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 2012  gennaio 22 Domenica calendario

I politici restano all’asciutto E mettono in vendita le barche - Finché la barca va, poi vendila

I politici restano all’asciutto E mettono in vendita le barche - Finché la barca va, poi vendila. E non chiamatelo effetto Concordia. I poli­tici italiani stringono la cinghia e rinun­ciano al più amato dei loro status sym­bol, la barchetta (il diminutivo è un mo­do per sottolineare il possesso: poteri e stranezze dell’ understatement ). L’ulti­mo è l’ex ministro Giancarlo Galan, che trovandosi disoccupato dal momento della caduta del governo Berlusconi, confessa che sta meditando di dare via la sua barca. Quella a bordo della quale aveva peraltro immaginato di trovare non solo svago ma anche salvezza. «Se avessi avuto la consapevolezza che era l’ultimo giorno a Pompei forse sarei usci­to in barca», disse bizzarramente da mi­n­istro dei Beni Culturali in visita agli sca­vi della città campana. Il fatto è che Galan attualmente non ha uno stipendio proprio. Eletto al Sena­to nel 2008 e subito dimesso per incom­patibilità con la carica di presidente del­la Regione Veneto allora rivestita, Galan subì la decisione del Pdl di non ricandi­darlo a Venezia ma venne ricompensato con la guida del ministero dell’Agricoltu­ra e poi, dopo un rimpasto, ai Beni Cultu­rali. Caduto il governo, zeru tituli . E quin­di - forse - niente barca. «Pesa non avere entrate, un stipendio, pesa moralmente e psicologicamente - confessa - io credo di poter sopportare questa situazione per un po’ di mesi ma poi la situazione deve cambiare. Spero che si facciano le elezioni prima o poi in questo paese per tornare a fare il politico». In attesa delle urne che potrebbero vo­ler dire uno stipendio riconquistato, può un disoccupato, seppure di lusso, permettersi di mantenere un vecchio ma veloce Boston Wha­ler di 7,5 metri ormeggiato a Rovigno, in Croazia? Un dubbio che tortura anche chi un lavoro ce l’ha ma è preoccupato dalle troppe tasse. Come Riccardo Illy, imprenditore del caffè e anche lui ex pre­sidente di Regione, il Friuli-Venezia Giu­lia. Illy ha recentemente confessato l’in­tenzione di dare via il suo tredici metri, ad acquistare il quale però nes­suno sembra al momento in­­teressato. L’ex governatore ha affidato la pratica a un’agenzia nautica della per lui vicina Slovenia, an­che se ha smentito di avere portato via dall’Italia l’im­barcazione scegliendo uno dei più economici porti dall’al­­tra parte dell’Adriatico, come Pi­rano o Portorose in Slovenia o Uma­go, Pola e Dubrovnik in Croazia. Ma la barca più famosa della politica italiana è certamente l’Ikarus di Massi­mo D’Alema. Un Baltic di 18 metri con quattro cabine e tre bagni acquistato as­sieme al cugino e varato nel 2002 da un cantiere navale di Fiumicino, con la qua­le l’ex presidente del consiglio si tolse perfino lo sfizio di vincere nel 2009 una regata da Civitavecchia a Lipari e ritor­no, il più importante successo di Baffino politica compresa.Qualche mese fa l’an­nuncio di D’Alema: vendo la barca. In questo caso non fu tanto la crisi galeotta, quanto la nuova passione di D’Alema per il vino, che lo ha condotto a intestare ai suoi figli Giulia e Francesco, di 25 e 21 anni, un’azienda agricola a Otricoli, in Umbria, nella quale conta di produrre nel giro di qualche annata vini di grande pregio. Da qui il diktat della moglie Lin­da: o la barca o la vite.