Alessandro Alviani, La Stampa 22/1/2012, 22 gennaio 2012
15-21 GENNAIO
giorni -
Ogni giorno ci sono notizie dal mondo che non vengono pubblicate. Scalzate dall’attualità e da altre storie. Molte meritano una seconda chance. Ogni domenica, qui troverete le storie che non avete letto durante la settimana.
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Solo spot sexy per la finale del Super Bowl Il sesso vende, non è una novità. Ma questa regola vale anche per la pubblicità televisiva? La domanda si sta trasformando in una disputa sociale, in vista del Super Bowl in programma il 5 febbraio. La diretta della finale di football americano è l’evento più seguito dell’anno: 100 milioni di spettatori. Le aziende fanno a gara per avere almeno 30 secondi con cui rivolgersi a questo pubblico eccezionale, investendo oltre 230 milioni in pubblicità. La novità di quest’anno è che il sesso sta facendo un ritorno massiccio come tema degli spot, ai limiti della decenza. Torna, secondo Barbara Lippert dell’agenzia Goodby Silverstein & Partners, perché «la realtà è così crudele che tutti cercano riparo nella fantasia». Ma funziona, per vendere hamburger? Secondo la University of Wisconsin-Eau Claire, che da venti anni studia gli spot del Super Bowl, la risposta è no: le pubblicità a sfondo sessuale hanno un gradimento inferiore del 10%. Andatelo a spiegare a GoDaddy, però, che da quando trasmette video sexy è passata dal 16 al 52% del mercato per la registrazione dei domini su Internet. Almeno per quest’anno, le mamme preoccupate dal cattivo messaggio di questi spot dovranno rassegnarsi a coprire gli occhi dei figli. ( Paolo Mastrolilli )
Sean Penn nominato ambasciatore di Haiti A due anni dal sisma che ha sconvolto Haiti, provocando 250 mila morti, Sean Penn è stato nominato «ambasciatore honoris causa» dal ministro degli Esteri Laurent Lamothe. Un riconoscimento per l’impegno dell’attore Usa nella ricostruzione dell’isola caraibica con la sua ong J/P Haitian Relief. L’inclinazione umanitaria di Penn, del resto, non è una novità. Impegnato in prima linea nei soccorsi a New Orleans del post Katrina - un tatuaggio sul braccio destro ricorda quella tragedia - corrispondente per il San Francisco Chronicle da Iraq e Iran, oggi la passione di Penn si chiama però Haiti, diventata ormai la sua seconda casa. La nomina - «l’accetto con piacere, sarà bello essere chiamato Mr. Ambassador» ha detto scherzando - è arrivata durante una serata di beneficenza, organizzata dall’ong Cinema for Peace, che ha raccolto 5 milioni di dollari per continuare la ricostruzione di Haiti. Nonostante la promessa di Michel Martelly - il presidente ex star di musica kompa - di voler creare oltre mezzo milione di posti di lavoro, a Port-auPrince infatti quasi tutto continua ad essere precario. A cominciare dal palazzo presidenziale, su un lato ancora ricoperto da macerie. ( Paolo Manzo )
Rivolte arabe, boom di turisti in Spagna Che business la primavera araba per la Spagna. L’anno scorso, grazie alle rivolte che hanno infiammato il Nord Africa, il turismo ha segnato una crescita del 2,6% del Pil, nientemeno che 2,67 miliardi di euro (mentre diminuiva del 34,4% in Tunisia e del 34, 7% in Egitto), con un’impennata del 7,7% nel numero di visitatori esteri, del 9,2% degli introiti e dell’11, 2% nei pernottamenti alberghieri. «La maggior attività dei visitatori esteri si deve all’atipico ed imprevisto boom della domanda, causato principalmente dalla instabilità sociale al Cairo e Tunisi», sottolinea, gongolante, un report dell’associazione del settore, Exceltur. I turisti che più hanno optato per la sempre meravigliosa (e sicura) penisola iberica sono stati gli italiani, registrando un’affluenza di più 13,6%, seguiti dai portoghesi (più 10,4%), scandinavi (più 8,1 %), francesi (più 2,3 %), tedeschi (più 2, 3%) e inglesi (più 0,6%). La meta più gettonata è stata la Catalogna, seguita dalle Isole Baleari e Canarie. E la tendenza del 2011, con il cosiddetto «turismo prestato dal Nord Africa», dovrebbe continuare anche quest’anno, anche se l’aumento previsto è solo dello 0,2 %. ( Gian Antonio Orighi )
Torna il «Mein Kampf» polemiche in Germania Da giovedì accanto ai settimanali rosa e ai mensili di cucina i tedeschi troveranno nelle edicole il «Mein Kampf» di Adolf Hitler. Non in edizione completa - per quella basterebbe una ricerca su internet, il testo circola da tempo sui siti neonazisti - bensì in ampi estratti corredati di commenti critici. Titolo della pubblicazione a puntate: «Il libro illeggibile». L’idea è dell’editore inglese Peter McGee, mosso ufficialmente dalla volontà storiografica di smitizzare il delirante trattato programmatico del führer - e ufficiosamente da quella meno nobile di far soldi. Immediata la polemica: il testo in Germania non è vietato - lo si può acquistare in qualsiasi negozio di antiquariato - ma i suoi diritti sono nelle mani del ministero delle Finanze della Baviera, che si oppone a una sua pubblicazione integrale. Almeno fino al 2015, quando decadranno i diritti e dovrebbe essere pronta l’edizione critica a cui lavora l’Istituto per la storia contemporanea di Monaco.
Il ministero minaccia azioni legali per bloccare McGee. Lo scontro non è nuovo: nel 2009 l’editore lanciò un settimanale che ristampava in facsimile diversi quotidiani dell’epoca nazista. Il ministero bavarese fece sequestrare il giornale. A imporsi, alla fine, fu però McGee.