Francesco Arcucci, ItaliaOggi 19/01/2012, 19 gennaio 2012
Warren Buffett ha cambiato pelle Non era meglio quello d’un tempo? – Come è noto Warren Buffett è considerato l’uomo più ricco del mondo e la sua ricchezza non è dovuta a particolari capacità imprenditoriali, a un’eredità favolosa o altro, ma semplicemente alla sua forza di volontà di acquistare i grandi nomi delle società industriali americane negli anni ’50 e di non vendere mai (buy and hold), naturalmente avvalendosi della sua straordinaria capacità di scegliere le società migliori (stock picking)
Warren Buffett ha cambiato pelle Non era meglio quello d’un tempo? – Come è noto Warren Buffett è considerato l’uomo più ricco del mondo e la sua ricchezza non è dovuta a particolari capacità imprenditoriali, a un’eredità favolosa o altro, ma semplicemente alla sua forza di volontà di acquistare i grandi nomi delle società industriali americane negli anni ’50 e di non vendere mai (buy and hold), naturalmente avvalendosi della sua straordinaria capacità di scegliere le società migliori (stock picking). La strategia di Buffett si basa su tre concetti fondamentali che rientrano tutti nell’approccio bottom-up, cioè nell’idea di acquistare azioni, non sulla base di considerazioni macroeconomiche, ma con riferimento alla scelta di società di valore che egli era in grado di identificare meglio di chiunque altro. Il primo concetto è quello di acquistare azioni di società il cui business gli era del tutto comprensibile (tipo Coca Cola). Se non capiva qualche cosa, non ci investiva. Questo gli ha precluso, forse anche per motivi generazionali, visto che oggi Buffet ha 81 anni, l’investimento nelle società dell’alta tecnologia. In tal modo non è incappato nel crollo straordinario dei prezzi dei titoli tecnologici avvenuto fra il 2000 e l’inizio del 2003. Il secondo concetto seguito da Buffett è quello di investire come se acquistasse pezzi di società e non azioni. Questo fatto si è espresso anche attraverso una certa avversione di Buffett verso la diversificazione. Il suo motto è stato: «La diversificazione vale solo quando gli investitori non capiscono cosa stanno facendo». Il terzo concetto di Buffett è stato quello di ritenere che il market timing (e cioè l’adattamento delle decisioni di investimento al ciclo economico) fosse impossibile e soprattutto inutile (ungrounded folly), seguendo l’insegnamento del suo grande mentore Benjamin Graham, autore della Bibbia dell’Investitore «The intelligent investor». Quello che conta è la validità dei fondamentali economici e finanziari della società in cui si investe. Negli ultimi 10 anni tuttavia le cose sono andate molto meno bene per Buffett di quanto era avvenuto nei precedenti 40 anni. La sua società Berkshire Hathaway ha registrato un andamento molto deludente del suo titolo che è rimasto praticamente piatto in tale ultimo arco di tempo. A questo punto, Buffett pare avere un po’ modificato la strategia in base alla quale effettua i suoi investimenti. In particolare ha adottato una impostazione che può essere definita «top down» e cioè un approccio macro agli investimenti, che guarda quindi al ciclo economico, ai tassi di interesse, all’inflazione, alla crescita, ecc. Oggi, forse, Buffett non è più Buffett e c’è da domandarsi se sia meglio il Buffett originario con tutte le sue eterodossie o il Buffett attuale con tutti i suoi più recenti problemi, come quello di acquistare un grande pacchetto di titoli dell’Ibm nel corso del 2011, nonostante sia assai difficile immaginare che a 81 anni suonati Buffett sia riuscito a capire finalmente la tecnologia.