ANDREA TORNIELLI, La Stampa 21/1/2012, 21 gennaio 2012
Prove di unità dei cattolici La “cosa bianca” si prepara - Prove di unità dei cattolici in politica, anche se per ora a porte chiuse
Prove di unità dei cattolici La “cosa bianca” si prepara - Prove di unità dei cattolici in politica, anche se per ora a porte chiuse. Si è svolta lunedì, nella sede della Cei, una riunione riservata per discutere i contenuti del «manifesto di Todi», il programma che servirà da base per un’eventuale nuova «cosa bianca». Vi hanno partecipato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, insieme al segretario della Cei Mariano Crociata; i rappresentanti dei movimenti e delle associazioni religiose – Azione Cattolica, Cl, Comunità di Sant’Egidio, Focolarini, Rinnovamento nello Spirito e Neocatecumenali; il portavoce del Forum delle associazioni cristiane del mondo del lavoro Natale Forlani, il coordinatore di Retinopera Franco Pasquali. Erano presenti anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni e il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, l’unico membro del governo ad aver partecipato alla riunione. Per tre ore, dalle 15 alle 18, il dialogo sui contenuti è stato serrato: le gerarchie ecclesiastiche sono preoccupate «per rischio che aumenti l’astensionismo», per «il prevalere dell’antipolitica», e sottolineano la necessità di risvegliare nei giovani, e in particolare nei giovani cattolici, la passione per la cosa pubblica e la voglia di impegnarsi in prima persona. Bagnasco ha insistito più volte sulla necessità dell’essere uniti e ha ricordato l’importanza dei «principi non negoziabili» come base di partenza comune per i cattolici in politica. Ma si è parlato anche di disoccupazione, di economia sociale di mercato, dell’importanza della concertazione e della valorizzazione dei corpi intermedi della società. Da novembre a oggi – l’ultima riunione si è svolta la scorsa settimana – quattordici professori di area cattolica (da Stefano Zamagni a Mauro Bagatti, da Carlo dell’Aringa a Cesare Mirabelli) hanno lavorato alla stesura del manifesto di Todi, riunendosi nella sede della Fondazione Sturzo di Roma: i contributi decisivi per il documento riguarderanno i «valori, la cultura e l’educazione» nella società aperta e pluralista; i rapporti tra Stato, economia privata e società; lo sviluppo nelle economie aperte, il contrasto al rischio di impoverimento, la cooperazione internazionale, le nuove regole per gli assetti istituzionali, lo sviluppo del Mezzogiorno e le politiche per la famiglia. Un programma vasto e dettagliato, che cerca di tradurre in prospettive concrete il patrimonio della dottrina sociale della Chiesa. Nella prima decade di febbraio, il Forum delle associazioni di Todi analizzerà il testo finale e preparerà il preambolo più propriamente politico al documento. Sia i vertici della Cei, come pure i promotori del Forum, non intendono mettere in discussione il bipolarismo italiano. La «cosa bianca», un nuovo contenitore partitico oppure una trasformazione e fusione di partiti già esistenti, dovrebbe far riferimento al Partito popolare europeo e dunque essere alternativo alla sinistra. È significativo che l’unico ministro presente fosse Ornaghi, che era stato incaricato, prima della nomina nell’esecutivo guidato da Monti, di coordinare il lavoro dei professori sul manifesto. Non c’era invece Andrea Riccardi, da più di qualcuno indicato nei mesi scorsi come il possibile «federatore» dell’area cattolica in politica. Ai promotori del Forum non è piaciuta l’annunciata – e poi rinviata – iniziativa che avrebbe dovuto vedere insieme in questi giorni a Napoli Riccardi, Bonanni e Casini come padri nobili di un nuovo progetto politico. «Non è opportuno – riferisce uno dei presenti alla riunione di lunedì – cercare di abbattere il bipolarismo con ipotesi da terzo polo. Il punto è, piuttosto, mettere in discussione i partiti così come sono oggi». Questa prospettiva, che colloca la nuova «cosa bianca» nell’ambito moderato e alternativo alla sinistra, sembra riscuotere consensi sia nel cardinale Bagnasco che nel Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Quale sarà lo sbocco di questo percorso è ancora presto per dirlo. I promotori del manifesto di Todi non vogliono precorrere i tempi, anche a motivo del delicato equilibrio politico che caratterizza oggi il Paese: «Dipenderà da che cosa accade nei partiti da qui al 2013». Quanto ai nomi dei leader, Ornaghi appare destinato ad avere un ruolo. Ma si guarda anche a Corrado Passera, che è stato tra i relatori al «conclave» di Todi.