Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

La Maraini (ma c’è ancora?) è contro l’idea di proprietà – Sapete che cosa «mette a tacere», secondo Dacia Maraini, che lo scrive coraggiosamente sul Corriere, «il sentimento di giustizia», anzi di «giustizia sociale», questo «impulso innato e profondo che abbiamo in comune», dice sempre lei, «perfino con gli animali», notoriamente socialisti? A ridurre «il sentimento di giustizia sociale» al silenzio, pena chissà quali rappresaglie sia culturali che materiali, è sic et simpliciter «l’idea di proprietà»

La Maraini (ma c’è ancora?) è contro l’idea di proprietà – Sapete che cosa «mette a tacere», secondo Dacia Maraini, che lo scrive coraggiosamente sul Corriere, «il sentimento di giustizia», anzi di «giustizia sociale», questo «impulso innato e profondo che abbiamo in comune», dice sempre lei, «perfino con gli animali», notoriamente socialisti? A ridurre «il sentimento di giustizia sociale» al silenzio, pena chissà quali rappresaglie sia culturali che materiali, è sic et simpliciter «l’idea di proprietà». Sì, «l’idea di proprietà», «la difesa strenua del proprio piccolo orto, rispetto ai campi comuni». Piccolo orto, campi comuni. Che belle e sante e giuste parole! Anzi, «che malinconia», Signorina Felicita! È un comunismo gozzaniano, un comunismo «in bande lisce e in crinoline», con «la pirografia sui divani corinzi dell’Impero e la cartolina della Bella Otero alle specchiere». È un «sentimento di giustizia sociale» che attende con impazienza «il momento del disgelo», Dacia Dixit, quando «le erbe si risveglieranno al tepore d’un sole nuovo». * * * Quanto a Concita De Gregorio, lei è dell’idea che il Capitano Schettino, comandante della Concordia che se la fila in taxi mentre i suoi passeggeri affogano, non sia un caso penale oppure clinico ma «l’emblema dell’Italia che fugge dalle sue colpe». Non ci sono (morale) soltanto i tossici da cocaina. Ci sono anche i tossici da retorica, che a differenza dei primi sono socialmente approvati (salvo qualche corsivo sbeffeggiante e qualche conato di vomito qua e là) e non vanno mai incontro, ahinoi, a crisi d’astinenza. A pranzo, serviti dai camerieri di Palazzo Chigi in marsina e guanti bianchi, i leader della maggioranza hanno incrociato forchette e cucchiai col Caro Leader. Ma soltanto Pierferdinando Casini, che si gode lo spettacolo dell’imbarazzo altrui, ammette di far parte d’una maggioranza politica, per quanto inedita e stravagante. Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani, da parte loro, negano invece con forza che la maggioranza parlamentare che sostiene il governo dei prof sia (vade retro) una maggioranza politica. E allora perché hanno accettato l’invito a colazione? Per educazione, ecco perché. Siamo qui, ospiti del Caro Leader, per mangiare e fare due chiacchiere. Quanto al conto, grazie a Dio, non lo paghiamo né noi né bin Loden né l’Udc ma i contribuenti, come al solito. * * * Nessuno, del resto, è generoso come i contribuenti italiani, che non diciamo ai politici e ai burocrati di stato ma persino ai camerieri di Palazzo Chigi, pagano stipendi che loro, gl’italiani, nemmeno si sognano. * * * «A metà degli anni cinquanta [Kurt Vonnegut] fu assunto per breve tempo da Sport Illustrated. Si presentò, e gli chiesero di scrivere un breve articolo su un cavallo da corsa che aveva saltato la barriera e cercato di scappare. Kurt fissò il foglio bianco per tutta la mattina, poi scrisse: «Il cavallo ha saltato quella barriera del cazzo» e se ne andò, ridiventando un lavoratore autonomo» (Mark Vonnegut, Introduzione, in K. Vonnegut, Ricordando l’apocalisse, Feltrinelli 2008). Saltando per primo sulle scialuppe di salvataggio, mentre donne e bambini avevano l’acqua ormai alle ginocchia e già si contavano le prime vittime, il capitano della Concordia, la nave da crociera andata a fondo davanti all’Isola del Giglio, ha mandato a fondo, con l’occasione, anche uno dei pochi miti italiani superstiti. Be’, ci restano sempre i santi e i poeti. * * * Lord Jim, l’eroe conradiano, prima abbandona la nave che affonda, lasciando che i passeggeri affoghino mentre lui, comandante in seconda della nave, porta in salvo la pelle, ma poi riesce a riscattarsi, molti anni dopo, con un atto di coraggio. Al capitano della Concordia, Francesco Schettino, non resta che sperare di trovarsi nei paraggi quando affonderà la prossima nave da crociera, metti che incroci sul Lambro, dalle parti di San Vittore. * * * Un bell’esempio di prosa complimentosa, oltre che di brillante analisi politica, è apparso l’altro giorno sul Giornale d’Alessandro Sallusti, dove si poteva leggere (nell’Angolo di Paolo Granzotto) che il presidente della camera Gianfranco Fini ha «un ego smisurato ma acciaccatissimo» e che, con tutti i suoi «convogli d’auto blu, le scorte armate, i bambini (in permesso scolastico) festanti, i falpalà e i tappeti rossi», è soltanto «l’uomo che volle farsi re e che si ritrova lacché». Fini è uno che si «crogiola» nel «proprio narcisismo»; «il futuro non gli promette nulla di buono» e «sprofonderà», vedrete, «nel buco nero del nulla», vittima del «suo leggero bagaglio umano e culturale». Questi i complimenti e gli elogi. Poi l’Angolo di Granzotto passa all’analisi e alle previsioni politiche augurando al presidente della camera «l’inciampo e il ruzzolone». * * * Posso sbagliare, ma detto da uno che tifa per un leader politico megalomane, da tempo sprofondato nel nulla, inciampato e ruzzolato almeno mille volte, narcisista, dotato per di più d’un bagaglio culturale che pesa meno d’una piuma, un leader da pochade francese che viene accolto dai seguaci festanti con tappeti azzurri e cantando a voce spiegata «meno male che Silvio c’è», mi pare un po’ imprudente star lì a notare le pagliuzze nell’occhio altrui. * * * «L’universo è un posto semplice. È vero, contiene cose complicate come le galassie, le otarie e le commissioni parlamentari, ma se lo guardiamo in media, ignorando le idiosincrasie locali, su scale molto grandi l’universo ha praticamente lo stesso aspetto ovunque» (Sean Carroll, Dall’eternità a qui, Adelphi 2011). * * * «Nell’attuale Turchia, provvisoriamente democratica e per qualcuno titolata a far parte dell’Europa, nel 2009 una rivista scientifica ha censurato un articolo sull’evoluzionismo darwiniano e in tutto il mondo, regolarmente, nei paesi dove non c’è democrazia o la democrazia è più debole, la scienza e gli scienziati sono soggetti a restrizioni arbitrarie e motivate da istanze ideologiche. Tra questi paesi c’è l’Italia» (Gilberto Corbellini, Scienza, quindi democrazia, Einaudi 2011).