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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

«Si critica la Protezione civile ma ormai è diventata inutile» - «Adesso basta». Con i ca­daveri ancora a mollo, i dispersi nelle liste d’attesa e il carburante a tonnellate da risucchiare a ter­ra, l’erede di Bertolaso tira fuori le palle e risponde a chi lo critica per la gestione dei soccorsi e in­neggia a un ritorno di San Guido senza se, senza ma, senza Ane­mone e Balducci

«Si critica la Protezione civile ma ormai è diventata inutile» - «Adesso basta». Con i ca­daveri ancora a mollo, i dispersi nelle liste d’attesa e il carburante a tonnellate da risucchiare a ter­ra, l’erede di Bertolaso tira fuori le palle e risponde a chi lo critica per la gestione dei soccorsi e in­neggia a un ritorno di San Guido senza se, senza ma, senza Ane­mone e Balducci. «Alle 14 nel mio ufficio- è l’esordio di Franco Gabrielli, capo della protezione civile - non ne posso più delle ac­cuse rivolte a una struttura un tempo eccezionale, super effi­ciente, e che oggi, così com’è, è bene che si sappia, non serve as­solutamente a niente». A poche ore dalla nomina a commissario straordinario per la tragedia del Giglio, il Nuovo Salvatore della patria è carico a pallettoni.L’ide­ale per un’intervista. Si è risentito più per quel rifer­i­mento al suo predecessore o… (Gabrielli non ci fa nemmeno fi­nire la domanda) . «Posto che so­no amico di Guido, persona one­sta e perbene, che non mi è pia­ciuto il vergognoso linciaggio cui è stato sottoposto, che non aspi­ro a essere ricordato come il mi­glior capo della protezioni civile perché Bertolaso ha doti e capaci­tà inarrivabili, vi dico che questa struttura, oggi come oggi, è inuti­le ». Prego? «La protezione civile interven­­tista, tuttofare, con poteri straor­dinari per gestire le emergenze, non esiste più. Scordatevela. An­che a seguito delle note vicende è stata cancellata da una legge del­l­o stato, la 10 del 2011,che l’ha im­brigliata in lacci e laccioli. Prima c’era la possibilità di intervento immediato con la garanzia politi­ca di una copertura immediata. Adesso invece se non c’è prima il concerto del ministero dell’Eco­nomia e se non arriva il visto pre­ventivo della Corte dei conti, la protezione civile non si muove». Quindi? «Occorre rivedere le regole del gioco perché non posso giocare una partita ingiocabile. Togliete pure tutto ciò che non è core busi­ness , che ritenete debordante dalle nostre competenze, ma ri­dateci i poteri di prima, mettete­ci in grado di agire direttamente e senza condizionamenti per sal­vare vite umane. Ho ereditato un cavallo che prima correva veloce e giustamente tutti si aspettano di vederlo vincere facile anche oggi, ma quel cavallo di razza è stato azzoppato». Cos’è che non ha funzionato nei soccorsi? (Sorride amaro). «Le dico solo che noi, alle 22.42, veniamo a sa­pere che c’era una nave in diffi­coltà al Giglio. Per un’ora e mez­zo non riusciamo a sapere altro. Ci ha pensato un familiare di un turista a bordo a comunicarcelo via telefono! Solo a quel punto ci siamo attivati inviando un no­stro team nella struttura operati­va. Non sono potuto intervenire con la celerità di un tempo per­ché non avevo la certezza che un nostro intervento potesse essere coperto. Prima le ordinanze era­no firmate in tempo reale, quel che faceva Bertolaso era legge. E i risultati sono sempre arrivati». Parliamo delle liste fantasma. «Pur non essendo il “gestore” dei soccorsi, ho dato la copertura a cose che non ho fatto, co­me la certificazione delle liste». Ma questi elenchi quanti erano? Quan­ti sono? «In prefettura c’era un elenco con le perso­ne da imbarcare. La li­sta c­on quelle effettiva­mente imbarcate è an­cora dentro la nave». Possibile? «Così mi dice il que­store. La lista degli im­barcati, compilata a terra, è ancora nella Concordia. Evidente­mente, ma è una sup­posizione, da bordo non hanno inviato i “definitivi” alla base». Qualcuno potrebbe essersi imbarcato al­l’ultimo momento? «Certo, come qual­cuno alla fine può non essere più salito. Per dire, sappia­mo di una cittadina ungherese che non risulta nelle liste ma che è stata reclamata dai familiari. Sarebbe en­trata nella nave insie­me a un membro del­l’equipaggio. Non si trova». Perché il «censi­mento » dopo la tra­gedia s’è rivelato in­completo? «Sono stati momen­ti drammatici, convul­si. Mi è stato riferito che al porto di Santo Stefano arrivava gen­te sotto choc, molti stranieri, tanti senza documenti. Numero­si­passeggeri non risul­tavano nemmeno ai controlli in ospedali e alberghi. Poi grazie al­la Costa Crociere si è fatto un po’ di chiarez­za, ma i conti non tor­navano lo stesso. Le persone rivendicate e non rintracciate erano 11, poi è spuntato quel gruppo di tede­schi che non risultava solo per­ché la lista che era stata inviata in Germania, veniva aggiornata len­tamente. La differenza l’ha fatta la conta sulla rivendicazione dei dispersi e dei ricomparsi ad ope­ra dei familiari». Come si spiega allora quel caos sui numeri che scorrevano in tv? «A un certo punto, purtroppo, c’è stata la corsa a far bella figura davanti alle telecamere e in trop­pi si sono m­essi a dare numeri se­condo le loro personali ( parziali) valutazioni». I rischi ambientali quali sono realmente? «La Costa ha collaborato bene interessata com’è a non passare alla storia anche per un disastro ecologico. Una società specializ­zata nel recupero di combustibi­le sta cercando il posto del “bunker” dove attaccare il ma­nettone ed estrarre, dai 25 serba­toi, il carburante che essendo denso dovrà essere riscaldato con delle serpentine e trasporta­to nelle bettoline. Ci vorranno al­meno quattro settimane per lo svuotamento, meteo permetten­do ». Le ricerche dei dispersi quan­do si chiuderanno? «Sarà il comandante dei vigili del fuoco a deciderlo. Nella parte sommersa non si nutrono trop­pe speranze. Un’ipotesi residua­le è che ci sia da qualche parte una bolla d’aria in una situazio­ne asciutta. Penso ancora qual­che giorno…» Quali sono i numeri certi di questa tragedia? «Undici vittime, 5 da identifica­re, alcune forse da sottrarre ai 26 non rintracciati. Alla fine i morti saranno più di trenta».