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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

"È il tramonto della banconota" – Siamo vicini alla fine del denaro nel modo in cui lo abbiamo sempre visto: piccoli pezzi di carta rettangolare e dischi metallici»

"È il tramonto della banconota" – Siamo vicini alla fine del denaro nel modo in cui lo abbiamo sempre visto: piccoli pezzi di carta rettangolare e dischi metallici». David Wolman ha 37 anni e ha passato gli ultimi due indagando il futuro dei soldi. Quello che ha visto lo ha scritto in un libro, The End of Money, in uscita negli Stati Uniti a febbraio. Perché le monete alternative stanno esplodendo proprio adesso? «Ci sono molte forze differenti in gioco. Da una parte il crescente interesse per le monete complementari (che in alcuni casi sono iperlocali), è molto simile all’ interesse per il cibo a chilometro zero o lo shopping locale. Le persone hanno la convinzione che un cibo locale sia più sano per sé, per la comunità in cui si vive e per l’ ambiente. La stessa cosa sta accadendo con i prodotti, che siano scarpe o divani: meglio comprare dal negozietto della tua strada piuttosto che ordinare via Internet qualcosa fatto in Cina . Io non penso che questo sia un bene , mi limito a rilevare uno stato d’animo complessivo. Con le monete sta capitando lo stesso: se è possibile realizzare un sistema monetario alternativo che sia sufficientemente sofisticato - e ci metto un grande se davanti - e se questo può sostenere l’ economia locale e tenere i soldi dentro la comunità invece di arricchire banchierie corporations lontane, beh, la cosa ha molto fascino». La crisi finanziaria in atto gioca a favore delle monete alternative? «Sì. Un altro fattore trainante, e non sorprendente, è il clima di sospetto per le monete sovrane e il sistema monetario internazionale. Sebbene il denaro stampato dalle banche centrali sia vestito dei crismi della ufficialità, ormai non è più o meno reale di alcune piccole monete alternative che circolano in alcune piccole città della California del nord per esempio. D’ altra parte le valute ufficiali godono di alcune protezioni che le valute complementari non hanno ancora, come le sofisticate tecniche anti-falsificazione. Inoltre questo vituperato sistema monetario ha contribuito a garantire una gigantesca crescita economica nel corso dell’ ultimo secolo, il che significa che non possiamo buttarlo via senza pensarci bene. Farlo sarebbe semplicistico e folle». Si tratta di un trendo di una rivoluzione? «Io non penso che sia un trend. Ci possono essere dei limiti sulla velocità di diffusione di queste nuove valute, ma non si tratta di un fenomeno temporaneo. Ci sono troppe persone brillanti e preparate che stanno lavorando a come rendere questo mondo migliore con delle nuove valute. A prescindere da successo che ogni singola iniziativa avrà, io penso che l’ innovazione e il desiderio di cambiare lo status quo che viene da queste esperienze, sia positivo». Che ruolo sta giocando Internet in questo fenomeno? «Immenso. È vero che ci sono molte monete iperlocali che non dipendono molto da Internet e che anzi esaltano un ritorno al passato, allo spirito comunitario del baratto. Ma dove le monete alternative stanno davvero esplodendo è sul web. Il recente e controverso caso di Bitcoin ne è l’ esempio più clamoroso». Il misterioso creatore di Bitcoin, la moneta creata automaticamente, da un algoritmo, è sparito nel nulla. Lo stampatore dei Liberty Dollarsè finito in carcere. C’ è il rischio che qualcuno approfitti del momento favorevole per compiere dei crimini? «Io penso di sì. Proprio nel caso dei Bitcoin molti si sono chiesti per comprare e vendere cosa venissero davvero usati. È una preoccupazione legittima, ma anche con euro e dollari, l’ anonimato e la non tracciabilità del contante lo rende perfetto per l’ attività criminale».