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 2012  gennaio 21 Sabato calendario

Obbligo di cambiare per chi ha da 10 anni la stessa specializzazione - Il 2012 è l’anno che segna la fine dei pm «superspecializzati», che hanno costruito la loro carriera in un settore preciso,dall’an­timafia all’antiterrorismo, dalla lotta alla corruzione a quella in difesa dell’ambien­te

Obbligo di cambiare per chi ha da 10 anni la stessa specializzazione - Il 2012 è l’anno che segna la fine dei pm «superspecializzati», che hanno costruito la loro carriera in un settore preciso,dall’an­timafia all’antiterrorismo, dalla lotta alla corruzione a quella in difesa dell’ambien­te. Spesso diventano delle star, ma a volte costruiscono blocchi di potere monolitici, con legami impropri e rapporti troppo stret­ti con l’ambiente in cui agiscono. La riforma Mastella-Castelli ha deciso una svolta nel 2006, imponendo a tutti i ma­gistrati che per 10 anni hanno lavorato nel­lo stesso gruppo di lavoro di cambiare setto­re. Rimangono fuori temporaneamente so­lo i pm impegnati in procedimenti già aper­ti. Il Csm nel 2008 ha stabilito di lasciare 3 anni per completare l’operazione, invitan­do i capi delle Procure ad applicare gradual­mente la rotazione dei sostituti, entro il 31 dicembre scorso. Ora ci siamo arrivati. Ma qua e là rimango­no grande allarme, forti resistenze, segnala­zioni preoccupate del rischio di «gravi di­sfunzioni organizzative». Non è stato un processo facile e non è ancora finito: tanti pm considerati ormai i massimi esperti in un settore sono attaccati al loro ufficio e non vogliono cominciare da capo in uno nuovo; sfumano grandi poteri discreziona­li e interessi di vario tipo; saltano incrosta­zioni che, a torto o a ragione, hanno genera­to sospetti. In difesa delle Procure in fibrillazione, è sceso in campo il procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, una vita sotto i riflettori dell’antiterrorismo e dell’antimafia. A lu­glio ha scritto al Csm per protestare contro il pericolo di perdere preziose professiona­lità e di «azzerare» interi gruppi: nel suo uffi­cio sono 13 i «colpiti» dal divieto di ultrade­cennalità. E l’alto magistrato, con parole di fuoco, ha chiesto correttivi alla norma. Un altro illustre torinese, il giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo Vladi­miro Zagrebelsky (fratello di Gustavo, ex presidente della Consulta e «vate» delle to­ghe di sinistra) ha aperto in questi giorni il dibattito, con un articolo in difesa della spe­cializzazione su La Stampa : «L’idea del ma­gistrato tuttofare - ha scritto- è sempre me­no credibile». Anche il leader della corrente moderata Magistratura Indipendente, Cosimo Ferri, ha chiesto all’Anm di intervenire per una re­visione della norma, mobilitando il mini­stro della Giustizia e il Csm: «Non si può par­l­are di efficienza e di ragionevole durata del processo se non si investe in specializzazio­ne e in professionalità». A Palazzo de’ Marescialli le correnti si so­no date da fare nelle Commissioni: si è di-scuss­oalungosullapossibilitàdimodifica-relanuovaregolaesisonomisuratiirappor-tidiforzapersmussaregliangolieminimiz-zarel’imp ttodeldivietodiultradecennali­tà. Si è cercato di renderlo meno rigido,di ri­durne l’applicazione, di introdurre un bien­nio di tolleranza. Ma alla fine il plenum del Csm ha rispo­sto ai preoccupati appelli di Caselli e degli altri confermando che non c’è spazio per ri­pensamenti, né deroghe: la legge va appli­cata e basta. Quello che i difensori della su­perspecializzazione hanno ottenuto è al­meno una proroga di 6 mesi per completa­re l’avvicendamento nei gruppi di lavoro. D’altronde,un monitoraggio del Csm ha accertato che molti uffici, invece di prote­stare, si sono già messi in regola, applican­do gradualmente la rotazione dei pm. In ci­ma a quelli che ancora devo completare la rotazione c’è,a parte i 13 di Torino di cui si è già detto, anche la Procura di Milano: ha 17 sostituti interessati per i quali è già stato pro­grammato l’avvicendamento, salvo 7 che hanno chiesto la proroga. I pm di Roma che hanno superato il tetto dei 10 anni sono in­vece 11; ce ne sono anche 9 a Padova; 6 a Pe­scara; 5 a Reggio Emilia; 4 a Genova e 3 a Na­poli, come a Cagliari e a Varese.