Giulio Cardone, la Repubblica 23/1/2012, 23 gennaio 2012
Mimetizzarsi tra gli ultrà del River Plate, nella curva torrida del Monumental, per visionare un ragazzino di nome Lamela senza farsi scoprire dal nemico in tribuna
Mimetizzarsi tra gli ultrà del River Plate, nella curva torrida del Monumental, per visionare un ragazzino di nome Lamela senza farsi scoprire dal nemico in tribuna. Fu una scelta rischiosa, per lo 007 ultrasessantenne inviato in gran segreto da un club italiano: ma il talento in questione piaceva all´altro club di Milano, bisognava intervenire, marcare, ribaltare la situazione. Qualche anno dopo Lamela finirà alla Roma, ma insomma per portare in Italia i gioielli sudamericani si fa questo e altro. E oggi più che mai sono di moda: 120 sono già scesi in campo, è il record assoluto (erano appena 6 alla riapertura delle frontiere nell´80), e altri ne stanno arrivando. Prima Vargas al Napoli, poi Marquinho alla Roma e Juan Jesus all´Inter, presto Lucas ancora all´Inter. In realtà i migliori non costano poco, come lo stesso Lucas: il San Paolo infatti ha fatturato e sponsor importanti, uno stadio di proprietà e si può permettere di chiedere 30 milioni per il suo ragazzo corteggiato da mezzo mondo. Ma in generale le società italiane pescano ancora tanto in Sudamerica perché gli ingaggi sono bassi rispetto alla qualità dei talenti: basta riuscire a non perdersi nel labirinto dei cartellini divisi tra mille parti. Il fatto è che laggiù la legge permette a privati di acquistare i diritti economici dei giocatori, anche se - per regolamento Uefa - il club europeo che compra deve versare il denaro solo alla società sportiva che vende. E che poi provvederà a pagare in percentuale gli altri proprietari del cartellino. Sentieri bancari che offrono anche allettanti "deviazioni" e piroette monetarie agli operatori meno limpidi... Ma l´aspetto dello scouting resta il più interessante. Quasi tutte le società italiane dividono il lavoro di ricerca in due fasi, quella video e quella "live", sul campo. Strumento prezioso è diventato WyScout, una specie di mega-database di dati e video di oltre 70mila calciatori aggiornato in tempo reale e riservato solo a club, federazioni e agenti Fifa. Clicchi su un nome e vedi partite intere o spezzoni di gare di quel giocatore. Alla Roma c´è Massara, braccio destro del ds Sabatini, che passa intere giornate (e molte notti) alle prese con l´infernale strumento. Anche la Juve parte dai video e dalle segnalazioni di osservatori in Sudamerica, poi il ds Paratici va a seguire personalmente il ragazzo che interessa. Il Milan si affida al fiuto dei suoi ex, come Serginho e Cafu: il punto di riferimento in Brasile però è Edinho, ex Udinese. E a proposito di Udinese: lì la struttura per scoprire i potenziali campioni attraverso i video se la sono costruita da soli e si alternano in quattro (tra cui l´ex calciatore Roberto Policano) a visionarli, con Carnevale "responsabile scouting". Nella Lazio è il ds Tare a curare i contatti con Brasile, Uruguay, Argentina e non solo. Perché i talenti si pescano anche in Cile (Alexis Sanchez, Vargas), in Paraguay (vedi Estigarribia alla Juve), in Perù (occhio a Andy Polo, attaccante classe ‘94, preso dal Genoa), in Venezuela (a lungo trattati dalle italiane elementi interessanti come Josef Martinez e Alexander Gonzalez, poi finiti allo Young Boys in Svizzera). Il Napoli ha bruciato tutti su Edu Vargas grazie al suo 007 Maurizio Micheli, lo stesso che ha scoperto Hamsik: resta sul posto per mesi, finché il corteggiato non dice sì. In Argentina, poi, l´uomo di fiducia di Bigon è Alejandro Mazzoni, procuratore di Lavezzi. Nell´Inter c´è il guru Pierluigi Casiraghi, storico capo degli osservatori (solo omonimo dell´ex attaccante), che crede nella struttura snella (a differenza delle big inglesi, ad esempio, che contano su un numero esagerato di osservatori: le riunioni per decidere su chi puntare sono più lunghe e tese delle assemblee condominiali) e soprattutto nel metodo delle tre "v": viaggiare, visionare, valutare. Allo stadio e dal vivo, insomma. Così ha scoperto Coutinho: nel Sudamericano Under 20 di qualche anno fa, i colleghi erano ammirati da questo piccolo brasiliano, poi si accorsero che il ragazzo salutava Casiraghi dal campo, non capivano. E lui, sguardo gelido: "Certo che mi saluta, l´ho già preso!". Che poi osservatori e ds si ritrovano tutti nei tornei giovanili, come il Sudamericano Under 17 o la Taca San Paolo, una sorta di Viareggio del Brasile. Conversano amabilmente, ma in realtà si marcano a vicenda. C´è anche chi si nasconde dietro una siepe, nei campi di allenamento in Argentina, per spiare il campioncino senza farsi pizzicare dalla concorrenza. E c´è anche chi, per aggirare l´ostacolo di un ritiro blindato, ha infilato un pre-contratto dentro una scatola di scarpini da calcio: è tornato meravigliosamente firmato. Tutti, poi, sono disposti a sacrifici micidiali per portare a casa il nuovo Messi o Kakà o Cavani: per esempio l´anno scorso non mancava nessuno, degli osservatori che contano, al Sudamericano Under 20 organizzato in Perù. Si giocava a oltre 3000 metri d´altitudine: loro non respiravano, si guardavano cianotici, ma l´importante era esserci. E marcarsi.