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 2012  gennaio 22 Domenica calendario

Il professore va in Asia in cerca di spazio sui mercati emergenti - Sempre così platealmente umile con se stesso, Mario Monti comincia a “scoprirsi” e ora dice: «Iniziano ad essere non prive di qualche soddisfazione le intense missioni internazionali»

Il professore va in Asia in cerca di spazio sui mercati emergenti - Sempre così platealmente umile con se stesso, Mario Monti comincia a “scoprirsi” e ora dice: «Iniziano ad essere non prive di qualche soddisfazione le intense missioni internazionali». Il presidente del Consiglio si riferisce ai primi effetti economici e finanziari prodotti dalla fitta tessitura di incontri con i leader europei, con gli operatori di Borsa, con gli opinion leader di mezza Europa. E ora che qualche risultato comincia ad arrivare anche sul fronte dell’” incorreggibile” spread, Monti intende spingere ancora di più sul pedale della politica estera, allargando gli orizzonti oltre il vecchio Continente. Anche se non sono ancora ufficiali, sono state finalmente fissate le date della visita negli Stati Uniti: Monti si incontrerà con il presidente Obama alla Casa Bianca il 9 febbraio, il 10 il capo del governo italiano si vedrà a New York con il segretario generale della Nazioni Unite Ban Kimoon, mentre si sta ancora lavorando per un incontro con gli operatori di Wall Street. Ma la novità riguarda la decisione di avviare un’operazione di penetrazione e persuasioni nel grande continente asiatico. In questo caso il lavorio discreto degli sherpa è ancora agli inizi, ma si sta operando su un doppio binario: da una parte la preparazione della visita di Monti ad alcune delle principali piazze finanziarie asiatiche, dall’altra la perlustrazione di rotte meno battute, alla “scoperta” di Paesi dalle forti potenzialità. Il più interessante dei quali sarebbe la Birmania, reduce da una dittatura militare che per decenni ha frenato le potenzialità di sviluppo della “Tigre asiatica” oggi malconcia. Sin da quando si è insediato a Palazzo Chigi, Monti ha avuto chiaro che l’Italia non ne sarebbe uscita viva se il suo governo non avesse spinto contemporaneamente due pedali: il rigore interno e il «marketing» internazionale, in una sorta di road show globale, centrato sul «prodotto» Italia. Ripercorso a ritroso il ritmo degli eventi è stato eloquente: a fine novembre Monti incontra a Strasburgo la cancelliera Angela Merkel e Nicolas Sarkozy appena sei giorni dopo aver ottenuto la fiducia della Camera e dieci giorni prima l’approvazione del decreto salva-Italia. Da allora sono stati quasi quotidiani i contatti telefonici (e non solo) con i leader europei, fino ai recenti incontri di Londra, coronati da commenti lusinghieri da parte della severa stampa britannica. Naturalmente la missione negli Stati Uniti - che sarà presto ufficializzata - è destinata a rivestire una valenza che va oltre gli interessi italiani, considerando che il presidente Obama - l’analisi è consolidata - sarebbe costretto a rinunciare a gran parte delle sue ambizioni in caso di crisi irreversibile del sistema euro. Da questo punto di vista è interessante l’analisi dell’amministrazione americana sulle misure decise dal governo italiano: apprezzamento formale e informale per Mario Monti e il suo primo pacchetto, con qualche perplessità per il forte ricarico fiscale, attesa per i tagli che negli Stati Uniti ritengono prioritari: quelli sulla spesa.