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 2012  gennaio 21 Sabato calendario

Il vortice artico che intrappola la neve - Poca neve e insolita mitezza accomunano, per ora, quest’inverno da una sponda all’altra del Nord Atlantico

Il vortice artico che intrappola la neve - Poca neve e insolita mitezza accomunano, per ora, quest’inverno da una sponda all’altra del Nord Atlantico. Le capitali scandinave hanno passato le feste senza neve, battute da violente burrasche con temperature sopra zero. A Parigi il periodo natalizio è stato, con una media di 8,6 gradi, il più tiepido da 60 anni. Il 4 gennaio Los Angeles registrava 30˚, come in agosto, e due giorni dopo, nel cuore dell’inverno russo, a Mosca pioveva sul Natale ortodosso. Tecnicamente, a guardare le carte meteorologiche tale situazione - esattamente opposta a quella di un anno fa, quando il Regno Unito viveva uno tra gli inverni più rigidi da un secolo - è dovuta alla «fase positiva dell’Oscillazione Artica», ovvero una forte differenza di pressione tra Artico e basse latitudini, come conferma un comunicato Nasa (http://science.nasa.gov/science-news). Più semplicemente, il vortice polare quest’anno è particolarmente vigoroso, cioè intorno al Polo Nord evolvono zone di bassa pressione più intense del solito, entro le quali l’aria gelida della notte artica rimane come intrappolata, senza riuscire a «traboccare» come solitamente dovrebbe avvenire verso latitudini più meridionali, portando neve e gelo su Europa e Stati Uniti. Regioni che infatti, nelle attuali circostanze, rimangono sotto l’influenza delle veloci correnti atlantiche, da Ovest a Est: l’aria mite oceanica scorre dunque come in un immenso e vigoroso fiume che investe il continente eurasiatico trasportando in rapida successione tempeste di vento (nell’ultimo mese anche l’Italia ha fatto i conti con la sferza di «Joachim» e «Andrea»), tepore fuori stagione, piogge e inondazioni in Europa centrale, mentre il versante italiano delle Alpi, protetto dalla stessa barriera montuosa, rimane all’asciutto sotto il tiepido föhn, come avvenuto ieri, quando a Torino si sono toccati 17 gradi, mentre ai 1600 metri di Ceresole Reale c’erano solo 5 centimetri di neve contro i 60 attesi di norma in questo periodo. E’ un tipo di circolazione atmosferica che i meteorologi chiamano «zonale», simile a quella verificatasi nel mitissimo e secco inverno 2006-07, il più caldo degli ultimi 250 anni, e divenuta più frequente da circa un trentennio. Freddo e neve restano quindi confinati all’estremo Nord del globo: l’Alaska ha visto una settimana fa temperature fino a -48 gradi e Cordova, cittadina ad Est di Anchorage, è stata sepolta da cinque metri e mezzo di neve da inizio inverno. Ma ora i modelli numerici di simulazione dell’atmosfera indicano che la configurazione meteorologica sull’Europa dovrebbe sbloccarsi verso fine mese diventando più «meridiana», ovvero con più decise discese di aria fredda artica verso le coste atlantiche, cui si affiancherà, in risposta, la risalita di aria più umida da Sud-Ovest verso l’Italia. Dopo due mesi dominati dai venti Nord-occidentali piogge e nevicate potrebbero così ripresentarsi anche sui cieli del Nord Italia, soprattutto da giovedì 26, ma a cinque giorni di distanza il condizionale è ancora d’obbligo.