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 2012  gennaio 20 Venerdì calendario

IN GRAN BRETAGNA LE LIBERALIZZAZIONI DI FERROVIE E GAS SONO STATE UN DISASTRO

Londra
La privatizzazione delle ferrovie inglesi è stata un disastro. E questo disastro ha un’icona e una data: Paddington, Londra, 5 ottobre 1999. Quella mattina due treni carichi di pendolari si scontrarono con un bilancio di 31 morti e 520 feriti. Sarebbe bastato che sulla Great Western Main Line avessero installato un sistema chiamato Atp (automatic train protection), ma non lo avevano fatto perché costava troppo. Si era venduta la sicurezza per il profitto.
Le ferrovie britanniche, in barba alla proverbiale efficienza del Regno, sono oggi tra le più pericolose, meno efficienti e più care d’Europa. Con biglietti di prima classe che possono raggiungere tariffe 30 volte superiori a quelle che si pagano in Italia per lo stesso tragitto. (però a bordo c’è il Wifi che funziona malissimo). I continui incidenti, alcuni gravissimi, con morti e feriti (l’ultimo settimana scorsa) sono dovuti alla mancanza si manutenzione, alle piante che ostruiscono la visuale in punti pericoli della linea e coprono i segnali. Quando c’erano le famose British Railways, le Ferrovie Britanniche questi incidenti non erano mai avvenuti.
IL 5 OTTOBRE 1999 segna lo spartiacque nella credibilità delle privatizzazioni, ingrediente cruciale del thatcherismo e per alcuni anni molto popolare.
Fu infatti la Thatcher a dare impulso alle cosiddette “liberalizzazioni” , che in Gran Bretagna si sono rivelate un piano di dismissione selvaggia di tutto quanto era pubblico, per fare cassa, ma anche con lidea che sarebbe stato l’unico modo di ridurre gli sprechi. Il rimedio si è rivelato peggiore del male. Efficienza, concorrenza e risparmio per gli utenti, questo era il motto con cui nel giro di pochi anni furono vendute il gas, l’elettricità, le miniere di carbone (l’acciaio lo aveva già venduto Churchill nel 1950), l’acqua. Nel giro di pochi anni gli inglesi dettero l’addio alle sigle più familiari: National Coal Board, British Rail, Gas Board, Water Board. E si ritrovarono a fare i conti con uno spezzatino di società che però neanche erano in grado di comunicare tra loro. Così, la rete che forniva il gas in uno dei quartieri più cari e centrali di Londra aveva dei tubi che non erano compatibili con quelli della caldaie che un’altra delle nuove società installava. Multinazionali con il corpo a Londra e la testa altrove. O comunque attente al loro portafoglio più che alla servizio erogato.
LE LIBERALIZZAZIONI
avviate dalla Thatcher toccarono il punto più alto 1993, con l’intervento sulle ferrovie. A finire il disastro fu il New Labour di Tony Balir. Nel caso delle ferrovie si operò sdoppiando la rete ferroviaria dal servizio. L’idea era quella di moltiplicare l’offerta e risparmiare sui sussidi governativi. Accadde l’esatto contrario: i sussidi aumentarono, il servizio peggiorò, le compagnie in cui fu smembrata la rete e venduto il diritto di fare servizio con un bello spezzatino misto (alcune sono in franchising) invece di farsi concorrenza aumentando la qualità del servizio giocarono al ribasso.
Meglio è andata con l’energia elettrica e il gas. In questi due settori le tariffe per i cittadini britannici sono più basse che nel resto d’Europa, anche se nel corso degli ultimi 6 anni sono quasi raddoppiate. L’acqua di Londra, la Thames Water, ha una rete che fa acqua (non è un gioco di parole) da tutte le parti. Spesso le strade si allagano all’improvviso per lo scoppio di un tubo. Vicino al fiume talvota vengono anche sgombrate delle case. Ma la rete idrica è vecchia, chi ha comprato l’acqua punta più a fare cassa che manutenzione. Nonostante questo il prezzo al metro cubo è uno dei più cari d’Europa e dal 2005 al 2011 è cresciuto del 34 per cento. Superfluo spiegare a chi vanno in tasca i soldi.