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 2012  gennaio 22 Domenica calendario

MILANO - I

taxi in sciopero selvaggio. I farmacisti verso la serrata. I benzinai in trincea a fianco di avvocati, commercianti e notai per difendere i loro (presunti) diritti. Il decreto liberalizzazioni, come previsto dal premier Mario Monti, ha fatto il miracolo: unire nella lotta una fetta del Belpaese più eterogenea della maggioranza politica che sostiene il governo. Tutti sconfitti? Mica tanto. Tutti - grazie ai complessi iter applicativi della "lenzuolata" - hanno motivo per protestare. In realtà vincitori e vinti del "Cresci Italia" sono abbastanza chiari. Eccoli.
VINCONO PER KO
In primis banche e assicurazioni, croce (molto) e delizia (poco) di tutti gli italiani. I big delle polizze, più che vincere, stravincono. I tagli (-30%) ai risarcimenti in contante e la scatola nera anti-truffe sono manna per i loro conti. L’obbligo degli agenti a offrire ai clienti più polizze - dice il tam tam di settore - non cambierà lo status quo. Festeggiano anche le banche. Il conto corrente di base non entrerà in vigore prima di settembre. Gli interventi sulle polizze legati a mutui e i tetti alle commissioni sui bancomat sono un fastidio accettabile visto che il governo non è intervenuto sui veri costi occulti per i risparmiatori: la forbice tra tassi attivi e passivi o i costi collaterali dei conti correnti tricolori, tra i più cari d’Europa. Il decreto ha portato buone notizie agli autotrasportatori (il rimborso accelerato delle accise sui consumi) e agli ambientalisti che hanno esorcizzato gli incubi delle trivellazioni vicino ai parchi e della riprivatizzazione dell’acqua, e hanno visto sparire i fondi per il Ponte sullo Stretto.

VINCONO AI PUNTI
I benzinai non ottengono carta bianca sulla scelta del fornitore del carburante (le lobby dei petrolieri contano ancora qualcosa...), ma potranno vendere altre tipologie di prodotti, trasformando le pompe in piccoli mini-market. Festeggiano pure i big del greggio che temevano la liberalizzazione selvaggia e che invece vedranno aprirsi al mercato una quota minima dei distributori senza aver alcun obbligo di cedere il loro tesoretto di punti vendita. Risultato: il prezzo del pieno delle auto degli italiani scenderà, se scenderà, di pochi centesimi. Anche perché il 70% del costo sono tasse. Risultato positivo infine per le Ferrovie che mantengono, per ora, il controllo della rete e il ruolo di giocatore e arbitro nella partita del trasporto su rotaie.

PARI
I farmacisti protestano ma in realtà, male che vada, hanno portato a casa un buon pareggio in trasferta. Certo, hanno dovuto mandar giù l’apertura di 5 mila nuovi punti-vendita e la liberalizzazione degli orari. Ma la partita più ricca, quella per mantenere l’esclusiva per i farmaci di Fascia C, l’hanno vinta. In chiaroscuro anche il bilancio dei commercianti: il rischio di saldo selvaggio è stato esorcizzato, la deregulation sugli orari hanno già iniziato a combatterla con efficacia al livello degli enti locali. E con le licenze facili, in fondo, convivono dall’epoca delle "lenzuolate" di Bersani.

PERDONO AI PUNTI
I taxisti si sono esposti troppo per non uscire con qualche bruciatura. E così è andata. Arriveranno più licenze e il part-time, gli autisti potranno operare fuori dalla loro area. Fumo negli occhi delle auto bianche. La loro speranza, per assurdo, è il loro incubo: quell’Authority dei trasporti cui sarà affidata l’apertura del settore. I tempi del suo varo non sono chiari, le sue priorità devono essere definite. E il rischio che si vada alle calende greche, come da italica tradizione, è elevato. Piangono anche gli avvocati. Il tirocinio abbreviato, l’obbligo di preventivo e l’addio alle tariffe minime e massime rischiano di aprire la professione a una valanga di giovani legali (alcuni dei quali ormai 40enni) rimasti finora ai margini della professione.

PERDONO PER KO
Le trivelle dei petrolieri, già pronti a oliare gli ingranaggi per sforacchiare mari e monti del Belpaese, rimarranno per ora in magazzino. Le aree vicine ai parchi restano infatti off limits. Ko vanno pure (ma cadendo su un materasso imbottito d’oro) i notai. I nuovi concorsi aggiungeranno 1.500 posti entro il 2014. E se è vero che la concorrenza è l’anima del mercato, i prezzi dovrebbero questa volta scendere davvero. La class action esce invece dal Crescitalia con un bilancio da Caporetto. Restano in sostanza i paletti rigidi che rendono di difficile applicazione nel nostro Paese l’azione comune da parte di consumatori e risparmiatori.

(22 gennaio 2012)