Alessandro Arona, Il Sole 24 Ore 21/1/2012, 21 gennaio 2012
DEFINANZIATO IL PONTE, RIDESTINATI 1,6 MILIARDI SALVE LE PICCOLE OPERE
Addio al Ponte sullo Stretto di Messina e avanti con piani di opere medio-piccole immediatamente cantierabili per l’ammodernamento delle scuole (556 milioni), la difesa del suolo (750 milioni), la manutenzione della rete ferroviaria (840 milioni all’interno del Contratto Rfi).
Nella seduta Cipe di ieri, che ha sbloccato interventi infrastrutturali per 6,2 miliardi di euro, c’è un doppio cambio di filosofia rispetto ai tre anni gestiti dal ministro Tremonti. Si favoriscono da una parte interventi diffusi sul territorio piuttosto che mega opere dai tempi lunghi; e dall’altra si definiscono piani dettagliati e già concordati con il territorio allo scopo di far partire prima possibile le ruspe.
Lo stesso comunicato di Palazzo Chigi ha infatti sottolineato l’obiettivo macro-economico delle sblocco di infrastrutture, sottolineando che le misure di ieri «potranno produrre un effetto positivo sul settore delle costruzioni, delle opere pubbliche, e liberare nuove risorse per il comparto dell’edilizia».
Il Cipe ha definito l’elenco dei vecchi finanziamenti Fas Infrastrutture da revocare, in attuazione dei tagli disposti dalle manovre di luglio e agosto: sforbiciate complessive per 6,3 miliardi su 11 totali, fra cui spicca la revoca dei 1.624 milioni di euro assegnati nel 2009 al Ponte sullo Stretto, e mai né impegnati né spesi. A questo punto l’opera, che lamentava ancora una mancanza di finanziamenti per circa 6 miliardi su 8,5 di costo totale, torna in un cassetto.
Parte dei tagli Fas (i 6,3 miliardi), per un totale di 2.586 milioni di euro, sono stati compensati dal Cipe utilizzando i fondi stanziati dall’articolo 33, c. 3 della legge di Stabilità 2012 (compensazioni Fas con spesa dal 2015): 1.584 milioni sono andati a opere già in corso, e dunque considerate «indifferibili» (ad esempio 307 milioni alla M5 di Milano), mentre un altro miliardo di euro è andato a salvare opere scelte dal Governo: ad esempio il programma di piccole opere al Sud (186 mln), dissesto idrogeologico (130 mln), edilizia carceraria e (122 milioni), edilizia scolastica (359).
Con 520 milioni di euro complessivi di fondi ex Fas "salvati", più altre risorse residue, il Cipe ha sbloccato di fatto (pur senza una delibera ad hoc) il piano straordinario di edilizia scolastica messo a punto nelle settimane scorse dal ministero dell’Istruzione. In tutto 556 milioni di euro, di cui 456 per un piano di interventi di messa in sicurezza delle scuole (due terzi al Sud) già approvato al tavolo tecnico della Conferenza Stato-Regioni, e altri 100 milioni per la costruzione di nuovi plessi.
Grazie all’accordo maturato con le Regioni nelle settimane scorse il Cipe ha inoltre assegnato 674 milioni di euro per un piano straordinario contro il dissesto idrogeologico, 518 interventi in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, destinati soprattutto alla messa in sicurezza di frane e versanti. Il piano vale in tutto 750 milioni di euro: 614 milioni a carico dei fondi regionali Sviluppo e coesione (ex Fas), mentre altri 135 sono fondi preesistenti non ancora utilizzati.
Il Cipe ha inoltre approvato l’aggiornamento del Contratto di programma Stato-Rfi, che prevede nuove risorse per investimenti ferroviari pari a 3.907 milioni, compresi 600 milioni assegnati nella stessa seduta di ieri (a valere sul Fondo Infrastrutture del Dl 98/2011) per la manutenzione straordinaria (che si aggiungono a 240 milioni salvati con l’operazione Fas).
Il Contratto ha recepito tutti gli interventi inseriti nel Piano di Azione Coesione del 15 dicembre, tra cui gli assi ferroviari Napoli-Bari-Lecce/Taranto (790 milioni), l’ammodernamento Salerno-Reggio Calabria (240 milioni), la Potenza-Foggia (200 milioni).
Parere positivo del Cipe anche ai programmi di edilizia abitativa di Calabria, Abruzzo e Lazio, con 64 milioni stanziati dallo Stato e 212 milioni di investimenti complessivi. E ai piani Par Fas delle Regioni Friuli Venezia Giulia (245 milioni), Veneto (513 mln) e Provincia autonoma di Trento (48 mln), e ad alcune varianti di singole opere in legge obiettivo.