Fulvio Bufi, Corriere della Sera 19/01/2012, 19 gennaio 2012
IL RITORNO TRIONFALE DI SCHETTINO AL PAESE —
Verso sera sono andati a mettergli uno striscione davanti a casa. «Comandante non mollare», e suona male perché lui proprio quando non doveva mollare ha mollato. Ma l’idea l’hanno avuta tre ragazzi di nemmeno vent’anni e forse sono troppo giovani per accorgersi della contraddizione di quella frase, per capire che se volevano far sentire la loro vicinanza al comandante Schettino potevano almeno scegliere altre parole. Comunque di parole eccessive ne girano molte a Meta di Sorrento, il paese dove Schettino è nato e vive, e dove è tornato l’altra notte agli arresti domiciliari.
Questo probabilmente è l’unico posto del mondo dove oggi per il comandante della Concordia ci sono sentimenti di solidarietà e comprensione, di stima e di giustificazione. Che poi qualcuno vada anche oltre ci può stare, il senso della misura non è di tutti. Non certo di Giuseppe Tito, che a Meta fa l’assessore al Bilancio e di Schettino dice: «È un eroe perché ha salvato oltre quattromila persone».
Esagerazioni a parte, però, la voce di questa comunità di sorrentini che vive prevalentemente di mare un senso ce l’ha. Tutti noi abbiamo conosciuto Francesco Schettino dall’incidente in poi, ed è quello dell’inchino incosciente, dell’allarme in ritardo, dell’incredibile colloquio con il comandante De Falco. Qui invece lo conoscono da sempre, «e sappiamo quanto fosse bravo e serio», dice Francesco Amato, che fu suo superiore alla Tirrenia.
Quindi «basta con questa gogna mediatica», chiede Maurilio Russo, cognato di Schettino. E don Gennaro Starita, il parroco del paese: «Lo stanno uccidendo. Già ci sono stati tanti morti, ne vogliamo ancora un altro?».
Ovviamente no. Ma qualcosa, anche a Meta, è morto davvero: la fiducia di ragazzi come quelli dell’istituto nautico Nino Bixio, lo stesso dove si diplomò Schettino. «Sono avviliti», racconta il professor di navigazione, Salvatore Ferrara. «Questi ragazzi vogliono diventare comandanti, per loro ogni comandante è un modello, anche un mito. E oggi si sentono irrimediabilmente traditi».
Fulvio Bufi