UMBERTO GENTILONI, La Stampa 21/1/2012, 21 gennaio 2012
Anzio 1944: lo sbarco del soldato Shindler - Era il 24 gennaio 1944, arrivammo nel porto e ci misero subito al lavoro, in sostegno alle truppe impegnate sul fronte
Anzio 1944: lo sbarco del soldato Shindler - Era il 24 gennaio 1944, arrivammo nel porto e ci misero subito al lavoro, in sostegno alle truppe impegnate sul fronte. All’inizio erano giornate di un sole radioso. Comprai subito un piccolo dizionario per pronunciare qualche parola italiana, ancora lo conservo. Dormivamo in alcuni tunnel, vere e proprie grotte con il mare alle spalle. Dal mare arrivavano viveri e rifornimenti». Harry Shindler ricorda il suo arrivo sul litorale romano, l’approdo nel porto di Anzio due giorni dopo l’avvio delle operazioni. Ha compiuto novant’anni, è presidente dell’Italian Star Association, si appresta a partecipare alle celebrazioni dell’evento. Con emozione è andato ha visitare la mostra fotografica «22 gennaio 1944. Lo sbarco» (promossa dalla Provincia di Roma e da Comunicare Organizzando, dopo il Complesso del Vittoriano l’esposizione ha toccato Nettuno e Anzio). Il soldato Shindler fa parte della prima divisione fanteria dell’esercito britannico, è inserito tra i Reme (Royal Electronic Mechanic Engineer), ha iniziato la guerra ad Algeri per poi arrivare a Napoli e imbarcarsi, dopo quasi un mese di attesa, per Anzio. Torna volentieri sui luoghi di allora, ricorda i nomi dei soldati caduti, visita i cimiteri di guerra che ricordano le ferite del passato e il prezzo della libertà. «L’impatto con Anzio è per me indimenticabile. Se lo sbarco avvenne in condizioni ideali, il territorio infatti era già sotto il nostro controllo, i primi metri a terra furono tremendi. Dopo pochi minuti un soldato inglese del mio gruppo saltò su una mina, si era allontanato di pochi passi dal percorso segnato. Anche per quetso dobbiamo continuare a ricordare e raccontare, soprattutto per chi non c’era, per i giovani delle nostre scuole». Si sente italiano almeno a metà, durante quei mesi ha anche trovato l’amore; il suo lungo dopoguerra lo ha trascorso tra Roma e Ascoli Piceno dove oggi vive. Mentre scorre le pareti colme di immagini e mappe (conservate negli archivi di Londra, Washington e Berlino) il suo ricordo va a ritroso ai primi momenti dello sbarco, ai racconti dei commilitoni; con sorriso beffardo da umorismo british pronuncia la frase che Churchill ha consegnato alle sue memorie: «Avevo sperato di lanciare sulla spiaggia di Anzio un gatto selvatico, mentre invece mi ritrovo sulla riva con una balena arenata». Alle prime ore del mattino del 22 gennaio 1944 il VI corpo di armata approda sul litorale romano. L’operazione, in codice «Shingle» (ciottolo) prevede una flotta composta da decine di navi da guerra e da trasporto e centinaia di mezzi da sbarco salpati dai porti di Napoli e Salerno. La 1a Divisione britannica occupa la «Peter Beach», il litorale a nord di Anzio; la 3ª Divisione americana e diverse compagnie di Rangers e paracadutisti sbarcano lungo la «X Ray Beach», il tratto che dal porto di Anzio arriva alla foce del canale Mussolini, lungo il litorale di Nettuno. Shingle è un passaggio sensibile della Campagna d’Italia, iniziata il 10 luglio del 1943 con l’invasione della Sicilia. La decisione di aprire un fronte meridionale per cercare di raggiungere Berlino viene presa dagli Alti Comandi nel 1943, quando la vittoria di Stalingrado e la liberazione del Nord Africa sembrano capovolgere le sorti del conflitto. Malgrado l’iniziale rapidità, l’avanzata anglo-americana è costretta ad arrestarsi di fronte alla Linea Gustav, che taglia la penisola all’altezza di Montecassino. Obiettivo di Shingle è aggirare le linee tedesche per raggiungere Roma. Se nelle prime ore gli Alleati approdano sul litorale con relativa facilità (alla mezzanotte del 22 gennaio sono già sbarcati 36 mila uomini), la scelta di attendere rinforzi e la capacità tedesca di riorganizzare le difese portano a uno stallo. In un perimetro di pochi chilometri quadrati 70 mila tedeschi e poco più di 60 mila soldati anglo-americani si fronteggiano. La strada per Roma è bloccata. Solo nel maggio del ‘44, con il lancio dell’Operazione Diadem, gli Alleati riescono finalmente a sfondare la Linea Gustav a Cassino, rompere le linee tedesche e, il 4 giugno 1944, liberare la Capitale. Un cammino difficile segnato da errori e incomprensioni, un esito imprevisto. La storia e le memorie sembrano convergere nelle parole del grande fotoreporter Robert Capa, che partecipò allo sbarco: «Le prime 24 ore di permanenza ad Anzio furono davvero promettenti. Roma era lontana solo una cinquantina di chilometri, distanza che pensavamo di colmare in meno di due settimane. Ma quelle 24 ore furono le uniche ore felici che ognuno di noi poté passare su quel dannato litorale».