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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

Italia 1 vuole il programma politico – Luca Tiraboschi è direttore di Italia 1 da 11 anni. Sono tanti, «ed è un record, ma il mio vero sogno, da grande, è dirigere la Dc Comics, la casa editrice di Superman»

Italia 1 vuole il programma politico – Luca Tiraboschi è direttore di Italia 1 da 11 anni. Sono tanti, «ed è un record, ma il mio vero sogno, da grande, è dirigere la Dc Comics, la casa editrice di Superman». Palestra tutti i giorni, anche per somigliare al suo supereroe preferito, 48 anni e mezzo ben portati, il manager di Mediaset si prepara a lanciare due gioielli di casa, Piero Chiambretti Sunday Show, al via il prossimo 22 gennaio, e Le Iene, che debuttano il 26 gennaio festeggiando i 15 anni. Si candida per accaparrarsi un eventuale programma di politica targato Mediaset, «perché Italia 1 ha la credibilità per farlo», e c’è spazio pure per qualche stoccata alla ammiraglia di casa, Canale 5: «Secondo me potrebbe invecchiare un po’ il suo target. Perché molto spesso noi e Canale 5 ci facciamo una concorrenza interna, ci portiamo via il pubblico giovane. Allora, forse, ci vorrebbe più ordine tra i nostri orticelli. Peraltro, parte del budget che ci hanno tagliato è andato a Canale 5, che ha sempre lo ius primae noctis». Domanda. E domenica torna Chiambretti, dopo il suo passaggio a Canale 5 non molto fortunato... Risposta. Ero molto incerto se farlo o no. Sia nell’autunno scorso, sia ora, all’inizio del 2012, avevo il timore di essere molto penalizzato: dai tanti nuovi canali, che presi uno a uno non valgono nulla, ma che tutti insieme danno fastidio; e dalla crisi economica, che ci ha ridotto i budget. Temevo che il pubblico di Italia 1 venisse spazzato via. Se tagli a Italia 1, significa che la rete non può più sperimentare. Non può fare 10 produzioni per imbroccarne una. E invece sono contento, bene sia gli obiettivi di audience 2011, sia l’inizio del 2012. Siamo la terza rete nazionale. D. Tra i gioielli di famiglia c’è anche Wild con Fiammetta Cicogna? R. Sì. Costa un quinto di tutte le altre trasmissioni, e i suoi ascolti non sono un quinto della media. Nelle prime due puntate (in tutto saranno 15, ndr) ha fatto il 10%, quindi un prodotto ottimo per rapporto qualità/prezzo. D. Torniamo a Chiambretti... R. È certamente una operazione complicata. Italia 1 e l’azienda credono di portare il linguaggio, il registro di Piero in prime time. Una formula dove ci sia il grottesco, i vari livelli di lettura, la qualità. D. Non crede che la leggerezza di Chiambretti potrebbe essere penalizzata in questo periodo un po’ cupo e triste dell’Italia? Soprattutto perché il pubblico di Chiambretti non è quello di Colorado, è più raffinato... R. Non credo. Anche perché buona parte del programma sarà relativo alla attualità. Noi registriamo di domenica ma andiamo in onda di domenica, in una sorta di diretta simulata. Perciò gli argomenti saranno freschi. D. Tagli delle produzioni e dei budget. Canale 5 sceglie di presentarsi un po’ più debole tre prime serate alla settimana, e concentra il massimo degli sforzi sulle altre quattro. E Italia 1? R. Noi abbiamo la fortuna di avere serie americane come Csi o True Justice, o film di supereroi o alla «Ti presento i miei» che performano benissimo per le nostre medie. D. E quanto alle produzioni? R. Italia 1, a differenza di Canale 5, si può permettere produzioni low budget: Wild, Mistero, Focus, Plastik. In questa stagione proporremo due nuovi prodotti low budget. D. Su cosa? R. Uno divulgativo-scientifico (in sei puntate, ndr), per un pubblico di giovani... D. Come Kazzenger, la parodia che Crozza fa di Voyager? R. No, diciamo che il nostro Kazzenger noi già ce l’abbiamo, ed è Mistero (previste dieci puntate, ndr), dove quest’anno potrebbe arrivare Paola Barale. No, il nuovo programma sarà più nel filone di Piero Angela, ma per un pubblico giovane. D. E l’altro? R. Un programma di dating (sei puntate, ndr), al femminile. Perché Italia 1, con Colorado, Mistero, Wild, Iene, Chiambretti, è piuttosto forte sul fronte maschile. Serviva un titolo femminile, brillante, con componenti del reality, show che ormai non possiamo più fare perché troppo costosi. D. Comunque anche le vostre produzioni si sono molto ridotte... R. Italia 1 rivendica il diritto di sbagliare, siamo un laboratorio di programmi e di personaggi. Certo, prima avevamo più possibilità, sperimentavamo su più cose. Nella passata stagione abbiamo provato Tamarreide e Uman-Take Control, e non ci sono venuti bene. Quest’anno ci riproviamo, vediamo come va. Ovvio, negli anni passati magari ne provavamo quattro, ora solo due. A Italia 1, peraltro, parte del budget tagliato è stato convogliato su Canale 5, rete che ha sempre lo ius primae noctis. D. Nel 2001 La7 era nata come contraltare di Italia 1, e invece ha trovato il successo solo ora su un target piuttosto maturo. Rai Due sembrava essere il vostro competitor, e poi si è persa. Ma Italia 1 deve cercare il pubblico giovane, oppure tende a trasformarsi in una sorta di Radio Deejay, che propone un atteggiamento giovane, ma in realtà parla ai 40enni? R. Ha centrato perfettamente il problema, e su questo punto, prima della crisi economica, ci siamo molti interrogati qui a Mediaset. D. E quindi? R. Abbiamo discusso circa l’opportunità di circoscrivere un po’ meglio i target delle singole reti. I «giovani» sono uno stereotipo da barzelletta, bisogna guardare alla attitudine giovanile, e non alla gioventù anagrafica. Io ho 48 anni, ma non mi sento un vecchio alla guida di una rete per giovani. Non ci sono più i giovani o i vecchi, c’è o non c’è una attitudine giovanile. D. Fa riferimento al target di Canale 5? R. Secondo me Canale 5 potrebbe invecchiare un po’ il suo target. Perché molto spesso noi e Canale 5 ci facciamo una concorrenza interna, ci portiamo via tra di noi il pubblico giovane. Allora, forse, ci vorrebbe più ordine tra i nostri orticelli. D. Secondo lei, quale dovrebbe essere il target di Italia 1? R. Vorrei allungare l’età, coprire anche segmenti più maturi, e spingere sul comparto maschile. Tanto per intenderci, i film di Bud Spencer e Terence Hill della serie Trinità, ora sono classici di Rete 4, ma potrebbero essere titoli da Italia 1. D. Cotto e Mangiato senza Benedetta Parodi sembra aver perso un po’ di smalto... R. Ci sono troppi programmi di cucina, in tutte le salse, lunghi, medi, corti. Comunque, pure il Cotto e Mangiato di Tessa Gelisio fa il picco di audience nell’edizione di Studio Aperto. Si va avanti. D. Ha detto che i reality costano troppo e non potete più farli. Quindi possiamo sperare che robe tipo La pupa e il secchione rimangano per sempre in un cassetto? R. Perché, non le piaceva? D. Beh, con quell’entourage di... chiamiamole soubrette... R. Credo che la farò contento. Però sul mercato dei format ci sono delle buone idee per fare reality a low budget. Ne ho visto uno americano molto carino, che non prevede celebrities. Ha elementi della Talpa, ma è impostato pure sulle relazioni interpersonali. Ci sto pensando, potrebbe andare in palinsesto a ottobre, o nel gennaio 2013. D. Quante puntate per Chiambretti? R. Otto. D. E per Le Iene, al via il 26 gennaio? R. Quattordici. D. Perché il duo Alessandro Gassman-Enrico Brignano? Un duo lanciato a Natale da Sky... R. Ma no, hanno anche fatto qualche film insieme. Certo, sono comunque un duo più affiatato rispetto a quello di Luca Argentero con Brignano. Gassman, però, ha dato l’ok solo per cinque puntate, perché poi ha impegni col cinema. D. E ci sarà un sostituto? R. Sì, perché questa serie delle Iene è prevista con tre conduttori, un duo più Ilary Blasi. D. X-Factor era troppo costoso per Italia 1? R. Dieci anni fa abbiamo fatto Operazione Trionfo, dopo aver lanciato Amici. Ora non ce lo possiamo permettere. A Sky avranno fatto i loro conti, ma è una operazione che capisco poco. E comunque se avessero fatto X-Factor su Rai Due avrebbe raggiunto gli stessi ascolti di Star Academy, non sarebbe andato meglio. D. Antonello Piroso, che era sul mercato, poteva essere adatto per Italia 1? R. Lo conosco poco, non so valutarlo, l’ho visto poche volte. Forse è fuori target per l’attuale Italia 1. Ma so che va su Rai Due. D. Pare al giovedì, a condurre un programma di politica... R. Ecco, se Mediaset dovesse decidere di lanciare un vero programma di politica, io mi candido. Noi abbiamo la credibilità per fare cose di questo tipo. Un po’ come Ballarò, che fa ascolti da grande rete, ma resta comunque su Rai Tre e non viene spostato su Rai Uno in prima serata. D. Lei è direttore di Italia 1 dal 2002 (oltre che di Boing dal 2004, e di Italia 2 dal 2011). Son tanti anni... R. Sì, è un record. D. E quindi? R. Quindi, batterò il mio record. D. Canale 5 non le interessa? R. Interessa a tutti, ma lo deve chiedere all’azienda. Io, comunque, credo di essere più utile a Italia 1. Ma sa qual è il mio sogno da grande? D. Qual è? R. Dirigere la Dc Comics, la casa editrice di Superman e Batman.