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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

L’alpinista re degli ottomila morto sul monte vicino a casa - La vita è strana per tutti, figu­rarsi per chi, come Mario Merelli, aveva deciso di le­garla a filo doppio con la monta­gna

L’alpinista re degli ottomila morto sul monte vicino a casa - La vita è strana per tutti, figu­rarsi per chi, come Mario Merelli, aveva deciso di le­garla a filo doppio con la monta­gna. «Il mio hobby?- scriveva l’al­pinista bergamasco sul suo sito - . Sarebbe un sacrilegio non dire la montagna visto che è la mia Vita!», con tanto di «V» maiuscola e pun­to esclamativo. Due volte l’Eve­rest e un nutrito gruppo di altri ot­tomila himalayani: erano i suoi motivi di orgoglio di scalatore pro­vetto, scrupoloso, professionale. La vita è strana e la montagna che credi di aver conquistato quella vi­ta te la toglie quando meno te lo aspetti. Nel modo più banale, nel luogo più vicino e amico. Mario Merelli, 49 anni, è morto ieri matti­na in Valbondione, letteralmente sopra casa sua, mentre, in­sieme all’amico Paolo Valoti, seguiva un percorso di cui co­nosc­eva ogni cen­timetro, ogni roc­cia. Compresa quella che si è spezzata, gli è ca­duta addosso, gli ha fatto perdere l’equilibrio e la vita. Il gelo della notte limpida delle Alpi Orobie gli scaldava il cuore. Pronti, via, a mezzanotte di martedì si sentiva il fuoco dentro, nonostante il termometro fosse sceso abbondantemente sotto lo zero. L’obbiettivo dei due amici era quello di con­quistare in abbi­n­ata lo Scais e il Re­dorta, entrambe so­pra i tremila metri. «Un’ impresa studiata- rivelerà Va­loti - per lanciare un messaggio di solidarietà e amicizia». Dire che lo ritenessero uno scherzo è esagerato, perché tutti gli alpinisti che si rispettano porta­no, appunto, rispetto alla monta­gna, che sia alta tremila o ottomila metri. «La paura - diceva Merelli ­è quella che ci fa sopravvivere. L’al­pinista che non è prudente, è un al­pinista morto, perché a volte gli in­cidenti capitano proprio nelle si­tuazioni più banali ».Già,ma da ca­sa sua a Livizza, frazione di Val­bondione, a Merelli quelle vette parevano dietro l’angolo. E aveva ormai perso il conto di quante vol­­te le aveva perlustrate, conquista­te, amate. Alle 2,30 dell’altra, stel­lata e gelida, erano già arrivati al ri­fugio Coca. Soli in mezzo a quel pa­radiso, bene attrezzati, come sem­pre, si erano fermati per riposare un po’ nello spazio riservato agli al­pinisti di passaggio. «La montagna è la mia Vita». Non ce n’era bisogno, ma riparten­do alla volta del pizzo Sky del Re­dorta Merelli ne aveva ricavato l’ennesima conferma. In cordata con Valoti tutto stava andando co­me sempre: meravigliosamente bene. L’amico davanti, Mario die­tro, la montagna che li custodisce e, un secondo dopo, li divide. Nel modo più tragico, violento. Un ru­more sordo, un sasso che si spez­za, si sgretola proprio mentre Me­re­lli si sta aggrappando per proce­dere spedito. Lo stesso sasso, che prima era montagna, diventa un nemico, un’arma che colpisce l’al­pinista bergamasco, gli fa perdere l’equilibrio. E quando perdi l’equi­librio su un canalone ripido e gela­to capisci subito che non ti resta molto da vivere. «Era dietro di me- ha racconta­to Valoti all’ Eco di Bergamo , il gior­nale con cui Merelli collaborava- . Ha allungato la mano e si è aggrap­pato a una roccia. Però si è stacca­ta e l’ha colpito al ventre. Ha perso l’equilibrio, si è girato sulla schie­na ed è scivolato». Trecento metri di volo gli sono stati fatali. L’amico e collega l’ha capito subito e, con le lacrime che gli si gelavano ad­dosso, è sceso sapendo che avreb­be trovato la triste conferma. L’elisoccorso del 118 non ci ha messo molto ad arrivare al rifugio Brunone ma, purtroppo, il soccor­so non servirà molto. Mario Merel­li ha già salutato da tempo quella montagna che tanto gli aveva dato ma che, in un lampo, gli ha tolto tutto. Era originario di Vertova (Bergamo) e, figlio di una guida al­pina, aveva deciso fin da giovane di consacrare la sua vita a questa passione. Lascia la moglie Mireia, la mamma Luigina e il fratello Di­no. «Siamo tristissimi e sconcerta­ti - ha detto Piermario Marcolin, presidente del Cai che ha appreso la notizia da un sms di Valoti - è morto sulle sue montagne, quelle che conosceva come le sue ta­sche ».