Emanuele Scarci, Il Sole 24 Ore 22/1/2012, 22 gennaio 2012
POMODORI, AI GIAPPONESI IL LEADER ITALIANO DEI PELATI
Il made in Italy che perde i pezzi è ormai diventato un rosario che viene sgranato quasi quotidianamente. Aziende di piccole dimensioni ma di significativo impatto, medie imprese e multinazionali che vanno in mani straniere. Dalla Edison passata a Edf in giù, il numero comincia a diventare preoccupante. Gancia passata agli oligarchi russi. Parmalat acquisita dai francesi di Lactalis e, ultima, ieri, la Ar, azienda agroalimentare leader nel settore dei pomodori pelati, acquisita dalla multinazionale anglo-giapponese Mitsubishi. Un’impresa, la Ar, forse poco nota al grande pubblico ma ben strutturata e ramificata in tutto il mondo. Solo il 20% delle vendite del gruppo sono realizzate in Italia mentre il giro d’affari all’estero va dal 60% nel resto d’Europa, al 10% per cento in Africa e negli Stati Uniti e Canada. Nessuno vuole tessere l’elogio del protezionismo o della difesa dell’italianità del latte o dei pelati. In un mercato aperto sarebbe anacronistico, una battaglia senza possibilità di successo. Occorre però che sull’industria italiana si faccia una riflessione seria. Le reti, le interconnessioni,i distretti, le grandi aziende capofila, la conquista dei mercati esteri. Non vogliamo chiamarla politica industriale, termine desueto? Chiamamolo però sistema Paese e, a tutti i livelli, occupiamocene.