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 2012  gennaio 21 Sabato calendario

“Su S&P un processo alle opinioni” - Che schiaffone, quello arrivato a Trani con la forza di un uragano

“Su S&P un processo alle opinioni” - Che schiaffone, quello arrivato a Trani con la forza di un uragano. Nell’ottobre scorso, la Procura che indaga sulle agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s per manipolazione del mercato e abuso d’informazioni privilegiate, si era rivolta alle autorità americane per chiedere collaborazione giudiziaria. La risposta arrivata da Oltreoceano è stata un secco no, uno sbattere la porta violentemente: «Voi italiani volete processare le opinioni». Un brutto colpo. E non tanto perché Trani avrebbe voluto sentire alcuni testimoni eccellenti, come l’attuale presidente della Sec, la Consob americana, Mary L.Schapiro, l’ex analista di Moody’s William J.Harrington, il politologo autore di libri sulle agenzie di rating, Webster G. Tarpley, il giornalista italiano Federico Rampini e il premio Nobel Paul Krugman. Pazienza, dicono a Trani, questi contributi sarebbero stati importanti ma non sono indispensabili. Trani ha vissuto quel rifiuto americano a collaborare come un invito ad arrendersi. Certo, nella rogatoria americana, il pm Ruggiero avrebbe voluto la collaborazione Usa per accertare «le metodologie seguite dalle Agenzie nell’elaborazione di report macroeconomici; per capire se i rating riflettono correttamente le conclusioni proprie degli analisti che elaborano i dati a base dei rapporti stessi; se il manageament e gli uffici di "compliance" delle predette agenzie facciano il possibile per rendere trasparenti le procedure di controllo sulla qualità dei rating e, infine, l’esistenza di sutazione di potenziale conflitto d’interesse interno alle Agenzie che minacci l’indipendenza e obiettività delle attività di rating». E chiedeva, la Procura di Trani, di avere una copia dalla Sec (la Consob americana) o dal Dipartimento di Giustizia, degli «atti relativi alle indagini aperte nei confronti dell’AgenziaS&P a seguito del declassamento del debito pubblico americano e della crisi dei mutui subprime». Pensava, il pm Michele Ruggiero, di convincere gli americani appellandosi al corretto funzionamento del mercato: «Vale la pena evidenziare che ancor prima di essere un luogo di scambio di valori economici, il mercato finanziario è innanzitutto un luogo ove si scambiano informazioni giacchè gli operatori fondano e dirigono le proprie scelte di mercato sulle informazioni in proprio possesso. Essere informati significa, infatti, non solo acquisire una serie di dati e notizie, ma soprattutto conoscere e gestire il patrimonio informativo acquisito operando delle scelte». Ecco l’affondo: «E’ di solare evidenza che se le informazioni fornite dalle agenzie di rating non sono veritiere (in tutto o anche solo in parte), né puntuali né fondate su dati ufficiali e affidabili, viene a determinarsi una sorta di "aggiotaggio informativo", cioè una "manipolazione" del mercato che procura pesanti danni che si riverberano sull’economia globale (non solo su quella del Paese destinatario del rating/outlook "negativo")». Se non risulta offensivo, ecco il «teorema» di Trani: queste agenzie di rating, che per usare una immagine del procuratore Capristo, «per le autorità europee sono detentrici soltanto di fogli rosa e non di patenti», per dire che le loro pratiche non sono state evase e, dunque, operano senza licenze, queste agenzie operano con comportamenti opachi, favorendo fughe di notizie che provocano comportamenti nervosi del mercato. E nel merito si lasciano andare a valutazioni sbagliate, manifestando quasi esplicitamente un comportamento pregiudizievole nei confronti dell’Italia. Nella rogatoria americana, il pm Ruggiero ricorda che nell’esposto presentato dalle associazioni Adusbef e Federconsumatori, si citano a mo’ d’esempio «le valutazioni inaffidabili delle agenzie di rating che nel 2001 non furono in grado di prevedere il crack statunitense Enron, nel 2007 consideravano strumenti finanziari poco rischiosi quei mutui subprime all’origine della crisi finanziaria mondiale e, nel caso Lehman Brothers, attribuivano alle obbligazioni della banca d’affari un rating da tripla A fino a qualche giorno prima del noto crack». Dal presidente della Sec, Schapiro, Trani avrebbe voluto notizie sulla possibile esistenza di esposti e denunce nei confronti delle due agenzie di rating per gli stessi reati per i quali procede Trani. E se risulta alla Sec che le due agenzie sono controllate da investitori in potenziale conflitto d’interesse che ricevono grandi benefici o profondi danni dalle oscillazioni del mercato. La risposta americana ha chiuso ogni spiraglio di collaborazione.