Andrea Secchi, ItaliaOggi 20/01/2012, 20 gennaio 2012
Huffington Post arriva con l’Espresso – È il gruppo Espresso il partner scelto da Arianna Huffington per l’apertura della versione italiana del suo Huffington Post
Huffington Post arriva con l’Espresso – È il gruppo Espresso il partner scelto da Arianna Huffington per l’apertura della versione italiana del suo Huffington Post. Ieri l’annuncio ufficiale della stessa giornalista greco-americana e dell’amministratore delegato dell’Espresso, Monica Mondardini. Il sito, sul modello di quello americano, parte giornale online tradizionale e parte aggregatore di blog di qualità, sarà online entro l’anno, probabilmente già in autunno. Nessun dettaglio in più, tranne il fatto che sarà costituita una joint venture paritetica fra The Huffington Post Media Group (parte di Aol-Time Warner, che ha acquistato il sito lo scorso anno per 315 milioni di dollari nominando la Huffington editor in chief) e l’Espresso e che si comincia a reclutare la nuova redazione. No comment de l’Espresso anche sul direttore. Ieri si è parlato con insistenza di Riccardo Luna, ex direttore di Wired e attualmente editorialista di Repubblica, ma non ci sarebbe ancora niente di concreto. D’altronde molto dipenderà dal profilo voluto dai due gruppi per il direttore dell’Huffington. Luna ha infatti un profilo molto preciso, legato ai temi dell’innovazione di cui scrive su Repubblica e sui quali organizza numerose iniziative, in altra direzione andrebbe la scelta di un direttore più legato alla politica e al Palazzo. La redazione dovrebbe essere costituita da una decina di giornalisti, quanto necessario per far partire il progetto. Per il resto dovrà arricchirsi dei contributi dei blogger, soprattutto di nomi noti. Il sito statunitense ha oltre 20 mila blogger, tra cui Larry Page di Google, l’intellettuale francese Bernard-Henri Levy, Madonna e il fondatore della Microsoft Bill Gates, a cui si affiancano persone comuni, in grado però di dare contributi di qualità (e gratis in cambio di audience) perché tutti gli interventi sono moderati. L’investimento iniziale, in sostanza, non dovrebbe essere particolarmente alto, mettendo l’Espresso il know how e Huffington Post la piattaforma, tutto molto diverso da quanto accadde 12 anni fa quando l’Espresso lancio Cnn Italia, poi chiuso. Non c’è stato l’accordo con Rcs di cui si è molto parlato nei giorni scorsi. Anzi, i contatti con il gruppo di via Rizzoli si sarebbero fermati a ottobre, quando c’era stato il primo abboccamento, e non sarebbero andati avanti se non con qualche comunicazione a distanza. Probabilmente Rcs non ha ritenuto di voler investire sul progetto, soprattutto in un momento in cui invece sta puntando molto sulle proprie testate online. La firma con l’Espresso è stata apposta mercoledì sera. A Roma non c’era Arianna Huffington ma i suoi manager europei mentre i dettagli per il gruppo italiano, oltre che dall’a.d., sono stati messi a punto da Pier Paolo Cervi, il direttore generale della divisione digitale dell’Espresso. L’Huffington Post Italia (si chiamerà proprio così, con la elle apostrofata) arriverà dopo la filiazione inglese del luglio dello scorso anno, quella francese al lancio lunedì prossimo (direttore Anne Sinclair, moglie dell’ex direttore del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn), dopo l’Huffington Post Quebec in febbraio e El Huffington spagnolo a marzo. Già la versione inglese, che pare soffra un po’ nell’audience, dice che non sarà una sfida facile: sono passati sei anni dalla nascita del sito negli Usa e nel frattempo le abitudini degli utenti sono cambiate, con strumenti come Twitter che prendono il posto dei classici aggregatori di blog e con la concorrenza di altri siti nazionali che si sono accaparrati molti bravi commentatori. Il tutto mentre comunque Arianna non si ferma: negli Usa ha appena lanciato una sezione di buone notizie «una cosa che manca nei media odierni» e si appresta a fare concorrenza alla Cnn con una televisione via Internet.