STEFANO LEPRI, La Stampa 22/1/2012, 22 gennaio 2012
IL PESO DEI NUMERI E DEI PROGETTI
Ci inoltriamo in un recessione economica che potrebbe diminuire il prodotto italiano di oltre il 2%, e abbiamo un governo che ci promette di farlo crescere, nel lungo periodo, dell’11%. Qualcuno può domandarsi se ci propongano fantasie irraggiungibili, imitando i politici, anche il governo tecnico, anche il premier che ogni giorno ripete di non volersi candidare a nulla nella prossima legislatura.
No, una differenza c’è. Quella cifra dell’11% in più - e salari in aumento del 12%, quindi benefici per i lavoratori - viene da studi della Banca d’Italia. Chi li ha fatti ne difende la serietà (sono pubblici da tempo, e dibattuti fra gli studiosi) pur invitando a non essere schematici. Più che un numero o un altro, si indicano delle potenzialità: la scelta di politica economica più promettente è appunto quella delle liberalizzazioni.
Può darsi che gli economisti si sbaglino; negli anni scorsi alcuni di loro avevano contribuito a creare pericolose illusioni. Ma questo è il meglio che ci offrano oggi, nel mondo; tra i punti di riferimento citati nei lavori della Banca d’Italia c’è proprio quel Raghuram Rajan sentito ieri da
, uno dei pochissimi che la crisi della finanza l’avevano prevista.
Ciò che non va nell’economia italiana è che mancano gli incentivi a darsi da fare. In troppi mestieri è difficile entrare. Troppe attività sono frenate da leggi fatte su misura per proteggere chi già le esercita. La burocrazia mette la sua ta-