Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 21 Sabato calendario

L’ITALIA VERA MEGLIO DEL RATING

Lo spread tra BTp e Bund, il rendimento assoluto dei titoli di Stato italiani lungo la curva dai due ai trent’anni e persino il costo dei Cds che assicurano il rischio-Italia, sono tutti migliorati, e molto, da quando Standard & Poor’s ha tagliato il rating sovrano italiano al temuto livello "BBB+". Il miglioramento è stato fotografato venerdì sera senza che si evidenziassero zone oscure: lo spread a 432 punti, il BTp decennale al 6,30% e quello trentennale sotto il 7%, le escursioni sotto il 4% dei BTp con vita residua di due anni, i Cds a quota 464 punti dai 503 registrati lo scorso venerdì 13, giorno della retrocessione. Questo allentamento delle tensioni sul rischio-Italia è ancor più significativo e premiante se si tiene conto di altre aggravanti: nella prima settimana dell’inedita "BBB+", l’Italia è stata minacciata a più riprese da Fitch per un imminente declassamento, anche di due gradini, mentre l’economia italiana è stata "retrocessa" per via della previsioni sulla recessione 2012, con il calo fino a -2,2% del Pil per il Fondo monetario. Uno spread rientrato così vistosamente e velocemente, assieme a rendimenti in deciso allontanamento dalla zona pericolo del 7%, riportano in primo piano quei fondamentali italiani "buoni" che fino allo scorso dicembre stentavano a farsi vedere e valere ma che fino allo scorso luglio rendevano appetibili i BTp per i portafogli stranieri: oltre al debito privato contenuto rispetto alla media europea, all’elevato tasso di risparmio degli italiani, al sistema bancario solido e all’assenza di bolle speculative, l’Italia ha varato manovre correttive e strutturali importanti e decisive come quelle del Governo Monti sul sistema pensionistico e sulla lotta all’evasione fiscale che hanno confermato ai mercati e all’Europa la tenuta della linea del rigore sui conti pubblici italiani: una disciplina che rende più alla portata il quasi-pareggio di bilancio anche in condizioni eccezionalmente avverse. Il multiforme pacchetto di riforme strutturali volte a sostenere la crescita, e che ha visto la luce ieri tra liberalizzazioni e semplificazioni, ha chiarito ai mercati e alle istituzioni europee che il Pil resta una priorità per il Governo Monti. Tuttavia proprio Monti ieri in conferenza stampa ha frenato i facili entusiasmi: la galoppata dello spread è un «declino piacevole». La crisi del debito sovrano europeo infatti è tutt’altro che risolta, il default disordinato della Grecia non è stato scongiurato, i "firewalls" non sono stati potenziati e il muro delle maxi-scadenze dei titoli di Stato italiani a medio-lungo termine tra febbraio e aprile non è stato ancora scavalcato. L’incoraggiante calo dello spread e dei rendimenti dei BTp, nonostante la "BBB+", è da attribuirsi ad aspettative del mercato volte al positivo ma anche a sostegni forti e recenti di natura tecnica. Tra questi il fatto che il declassamento di S&P fosse largamente preannunciato, scontato nei prezzi e nei rendimenti dei titoli di Stato, in quei livelli che nel drammatico inizio dello scorso novembre avevano addirittura riflesso rating più bassi di quelli paventati dalle agenzie di rating; il fatto che a dicembre la Bce abbia inondato le banche con un’ iniezione di liquidità extra (fino a 200 miliardi per la prima operazione di finanziamento a tre anni all’1%, altri 100 miliardi con l’abbattimento delle riserve obbligatorie bancarie e risorse aggiuntive con l’allentamento dei requisiti sulle garanzie collaterali); il fatto che l’Eba si mostri meno severa sugli acquisti dei titoli di Stato da parte delle banche europee. Lo spread tra BTp e Bund non si è ristretto perchè sono tornati flussi importanti di acquisti da parte degli investitori istituzionali finali non-europei. Non ancora, almeno, anche se la diffidenza sta lasciando il posto a un atteggiamento più conciliante. I volumi sul secondario restano contenuti, i flussi fiacchi e la domanda è prevalentemente domestica. La quota del debito pubblico negoziabile in mano agli stranieri si è ridotta in maniera massiccia dalla scorsa estate e stenta a risalire. Per riportare i rendimenti dei BTp decennali al 5% e lo spread tra i 200 e i 300 punti, oltre agli italiani occorrerà riconquistare le quote nel portafoglio degli investitori esteri, soprattutto gli americani e gli asiatici che sono fuggiti a gambe levate dal rischio-Italia berlusconiano. Monti confidava ieri in uno spread che continuerà a stringersi. Molti altri eventi positivi dovranno verificarsi nelle prossime settimane e mesi per consolidare questo trend già bene impostato. Da parte sua l’Italia dovrà mantenere gli impegni sul rigore dei conti pubblici e sulle misure per la crescita, tranquillizzando i mercati che le virtù del Governo Monti non sono a tempo ma resteranno una costante della vita politica italiana. Il Pil italiano dovrà mostrare segni di ripresa quanto prima, già dalla seconda metà di quest’anno e poi dal 2013. L’Europa dovrà a sua volta pilotare la crisi greca - e anche quella portoghese - per garantire un atterraggio morbido, senza alzate di testa, giri di vite e indesiderati voltafaccia con potenziali effetti collaterali disastrosi. I firewalls dovranno essere potenziati e resi efficienti. Il fiscal compact e la nuova governance europea già dal prossimo Consiglio Europeo dovranno manifestarsi in un patto rigoroso, credibile, attuabile, trasparente, lineare, sostenibile, presupposto per la nascita degli euro-union-bond.