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 2012  gennaio 21 Sabato calendario

S’accende la Twitter-tv È una e trina: informa, commenta e domanda - Tweet Tweet. Il cinguettio del­la rete «invade» sempre più spes­so il video

S’accende la Twitter-tv È una e trina: informa, commenta e domanda - Tweet Tweet. Il cinguettio del­la rete «invade» sempre più spes­so il video. In alcune trasmissioni italiane, come accade da tempo in Inghilterra o negli Stati Uniti, è pre­vista la possibilità di interagire col pubblico dei social network, in particolare con l’agilissimo Twit­ter, che richiede di formulare la propria stringata opinione in 140 caratteri. Secondo i critici televisivi, la «convergenza»tra media differen­ti (tv e social network, appunto) è ciò che distingue un programma nuovo da uno di vecchia concezio­ne. Lo spettatore moderno guar­da con un occhio lo schermo del pc,o del tablet,e con l’altro la tele­visione. E vuole far sentire la sua voce, intervenire, porre doman­de, commentare, votare (nel caso dei talent), interagire con il con­duttore e i suoi ospiti. L’uso più massiccio, e per certi versi spregiudicato, dei tweet in di­retta è in Piazzapulita , il talk show di Corrado Formigli in onda ogni giovedì su La7. I tweet degli spetta­tori appaiono in sovrimpressione nel cosiddetto sottopancia e han­no una funzione di commento in diretta a quanto accade in studio. Gli effetti sono sorprendenti. Quando la puntata ha un contenu­to politico forte, e i toni si alzano, può capitare che l’onorevole di turno sia sfottuto da uno o più twe­et mentre sta parlando. Visti i con­tenuti, talvolta molto polemici, non c’è il rischio di una «telego­gna » in diretta? Secondo Corrado Formigli la risposta è negativa. «Ciò che va in onda- dice - rispec­chia la proporzione dei messaggi pro o contro. Alcuni personaggi catalizzano di più l’attenzione, e quindi sono più facilmente bersa­gli polemici. I messaggi sono filtra­ti, escludiamo i più pesanti, tra­smettiamo solo i più calzanti. L’ospite comunque accetta la logi­ca della comunicazione via Twit­ter, molto diretta. Senza contare che spesso l’ospite stesso ama twittare». Nella puntata di ieri, sul­le liberalizzazioni, i tweet erano battute e testimonianze di taxisti e farmacisti o proposte per amplia­re il mercato e abbattere i privile­gi. Insomma: una piazza telemati­ca interessante. Nella puntata pre­cedente, però, capitava di ascolta­re Ignazio La Russa e di leggere in contemporanea nel sottopancia il controcanto polemico degli spettatori «cinguettanti». Con ef­fetti a tratti spiacevoli. Diverso il caso di Agorà , il talk mattiniero in onda su Raitre e con­dotto da Andrea Vianello. Twitter in questo caso è usato principal­mente come fonte per dare noti­zie o riportare commenti che pos­sano fare discutere. La redazione tiene sotto monitoraggio i social network, con un occhio di riguar­do agli account (cioè alle pagine) di giornalisti e politici. Quindi al­l’interno della trasmissione si aprono spazi per leggere i tweet, mostrati anche in video. Può capi­tare quindi di intercettare un twe­et di Pierferdinando Casini sulla maggioranza, poi ripreso da tutti i quotidiani del giorno seguente. «Ma i tweet dei telespettatori possono diventare domande- di­ce Vianello- da girare direttamen­te agli ospiti». Colpisce comun­que che «un programma come Agorà , - continua Vianello - tra­smesso in una fascia oraria che si pensa appannaggio di un pubbli­co poco tecnologizzato, abbia un forte ritorno nei social network». Al punto da figurare a fine giorna­ta talvolta tra i trend topic, cioè tra i temi di tendenza, quelli più twit­tati. Un uso massiccio e diversifica­to dei tweet appare sui canali spor­tivi di Sky. Nel «rullo» del notizia­rio sportivo, appare ogni tanto il simbolo di Twitter: segno che un personaggio importante ha man­dato un messaggio. L’altra sera, ad esempio, Danilo Gallinari for­niva informazioni sul campiona­to di basket Nba in cui milita. Ma sono previsti anche spazi che fun­zionano come question time in cui gli esperti rispondono alle doman­de via Twitter. Siamo in una fase sperimenta­le, qui come all’estero: la conver­genza è ancora lontana ma possi­bile. La piazza digitale potrebbe ri­velarsi un ottimo strumento di partecipazione democratica op­pure degenerare in una nuova ver­sione della solita Telepiazza.