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 2012  gennaio 19 Giovedì calendario

Abbiamo un governo quirinalizio – Un folto gruppo di deputati del Pdl sostiene la proposta di legge, primo firmatario Peppino Calderisi, per l’elezione diretta del capo dello Stato e l’introduzione di una forma di governo semipresidenziale

Abbiamo un governo quirinalizio – Un folto gruppo di deputati del Pdl sostiene la proposta di legge, primo firmatario Peppino Calderisi, per l’elezione diretta del capo dello Stato e l’introduzione di una forma di governo semipresidenziale. Non si capisce che bisogno ci sia di un simile progetto, visto che, di fatto, da un governo semipresidenziale siamo retti da un paio di mesi. Basta guardare come opera in questi giorni Giorgio Napolitano. Prima convoca i presidenti delle Camere, per ammonirli sulla necessità di riscrivere la legge elettorale, e non solo. Poi, chiama rappresentanti del Terzo polo, seguiti ieri dal segretario democratico e prossimamente dal segretario del Pdl. Con costoro il capo dello Stato discute dei programmi parlamentari, delle possibili riforme costituzionali, della legge elettorale. Che il governo Monti fosse napolitanodipendente era risaputo. Che, però, Mario Monti fosse ridotto al rango di un presidente del Consiglio francese, non era finora emerso con chiarezza. Viceversa, sia dagli incontri di cui ufficialmente vien data notizia, sia dai colloqui di cui non appare eco formale, si assiste a una quirinalizzazione della politica e, in particolare, del governo. Siamo al punto che l’espressione «governo del presidente» va interpretata non solo come governo nominato dal capo dello Stato, bensì come governo coordinato, retto, spinto, condizionato dal presidente della Repubblica. Non ci sarebbe nulla di male, ma la Costituzione italiana non prevede un governo semipresidenziale, come vorrebbe il Pdl, giustamente proponendo modifiche costituzionali. Invece si assiste a interventi del Colle che sarebbero giustificati solo qualora non vivessimo in una repubblica parlamentare. Facciamo un esempio. Come mai sono invitati esponenti della maggioranza che sostiene il governo? Finora non si è avuta notizia di convocazione di delegazioni leghiste, dipietriste, di «responsabili», insomma dell’intero arco dei gruppi parlamentari. Anzi, un quirinalista che possiamo considerare portavoce ufficioso del Colle ha esplicitamente scritto, sul più diffuso quotidiano, che i sondaggi presidenziali si sarebbero limitati «alle forze politiche che sostengono il governo». Se il presidente della Repubblica è libero di convocare i ministri che ritiene, quando chiama rappresentanti dei gruppi e dei partiti dovrebbe invece convocarli tutti, di maggioranza e di opposizione, senza differenza. Che poi a costoro egli avanzi suggerimenti, critiche, consigli, stimoli, prediche sulle leggi da approvare, è opinabile. A dirla schiettamente, non rientra nelle sue funzioni. Se il capo dello Stato continuerà a insistere in questi comportamenti, contribuirà a ingessare un governo quirinalizio, presieduto per delega da una persona da lui scelta anche con un passaggio incredibile come il laticlavio a vita. Diverrà lui stesso il capo della maggioranza. Un capo, attenzione, irresponsabile costituzionalmente. È una posizione tanto inattesa quanto comoda, per l’interessato (tra l’altro pure ai fini di un’ipotetica rielezione al Colle).