leader (contestato) dei taxi, Loreno Bittarelli, e Mario Monti. Certo, da Palazzo Chigi smentiscono anche l’affidabilità delle bozze circolate nei giorni scorsi, e quindi sarà difficile misurare eventuali concessioni alla pressione delle lobby (ieri Silvio Berlusconi ha ricordato dalla sua pagina Facebook le proposte del Pdl, più morbide). Ma ogni impressione di cedimento rischia di avere conseguenze pesanti sul termometro dello spread, il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e tedeschi che ieri è un po’ migliorato, chiudendo a 451. Ma non c’è da rilassarsi: la Bce “non può proseguire in eterno” a sostenere con i suoi acquisti i prezzi dei titoli dei Paesi in crisi, come i Btp italiani, ha detto Joerg Asmussen, membro tedesco del direttivo di Francoforte. E l’Italia rischia quindi di perdere la sua ultima stampella.
Ma non è solo lo spread il punto. La situazione dell’economia reale è sempre più preoccupante: secondo i dati diffusi dall’Istat ieri, nel 2010 c’erano in Italia 8,3 milioni di poveri. Alla fine di quest’anno di recessione il bilancio sarà più pesante. “Sono fiducioso che l’Europa migliorerà nel 2012 perché vedo che stiamo facendo progressi su due cause dell’attuale situazione: la mancanza di una disciplina di bilancio e la mancanza di riforme strutturali”. L’ottimismo dimostrato dal presidente della Bce Ma-rio Draghi, ieri ad Abu Dhabi, per il momento non sembra però trovare grandi conferme nei numeri, anche se la Bce intravede una ripresa. Molto dipenderà, oltre che dalle performance dell’Italia, dall’esito del negoziato sulla Grecia miracolosamente ripreso: se le banche accetteranno davvero perdite superiori al 70 per cento forse si eviterà l’esplosione incontrollata di Atene. Altrimenti sarà il caos, e la recessione italiana sarà pure peggio di quella prevista ieri dal Fmi.