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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

Il Senatùr in privato lo processa: «Fa come Fini» - Pace fatta? Nemmeno per idea. Il ma­re leghista è ancora a forza sei

Il Senatùr in privato lo processa: «Fa come Fini» - Pace fatta? Nemmeno per idea. Il ma­re leghista è ancora a forza sei. Dopo un fac­cia a faccia con Maroni, che sembrava chiari­ficatore al punto di preludere ad un cambio di capogruppo a Roma (la testa di Reguzzoni che i maroniani chiedono come suggello del­la «pax padana»), Bossi è tornato sulle posi­zioni di prima, molto critiche verso l’ex mini­stro ( quelle da cui è nato il famoso veto a fare comizi). L’accusa, formulata nel suo ufficio di via Bellerio davanti ad alcuni segretari pro­vinciali, pesa qualche tonnellata: «Maroni fa come Fini, vuole prendersi la Lega e rom­pere con Berlusconi. Si è fatto impapocchia­re da qualcuno, chissà chi c’è dietro di lui che lo manovra...». Allibiti i dirigenti leghisti che assistevano al processo per direttissima fatto da Bossi, che sospetta - o meglio, che si è fatto convincere da qualcuno - l’azione di certi poteri, dei «servizi» vicini l’ex titolare del Viminale (tirati in ballo anche per le noti­zie uscite sul Trota e per quelle sui soldi al­l’estero della Lega), qualche manovra ai suoi danni con protagonista Maroni, di cui non si fida affatto. Insomma non è servito a molto che Maro­ni gli dicesse, a tu per tu, che non lo avrebbe mai tradito e che non lascerà mai la Lega di Umberto, come ripete anche a Panorama : «Io non sono Bruto, non accoltellerò mai Bossi. Ma credo sia davvero arrivata l’ora di aprire una stagione di congressi per rinnova­re la classe dirigente ». Sul capo hanno più in­fluenza altri consiglieri, non più Maroni. Si vede anche nella questione capogruppo, uno «stress test» centrale per la Lega. Qua­rantott’ore fa Bossi era deciso al cambio. Via Reguzzoni, al suo posto non il maronian-cal­derolianoGiacomoStucchi, promessocapo­gruppo dall’estate scorsa ( ora invece papabi­le nuovo segretario nazionale della Lega in Lombardia, quando ci sarà il congresso...), ma il deputato comasco Nicola Molteni, un nome di compromesso per accordare le fa­zioni in guerra. Quasi fatta finché il «cerchio» non ha lavo­rato per il siluramento anche di Molteni, che si è compiuto con una lunga telefonata-con­sulto di Bossi a Leonardo Carioni, presiden­te leghista della Provincia di Como, che avrebbe sconsigliato l’investitura. Dunque niente da fare, resta il discusso Marco Reguz­zoni, mentre i deputati maroniani continua­no a chiederne la rimozione. Il «prodigio» (così chiamato perché Reguzzoni a 31 anni era già presidente della provincia di Varese) dice di aver rimesso il suo mandato nelle ma­ni di Bossi «più di un mese fa, è lui che deci­de ».E poi concorda sull’utilità di un congres­so federale «per contarsi e vedere chi è davve­ro a favore di Bossi e chi no». Bossi è lo schermo dietro cui si mettono tutti, ma gli anti-cerchio magico non sono anti-Bossi, che resta il capo e fondatore. La replica più netta è di Matteo Salvini su Face­book: «Ci siamo rotti le palle di chi usa il no­me del segretario federale per farsi gli affari suoi facendo fare figuracce alla Lega. A mio modestissimo parere Reguzzoni non ha ca­pito, o fa finta di non capire, che siamo tutti a favore di Umberto Bossi, a cui va eterna grati­tudine ».E,tanto per peggiorare il clima,c’è il giallo sulle firme alla mozione di sfiducia a Passera presentata dal capogruppo. Sulla carta sono tutti i deputati della Lega, ma di­v­ersi dicono di non essere mai stati interpel­lati. Una mozione che si è mossa da sola. Dopo il bagno di folla di Maroni a Varese, si attende il No Monti day domenica (parle­ranno solo Bossi, Calderoli e Maroni), con la segreteria federale anticipata il pomeriggio stesso data la delicatezza del momento. Si di­scuterà di congressi e di quel che sarà succes­so in Duomo. Si spera contestazioni e fischi solo verso il governo, non verso parte della Lega stessa...