FABIO MARTINI, La Stampa 21/1/2012, 21 gennaio 2012
Oltre otto ore per un consiglio fiume E il decreto raddoppia - Al piano nobile di palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri è in corso da sei ore e mezzo, l’anomala durata autorizza all’esterno le interpretazioni più diverse, soprattutto quelle più malevole sulla scarsa tenuta del governo rispetto all’originario piano-liberalizzazioni
Oltre otto ore per un consiglio fiume E il decreto raddoppia - Al piano nobile di palazzo Chigi, il Consiglio dei ministri è in corso da sei ore e mezzo, l’anomala durata autorizza all’esterno le interpretazioni più diverse, soprattutto quelle più malevole sulla scarsa tenuta del governo rispetto all’originario piano-liberalizzazioni. Finché, alle cinque della sera, l’agenzia Adnkronos batte una notizia urgente e spiazzante: «Napolitano: quello sulle liberalizzazioni è un provvedimento corposo e incisivo, come è stato illustrato ampiamente ieri, che inciderà sulle liberalizzazioni e sulle infrastrutture». Il lancio si chiude così: «Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’Adnkronos, interpellato in una via del centro». Un giudizio del Capo dello Stato a Consiglio dei ministri ancora aperto, a prima vista pare irrituale, anche perché nel Palazzo quasi nessuno crede alla casualità dell’esternazione. Un assist ad un governo in difficoltà, assediato proprio in quei minuti da lobbies e da partiti? L’accerchiamento, come si scoprirà più tardi, c’è stato ed è stato pesante, ma è pur vero che ieri pomeriggio Giorgio Napolitano si era davvero concesso una piccola pausa. Senza avvisare i giornalisti era andato a far compere nel centro di Roma e mentre si trovava da Cenci, uno dei più noti negozi di abbigliamento (in periodo di saldi), si era imbattuto in Laura Valentini, giornalista dell’Andkronos, e in questo contesto si era concesso un’esternazione che dunque non aveva quella intenzionalità che invece ha finito per assumere nelle ore calde di un Consiglio dei ministri durato molto più del consueto: alla fine ben otto ore. Dietro quella durata eccezionale si celano tanti e diversi motivi. Lo scatenamento delle lobbies. Il «bombardamento» fino all’ultimo da parte dei partiti. La complessità dell’articolato da approvare. La sorpresa di ministri rimasti fino all’ultimo all’oscuro su materie di propria competenza. Con procedura inconsueta, Monti aveva tenuto coperte le sue carte fino all’ultimo minuto, tanto è vero che durante il Pre-consiglio, la riunione informale e riservatissima degli sherpa dei vari ministeri, non era stato distribuito nessun testo. Che è invece comparso ieri mattina, all’inizio del Consiglio dei ministri. Un testo, nel corso delle 8 ore, rimaneggiato, corretto, riscritto per effetto di incongruenze normative, ma anche per le pressioni delle categorie e delle imprese toccate. Anche se la ragione principale di quel Consiglio così lungo sta nella tenacia di Mario Monti che ha voluto l’approvazione del decreto entro ieri sera. In modo da potersi presentare all’Eurogruppo di lunedì 23 gennaio con un altro «scalpo»: dopo il «salva», anche il «cresci-Italia». Certo, ieri pomeriggio, visto che il Consiglio andava per le lunghe e considerato che oggi Monti sarà in visita ufficiale in Libia, si era presa in considerazione l’ipotesi di rinviare l’approvazione finale del decreto a domani, domenica, in una coda oppure in una nuova seduta del Cdm. Ipotesi subito scartata, anche alla luce di un dettaglio non pubblicizzato ma eloquente: il decreto è composto da 98 articoli (rispetto ai 43 originari), tutti approvati in Consiglio, ma che sono ben lontani dall’essere pronti per la trascrizione in Gazzetta Ufficiale. Come sempre accade (ma in passato la pulizia diventava spesso riscrittura), anche stavolta un certosino lavoro attende i tecnici degli uffici legislativi dei vari ministeri per coordinare e mettere «in bella» i testi, tant’è vero che una riunione informale è già stata fissata per lunedì. Dopodiché il testo del decreto sarà trasmesso al Quirinale e, dunque, si calcola che la Gazzetta Ufficiale potrebbe pubblicare l’articolato «ufficiale» martedì mattina o anche mercoledì. Naturalmente quel che stava a cuore a Monti era chiudere politicamente entro ieri e così è stato.