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 2012  gennaio 20 Venerdì calendario

Sono i taxisti che menano la danza, non più la Camusso – Taxisti in rivolta: è un po’ come se a ribellarsi contro i tiranni, invece che le classi oppresse, fossero gli ombrellai, oppure le rivendite, come dicevano Cochi e Renato, di «tacchi, dadi e datteri»

Sono i taxisti che menano la danza, non più la Camusso – Taxisti in rivolta: è un po’ come se a ribellarsi contro i tiranni, invece che le classi oppresse, fossero gli ombrellai, oppure le rivendite, come dicevano Cochi e Renato, di «tacchi, dadi e datteri». Spacchiamo tutto, avanti popolo, paralizziamo l’Italia, governo boia. E sono i taxisti a parlare, non i metalmeccanici di Susanna Camusso o la piazza fracassona del Comandante Grillo. * * * Sollecitata dal Caro Leader, di cui soltanto un paio di giorni fa aveva cantato pubblicamente le lodi, a scucire un po’ i cordoni della borsa, Angela Merkel ha risposto picche. No, l’Italia può fare benissimo da sola, anzi è meglio che faccia da sola, ha detto con espressione soave la cancelliera di Crucconia. Capite, adesso, perché la Buonanima le dava della culona? * * * Prima il ceffone di Sarkozy, che avendo altro da fare ha rimandato d’un mese (non ci richiami, richiamiamo noi) il vertice sull’Italia previsto per la seconda metà di gennaio, poi lo schiaffo della Merkel, che non ci presta l’ombrello benché stia piovendo a dirotto, per non parlare dei servizietti che ci hanno riservato, e che minacciano di riservarci anche in futuro, forse già nei prossimi giorni, le onnipotenti agenzie di rating. Tutto sta andando in malora, e i giornali bocconiani sempre lì a prometterci marii e monti. * * * «C’è una cosa strana, del denaro. (_) In grandi quantità tende ad avere una vita propria, addirittura una coscienza propria. (_) L’uomo è sempre stato una bestia venale. La crescita delle popolazioni, gl’immensi costi delle guerre, l’incessante pressione del drenaggio fiscale_ tutto questo lo rende sempre più venale. L’uomo medio è stanco e spaventato, e un uomo stanco, un uomo spaventato, non può permettersi ideali» (Raymond Chandler, Il lungo addio, in R. Chandler, Romanzi e racconti, vol. II, Mondadori 2006). * * * Con gli italiani, geneticamente propensi all’evasione come sono, non basta la carota, ci vuole anche il bastone, sostiene una signora a Ballarò con un sorrisetto ironico, di consumata superiorità, per segnare la differenza tra lei e «gli italiani», che sono sempre gli altri. In Italia, nelle ultime settimane, da quando i «mercati» hanno preso il controllo del paese e la Bocconi si è pappata la democrazia elettiva in un boccone, un morso e via, come la gente chic quando si pappa le tartine di caviale nei bar di Via Spiga, è diventato normale parlare ai contribuenti abbaiando, ringhiando e facendo schioccare la frusta, come i fascisti e i comunisti hanno sempre parlato alle cavie dei loro esperimenti sociali. In Italia era dal Ventennio, caro lei, che lo Stato, o meglio lo STATO, come all’epoca si scrivevano DUX e IMPERO, non era così etico e così maiuscolo. * * * Qualcuno ricorda ancora che il mese scorso, prima delle feste, si chiedeva a gran voce non un semplice ridimensionamento ma una vera e propria riduzione dello stipendio dei parlamentari? Be’, non se ne parla più. In compenso è partita la caccia grossa all’evasore, nemico dello STATO e MIO, come scrivono i moralisti blasé. Servono soldi per strapagare gli onorevoli. * * * Continuano a dirci, spargendo miele sulle ferite sociali e minimizzando il problema, che nel paese si approfondisce la spaccatura tra politica e società, cosa indubbiamente vera e a suo modo pericolosa, se non fosse che sta capitando di peggio: cresce il divario tra chi paga le tasse e chi vive di tasse, tra chi campa di sinecure pubbliche e chi le giudica scandalose. Questa frattura, che può essere ricomposta soltanto allentando la pressione fiscale e riducendo la spesa corrente, cresce invece come la boria dei bocconiani, che sta al debito pubblico e alla crisi dell’euro come i tacchetti e il trapianto di capelli alla Buonanima. Anche Roberto Formigoni, secondo i suoi accusatori, andava in vacanza a scrocco. Lui nega, naturalmente, e vorrei vedere: conosco chi non ci va proprio in vacanza, ma il presidente della Regione Lombardia è uno che invece se lo può permettere, e senza negarsi le cinque o sei stelle, né i mari esotici. Ma negli ultimi tempi, l’avrete notato anche voi, è sempre questa l’accusa che viene mossa ai politici, presidenti regionali compresi: vacanza a sbafo. È come se il weekend extraluxe pagato dagli amici degli amici avesse sostituito la cara vecchia tangente. Un tempo, ai funerali delle persone di buon gusto, si diceva: niente soldi ma opere di bene. Oggi, al funerale della seconda repubblica, si dice: niente soldi ma hotel di lusso, e più stelle hanno meglio è. * * * Tre giorni nei mari del sud senza cacciare un soldo di tasca propria ma anche senza accettare direttamente un centesimo da nessuno è quanto di più vicino al disinteresse un politico riesce ad esprimere di questi tempi. * * * «Ciò che vogliamo è una storia che incomincia con un terremoto e procede gradualmente sino al punto culminante» (Sam Goldwin, cit. in J. Varley, Nel segno di Titano, Mondadori 1987).