Dino Messina, Corriere della Sera 19/01/2012, 19 gennaio 2012
SALERNO EDITORE, QUARANT’ANNI AL SERVIZIO DEI GRANDI CLASSICI
Alla fine degli anni Sessanta un giovane professore di letteratura e filologia si rivolse ad alcuni grandi editori per realizzare una collana dedicata ai novellieri italiani, sconosciuti al grande pubblico se si eccettuano i nomi di Giovanni Boccaccio e Matteo Bandello. Le risposte ricevute furono elusive. Finché nel 1969 avvenne l’incontro decisivo. Il giovane professore conobbe a Milano un amico di Raffaele Mattioli, Giovanni Salerno, che voleva imitare quanto il banchiere aveva fatto con la Ricciardi, creando una nuova casa editrice di cultura che doveva partire proprio dai novellieri, come gli aveva suggerito Luigi Firpo. I due ingaggiarono il principe degli stampatori, Giovanni Mardesteig, e cominciarono a pensare ai primi libri. L’entusiasmo iniziale, dopo il titolo d’esordio, le Novelle di Agnolo Firenzuola, dovette fare i conti con i problemi finanziari incontrati da Salerno, sicché il pallino rimase in mano al giovane docente, che il 2 febbraio 1972 fondò la Salerno Editrice.
A quarant’anni dalla fondazione, il professor Enrico Malato, 76 anni, che ha tenuto a lungo all’Università di Napoli Federico II la cattedra dove si avvicendarono Luigi Settembrini, Francesco De Sanctis, Francesco Torraca, ricorda gli esordi appassionanti e fa il punto su quattro decenni di attività e sulle prospettive della sua casa editrice che fu definita «officina di cultura». Se oggi possiamo consultare in edizione nazionale l’80% di tutti gli scritti di Machiavelli, il 75% di Aretino (il resto è in corso di pubblicazione), tutte le opere di Lorenzo de’ Medici, se è stata realizzata, sempre in edizione nazionale, quasi la metà dei 75 volumi che raccoglieranno tutti i commenti danteschi, lo dobbiamo a questo studioso che ama le sfide imprenditoriali e che ha saputo ottenere la collaborazione di alcuni grandi nomi italiani, da Luciano Canfora, curatore tra l’altro de I Deipnosofisti (i dotti a banchetto) di Ateneo, prima edizione moderna della maggiore enciclopedia del mondo antico, a Luigi Firpo e Giuseppe Galasso, direttore di collane storiche, ad Alessandro Barbero, che sovrintende alla collana Aculei. Complessivamente sono 1.500 gli specialisti italiani e stranieri che hanno collaborato in questo quarantennio con la Salerno.
«La nostra caratteristica — spiega il professor Malato, che conduce la casa editrice con la moglie Giulia Mastrangeli (per le relazioni esterne) e la figlia Annamaria (amministratore delegato) — è fare ricerca recuperando testi poco frequentati. Un metodo che ha dato molti frutti a cominciare dai settantacinque volumi dedicati ai novellieri. Quanti per esempio conoscono i racconti di prossima pubblicazione, gli Ecatommiti di Giovanni Battista Giraldi Cinzio. Un testo che circolava anche nell’Inghilterra già dalla metà del Cinquecento e che pare abbia ispirato Shakespeare: Giraldi Cinzio racconta per esempio la storia di Otello, non un nero, ma Moro di cognome, come il nostro statista democristiano...». Una delle imprese più appassionanti sarà la realizzazione dell’edizione critica di tutte le opere di Dante Alighieri, omaggio al poeta per il settecentenario della morte che cadrà nel 2021: 8 volumi in 16 tomi complessivi che cominciano a uscire da quest’anno.
La pubblicazione di testi in edizione commentata è solo una parte dell’attività della Salerno, che vanta alcune collane di saggistica, come Omicron, Profili, Biblioteca storica, Faville, dove sono usciti testi rivolti a un pubblico qualificato ma vasto (dal Federico II di Wolfgang Stürner al Cavour di Adriano Viarengo, al Manualetto di campagna elettorale scritto da Quinto Tullio Cicerone per il fratello Marco Tullio, ai Processi alle streghe del gesuita Friedrich von Spee, trattato che documenta in che modo nell’Europa del Seicento migliaia di donne vennero mandate al rogo).
C’è poi un settore di grandi opere sui momenti più importanti della nostra civiltà: Lo spazio letterario di Roma antica in otto volumi, Lo spazio letterario della Grecia antica in sei volumi, Lo spazio letterario del Medioevo in 14 volumi, che hanno innovato il modo di fare sintesi storiche: «Non raccontano — spiega Malato — soltanto la storia letteraria, alla maniera per esempio di Concetto Marchesi, ma prendono in considerazione ogni tipo di testo in una prospettiva diacronica e sincronica, ponendo l’accento sulla produzione, la circolazione, la ricezione e l’attualizzazione del testo (come cioè un’opera viene recuperata dalla letteratura del tempo)». Lo stesso metodo è stato applicato alla Storia della letteratura in 14 volumi. Si immagina che opere di questo tipo siano destinate soltanto alle biblioteche pubbliche e universitarie, invece hanno avuto una vasta diffusione: «Lo Spazio letterario di Roma antica ha avuto quattro edizioni per un totale di quindicimila copie, quasi tutte acquistate da professori delle scuole secondarie».
L’ultima impresa da citare è la Bigli (Bibliografia generale della lingua e letteratura italiana) che è un censimento della nostra cultura nel mondo avviata nel 1991 e giunta oggi a 18 volumi che raccolgono circa cinquecentomila dati bibliografici. «La Bigli — spiega Malato — in collaborazione con il Centro Pio Rajna si avvale di una rete di quaranta redazioni in tutto il mondo, per lo più dirette da professori universitari che censiscono tutti gli articoli riguardanti la cultura italiana: ogni anno al primo posto c’è sempre Dante, con una media di 1.000-1.500 articoli, seguito a molte lunghezze da Pirandello, Montale, Leopardi, Manzoni... La nostra ambizione è di trasferire tutto questo materiale in una banca dati e, anche se lo Stato ci ha sospeso i finanziamenti, non abbiamo abbandonato il progetto». La cultura classica sfrutta in questo modo le opportunità di Internet senza farsi tuttavia fagocitare: se non riprenderanno i finanziamenti statali, si studierà una forma di abbonamento per la consultazione dei materiali della Bigli: «La rete offre grandi opportunità — è la convinzione del professor Malato — ed è molto utile per accedere alle informazioni spicciole, ma per quanto riguarda la vera cultura occorre la mediazione degli editori professionali, altrimenti si rischia di prendere grosse cantonate».
Dino Messina