Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 22 Domenica calendario

«CLIMA CAMBIATO, ANTIEVASIONE PIÙ FORTE»

«Ora ci sentiamo meno soli, è il momento di agire. Gli strumenti messi a disposizione dal Parlamento e dal Governo ci consentono di contrastare l’evasione a tutto campo». Sono mesi un po’ speciali quelli che ha davanti il Comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo. Sono 46 anni che insegue evasori fiscali. Ma mai come oggi sente che «la lotta all’evasione, così come quella alla criminalità economica, sia un titolo da acquistare, un bond a rendimento certo ed elevato, anche a lungo termine. Io su questo titolo investirei con la certezza di non sbagliare».
È davvero cambiato il vento?
C’è maggiore fiducia. E la sentiamo intorno a noi. Non è un caso di lotta all’evasione abbiano parlato il Presidente della Repubblica, il premier Mario Monti, il Papa. È chiaro che tutti dobbiamo fare la nostra parte. Noi per primi, perché questa fiducia ce la vogliamo conquistare ogni giorno. Noi non abbiamo gettoni di presenza, la fiducia è il premio ai nostri uomini e alle nostre donne.
Come ha influito la crisi su questo risveglio delle coscienze?
La crisi senza dubbio ha svegliato la sensibilità dell’opinione pubblica. Quando si è chiamati a fare duri sacrifici non si possono più tollerare comportamenti così dannosi per la collettività. L’entità del danno che l’evasione provoca ogni anno equivale a diverse manovre finanziarie. La consapevolezza di queste realtà consegna finalmente l’evasione agli occhi dei cittadini non più come un modello di riferimento, al più un peccato veniale, ma come un peso intollerabile e un pericolo per tutti. Si tratta di un profondo cambiamento culturale, su cui occorre investire con coraggio e determinazione.
Il sostegno dell’opinione pubblica c’è. Ora sentite di avere anche gli strumenti adeguati?
Il Governo e il Parlamento hanno fatto grandi sforzi, affinando gli strumenti giuridici che ora sono tanti e rilevanti. Abbracciano un po’ tutti i settori. L’ultimo pacchetto ha completato il quadro, con l’abbassamento a mille euro dei pagamenti in contanti e lo strumento finanziario posto ora al centro dell’attenzione. Sono svolte epocali. L’evasione fiscale è una realtà complessa che va affrontata sul piano sistemico con una azione sinergica, articolata e trasversale. Ma anche prima non eravamo all’anno zero. Lo dimostrano i risultati conseguiti nel 2011.
Può anticiparci alcuni dati?
Nel 2011 abbiamo scoperto ricavi non dichiarati e costi non deducibili per 50,6 miliardi di euro e Iva evasa per 8,2 miliardi. Questi risultati sono il frutto di strategie operative che puntano alla qualità degli interventi nella prospettiva di un concreto recupero delle risorse erariali, mirando gli obiettivi di verifica su contribuenti selezionati attraverso l’azione di intelligence, l’analisi di rischio e il controllo economico del territorio. Credo che la nostra azione, e il coordinamento con l’agenzia delle Entrate, nel segno della concretezza ed efficacia abbiano prodotto effetti anche in termini di incremento della "compliance".
Sui controlli, però, alcuni contestano inutili eccessi.
Lo scorso anno nel 96% dei casi i nostri rilievi si sono tradotti in avvisi di accertamento e il 10% delle nostre verifiche e controlli sono stati oggetto di integrale adesione ai verbali di constatazione: in questo modo i contribuenti hanno definito la loro posizione e hanno rinunciato al contenzioso, pagando subito quanto dovuto. Anche nel 2012 punteremo con decisione a massimizzare l’efficacia della nostra azione investendo sulla qualità, che è la miglior risposta anche sul piano della deterrenza.
Continuerà la rincorsa ai finti poveri, che girano in suv, yatch ed elicottero con redditi da indigenti?
Continuerà e sarà rafforzata con indagini finanziarie, controllo economico del territorio, uso mirato delle banche dati: abbiamo tutti gli strumenti necessari. Ma attenzione, i programmi informatici non potranno mai sostituire la professionalità e il "fiuto" dell’investigatore, la vera risorsa che consente di individuare l’evasione che si nasconde dietro triangolazioni fra società site in paradisi fiscali, intestazioni fittizie di patrimoni, grandi operazioni elusive. Nello scorso anno abbiamo scoperto migliaia di "finti poveri" che non solo evadono, ma risultando ufficialmente non abbienti percepiscono indebitamente prestazioni sociali: accompagnano i figli a scuola con l’auto di lusso e beneficiano della mensa e dei libri gratuiti.
Lei prima diceva che il legislatore vi ha messo a disposizione più strumenti. C’è qualcosa in più che va fatto?
Sul fronte internazionale credo si debba fare ancora qualcosa, ma lì il problema non riguarda soltanto il nostro Paese. Lo stesso Presidente Monti si è mosso già sotto questo profilo. Quando dico che servono politiche fiscali comuni, tali da evitare che ci siano le caverne di "Alibabà", lo dico perché la fiscalità non sia più uno strumento distorsivo del mercato. Perché dare privilegi a taluni Stati rispetto ad altri? Le aziende devono potersi muovere in un gioco di libera concorrenza, senza trucchi e senza scorciatoie.
Cosa ha in mente in particolare quando parla di «passi da fare sul piano internazionale»?
Parlo innanzitutto dei limiti che ancora si trovano in materia di rogatorie internazionali e di paesi off-shore. Se facciamo un’indagine di due anni per ricostruire illeciti e poi alla fine ci troviamo il muro delle isole Cayman, vanifichiamo sforzi enormi. La crisi in questo senso può essere un’opportunità, perché mette tutti i Paesi davanti alla necessità di cambiare e collaborare.
C’è un aumento della fuga di capitali all’estero?
I numerosi sequestri che stiamo effettuando di valuta non dichiarata nei passaggi transfrontalieri in uscita dal territorio nazionale avvalorerebbero una ipotesi di questo tipo. Nel solo bimestre ottobre/novembre 2011 sono state 474 le violazioni accertate su tutto il territorio nazionale per un valore intercettato di oltre 10 milioni di euro. Negli ultimi due anni la sola Guardia di Finanza di Como, al confine con la Svizzera, ha accertato 813 infrazioni per il trasporto di oltre 145 milioni di euro di denaro contante o titoli al seguito.
Non riterrebbe utile un accordo con la Svizzera sul modello di quello siglato da Germania e Regno Unito?
Le decisioni spettano alla politica. Si tratta di valutazioni molto complesse. Ma è comunque importante che ci sia uno sforzo, una continuità nelle progettualità, nelle modifiche, in ciò che si può fare per fronteggiare fenomeni che sottraggono risorse al Paese, soprattutto in un momento così delicato.
Lei faceva riferimento alla crisi finanziaria. La lotta all’evasione può portare al recupero di somme utilissime per le casse dello Stato. Ma c’è anche il fronte degli sprechi e degli sperperi della spesa pubblica.
Abbiamo acceso più di un faro in questa direzione. È una delle priorità che ci siamo dati. Ha poco senso contrastare l’evasione fiscale se poi le risorse recuperate sono fraudolentemente distolte dalle finalità pubbliche cui sono destinate. Per questa ragione, la lotta all’evasione da un lato, e il contrasto alle frodi sulla spesa pubblica dall’altro, sono le nostre principali sfide operative. Perseguiremo con tenacia gli illeciti impieghi di risorse pubbliche, poiché al pari dell’evasione fiscale, rappresentano un oltraggio intollerabile a quanti, lavorando onestamente e rispettando le regole, fanno il loro dovere di cittadini. Anche qui non siamo all’anno zero.
Che risultati ha prodotto in questo senso la vostra attività?
Nel 2011 abbiamo denunciato oltre 11.000 soggetti per aver percepito indebitamente oltre 600 milioni di euro di provvidenze pubbliche. E abbiamo anche individuato danni erariali per oltre 2 miliardi di euro, con frodi alla spesa sanitaria per 280 milioni di euro. Ma non dobbiamo fermarci a questi dati.
In che senso?
Le denunce dei finti ciechi che vanno a ritirare i soldi mensilmente, dei falsi invalidi e di tutte le forme via via più sofisticate di frode nei confronti dello Stato vanno messe "a sistema". Non devono rappresentare lo spot del giorno ma dovranno servire a costruire, anche sul fronte degli sprechi della spesa pubblica, qualcosa di strutturale che abbia la stessa valenza mediatica della lotta all’’evasione per tutelare le entrate.
La sensazione è che negli enti locali si concentri parte importante dello spreco pubblico e delle truffe.
Non farei differenze tra centro e periferia. Cambiano le responsabilità, cambiano le dinamiche e per quanto riguarda la parte periferica si è già avviato anche un processo di collaborazione con gli enti locali. Il sindaco, la regione sono per noi anche dei punti di riferimento. Bisogna insistere, mettere a sistema e far capire che sul fronte della spesa si gioca la stessa battaglia con la stessa intensità data dall’acutezza della crisi.
E sul fronte della corruzione?
Quando mi riferisco alla spesa io prendo in considerazione tutti i tipi di frode, tutti i tipi di illeciti. A partire dalle frodi comunitarie, dalle risorse finanziarie enormi che si disperdono, il fenomeno si spalma sul territorio. Non solo. C’è poi la la sanità. Il peso finanziario della sanità pubblica, impegnando una percentuale molto elevata del bilancio dello Stato, sollecita inevitabilmente il nostro interesse. E anche su questo filone, che definirei strategico, non ci affideremo soltanto agli strumenti ordinari cioè ai nuclei di polizia tributaria, ai reparti territoriali, ma useremo molto i nostri reparti speciali, che abbiamo creato a livello centrale proprio in virtù di una concezione moderna della polizia economica con specialisti che guardassero alla spesa.
Nel Mezzogiorno spesso economia in nero, corruzione e illeciti amministrativi si intrecciano con gravi danni al tessuto economico.
Il Mezzogiorno presenta certamente alti tassi di criminalità economica, quasi sempre legata all’attività mafiosa. Ci sono state inchieste che hanno portato a scioglimenti e commissariamenti di enti locali e amministrazioni. Abbiamo tuttora una nostra task force in Calabria, impegnata direttamente presso la Regione, su richiesta del suo Presidente, a favorire il processo di ricostruzione e razionalizzazione delle procedure di spesa, anche sotto il profilo contabile. Ma attenzione, perché nella nostra attività investigativa, partendo dal Sud, spesso si approda in luoghi che stanno in altre parti d’Italia, al centro come al Nord.
Le ultime manovre hanno esteso la punibilità penale per le violazioni tributarie. Potrà essere utile anche come deterrente?
Noi operiamo con i poteri di polizia giudiziaria per ricostruire le frodi più gravi. La nostra azione è prioritariamente orientata a individuare i comportamenti illeciti più pervasivi ed insidiosi, fondati su "alchimie" contabili, su costruzioni giuridiche e su contratti appositamente costruiti "a tavolino" da "ingegneri finanziari. Questi fenomeni non possono essere scoperti soltanto mediante l’esame della contabilità, ma richiedono l’esecuzione di complesse indagini di polizia giudiziaria. Perciò l’inasprimento delle sanzioni penali determinerà un incremento dei casi in cui sarà possibile utilizzare strumenti più incisivi per assicurare la pretesa erariale, come la confisca per equivalente dei proventi derivanti da reati tributari.
Tutela della spesa ma anche del made in Italy?
Dietro alla lotta alla contraffazione c’è anche un vero e proprio allarme sociale. È un fenomeno che non conosce crisi e che trae alimento dalle attuali tensioni economico-finanziarie, tenuto conto che la perdita di potere d’acquisto può spingere i consumatori a rivolgersi al "mercato del falso", che offre prodotti apparentemente a prezzi competitivi, ma di scarsissima qualità e spesso altamente pericolosi per la salute e la sicurezza. In questo senso dobbiamo tutelare non solo le casse dell’Erario, ma anche la salute dei cittadini.
La salute?
Certo. Pensi solo che delle 240 tonnellate di sigarette e prodotti da fumo di contrabbando sequestrate, 38 sono risultate anche contraffatte e altamente pericolose per la salute.
Comandante, è un programma molto vasto.
La Guardia di Finanza ha strumenti importanti e variegati che riguardano non solo le potestà tributarie ma anche i poteri di polizia giudiziaria. Per queste ragioni siamo in grado di combattere le forme più complesse e sofisticate di criminalità economica, compresa l’evasione. Abbiamo 600 reparti, i nuclei di polizia tributaria, i reparti speciali e quelli territoriali. Questo dispositivo presente capillarmente su tutto il territorio fa sì che ogni forma di illegalità trovi nella Guardia di Finanza un baluardo, in grado di reprimere questi fenomeni con professionalità.
Insomma lei dice che possiamo comprare quell’obbligazione di cui parlava all’inizio.
Noi ce la metteremo tutta. E i risultati dovranno arrivare. E’ un’occasione che non possiamo permetterci di perdere perché il vento del consenso dei cittadini e dei media ora spira forte.