Marco Cattaneo, la Repubblica 19/01/2012, 19 gennaio 2012
Uno scontro epocale scienziati divisi da un secolo e mezzo – All’apparenza un secondo è una cosa da nulla
Uno scontro epocale scienziati divisi da un secolo e mezzo – All’apparenza un secondo è una cosa da nulla. Niente a che vedere con il salto di dieci giorni che papa Gregorio XIII introdusse nel 1582 per riportare l’equinozio di primavera alla data del 21 marzo. Allora le contrapposizioni in seno al mondo cristiano fecero sì che i paesi cattolici aderissero alla riforma del calendario entro pochi anni, mentre luterani, calvinisti e anglicani se la presero più comoda, aggiornando il calendario nel XVIII secolo, e gli ortodossi ancora più in là. Anzi, per essere precisi la chiesa ortodossa russa, serba e di Gerusalemme continuano ancora oggi a seguire il calendario giuliano, al punto che ormai le festività religiose ortodosse differiscono da quelle delle altre confessioni cristiane di tredici giorni. Per un secondo, però, nessuno si aspetterebbe uno scontro epocale. Tanto più che il secondo intercalare, introdotto per la prima volta nel 1972, è già stato inserito negli orologi 24 volte, l’ultima il 31 dicembre 2008. Eppure gli Stati sono divisi tra favorevoli e contrari come se da quel secondo dovesse dipendere il destino del pianeta. In verità è uno scontro vecchio quasi un secolo e mezzo, che affonda le sue radici nel desiderio di universalità figlio dell’Illuminismo e nella necessità di uniformare le unità di misura del regno di Francia tra la fine di Luigi XVI e l’avvento di Napoleone, come racconta Denis Guedj nel suo bel libro Il metro del mondo. È proprio a cavallo degli anni della Rivoluzione, infatti, che due intrepidi geometri vengono inviati tra il canale della Manica e Barcellona per ottenere la misura precisa del meridiano terrestre e coronare l’utopia della misura universale, il metro. Ci volle quasi un secolo perché i francesi, ancora loro, fondassero il Bureau international des poids et mesures, da cui emersero le unità del sistema internazionale, metro, chilogrammo e secondo. Inglesi e americani non hanno mai apprezzato quelle unità basate sul sistema metrico decimale, pur accettandole nelle relazioni internazionali. Ancora di recente la confusione dei sistemi di unità di misura ha portato alla perdita, nel 1998, del Mars Climate Orbiter per la mancata conversione di alcuni dati. Non sorprende dunque che francesi e britannici siano schierati su fronti opposti, anche perché i primi sono i depositari del secondo come unità assoluta di tempo, mentre i secondi possono vantare il fatto che il tempo coordinato universale è altrimenti noto come Greenwich Mean Time. Può destare forse qualche perplessità la posizione della Cina, favorevole a mantenere la saltuaria correzione di un secondo, considerato che sebbene il paese copra tre fusi orari l’ora è la stessa dal Pacifico al confine con il Pakistan. Fu ancora un desiderio universale, questa volta di Mao, a imporre l’ora di Pechino a tutti i cinesi, e pazienza se d’estate gli abitanti del Xinjiang devono veder tramontare il Sole verso mezzanotte. Poco importa, dunque, se il secondo intercalare sarà mantenuto o sospeso. L’oggetto di cui occuparsi, casomai, è sempre l’umana e talora sciocca ambizione a imporre agli altri la propria volontà. (L’autore è direttore de "Le Scienze")