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 2012  gennaio 21 Sabato calendario

Mps, controllo della Fondazione a rischio – MILANO - Non finisce mai la salita per Monte dei Paschi

Mps, controllo della Fondazione a rischio – MILANO - Non finisce mai la salita per Monte dei Paschi. Scritti i piani per allineare la banca ai requisiti Eba, bisogna ristrutturare presto il debito della Fondazione Mps, con ricadute sensibili sull´azionariato: l´ente ha il 48% della banca, ma sarà costretto a cedere almeno un 15% per onorare gli impegni da 900 milioni con 11 istituti. E la messa in sicurezza dell´asse Banca-Fondazione passa per le grinfie del mercato, che in un semestre ha più che dimezzato il titolo. Anche dopo il rimbalzo di ieri (+8%) la banca tutta intera vale 2,3 miliardi, e ha davanti un 2012 frugale, per adeguarsi ai severi diktat patrimoniali dell´Autorità europea. Così tra i banchieri d´affari – sono Mediobanca (250 milioni) e Credit Suisse (300 milioni) le più esposte sulla Fondazione – si contempla l´ipotesi "drastica", che vedrebbe l´ente scendere ben sotto la quota di un terzo che garantisce il veto alle assemblee straordinarie. Con i titoli tutti in pegno ai prestatori, il manico del coltello non è in mano senese, anche se Palazzo Sansedoni lavora e conta di trovare, entro il 15 marzo in cui scade la moratoria di Natale, un terzo dei soldi dovuti, e di allungare, contestualmente il saldo. Cedute tutte le partecipazioni "non Mps" – informalmente opzionate da altre Fondazioni dell´orbita Acri e che frutteranno 150-200 milioni – un 15% di Mps ai prezzi odierni vale 165 milioni. Ma i conti potrebbero non tornare, specie perché il pacchetto Mps dell´ente è tutto in pegno ai prestatori, e non è stato coperto con derivati (incautela pagata cara), quindi in caso di ulteriori ribassi l´ente di Gabriello Mancini dovrebbe integrare le garanzie. Una soluzione meno tirata prevede giocoforza una discesa ulteriore della Fondazione, e sarebbe uno choc per i senesi, che dallo storico "numero magico" del 50% ora cercano di planare al 33%. Le due opzioni possibili, a quel punto, sarebbero o cedere un 30% circa, diventando socio cadetto, o trovare un gestore bancario tutto nuovo per Siena. «Se l´ente scambiasse l´intera quota con una banca compratrice, potrebbe incassare il premio di controllo e diventare socio finanziario stabile del nuovo polo, attento a dividendi e territorio», spiega un banchiere d´affari. Stando alle voci, anche in un momento così critico non mancano, in Italia e fuori, potenziali interessati, perché la rete Mps è quasi monopolista nelle ricche regioni del Centro. Nei palazzi senesi queste ipotesi neppure le ascoltano, e sperano di trovare compratori affidabili nei soci storici Axa e Caltagirone, da tempo bastioni privati del Monte. Ma da Parigi finora non giunge cenno, mentre l´imprenditore romano è sulla via del ridimensionamento. La sua quota, salita fino al 4,8%, in gennaio è scesa al 3,4% e potrebbe ridursi ancora. Da Roma filtra grande laicismo sul dossier; sempre che non sia laicismo tattico. Non basta: gli "uomini forti" di Siena stanno cercando anche il prossimo presidente della banca. Giuseppe Mussari, dopo due mandati, s´è dato pubblicamente indisponibile e lascerà in aprile; ed è difficile che venga richiamato a furor di popolo. I suoi rapporti con l´azionista Mancini sono ormai guasti. Ma, come mostra la nomina del neo dg Fabrizio Viola, nella Siena bancaria Mussari è ancora il contraltare del sindaco Pd, Franco Ceccuzzi. L´identikit che si cerca è un presidente di garanzia ed altissimo profilo, e si attaglia a Franco Bassanini e Giuliano Amato, due "grandi padri" della banca. Ma anche ad Alessandro Profumo, ex ad Unicredit, che sarebbe preso in considerazione per un clamoroso rientro nell´industria.