Claudio Gatti, Il Sole 24 Ore 20/1/2012, 20 gennaio 2012
IN GRECIA NEGOZIATI A OLTRANZA MA GLI HEDGE FUND NON CEDONO
Ancora nessun accordo sulla ristrutturazione volontaria del debito tra il Governo greco e i creditori privati dopo un’altra giornata di negoziati. La quadratura del cerchio sembra comunque possibile. Anzi, vicina.
Ieri il portavoce della Commissione Europea Amadeu Altafaj Tardio ha dichiarato che a Bruxelles si spera in «una conclusione a breve». Ma ha aggiunto che non vi è un termine massimo definito. Sarebbe «utile» - si è limitato a dire - che per il summit del 30 gennaio i capi di Governo europei avessero «gli elementi informativi necessari sul tavolo».
Ma a preoccupare i mercati finanziari non è tanto la mancata chiusura del negoziato sui titoli in mano ai privati, il cosiddetto Private sector involvement, o Psi. Il timore vero è che l’accordo Psi non sia risolutivo e che la crisi del debito greco esploda comunque. Ed è come un Comma-22, un circolo vizioso: perché questo timore rende più difficile la chiusura dell’accordo Psi.
I più riluttanti a cedere e accettare le condizioni proposte dal Governo greco sono i fondi speculativi americani ed europei che hanno comprato titoli greci già quando si vendevano a prezzi ridotti (se non stracciati) con scommesse ad altissimo rischio.
Questi fondi - come ha scritto il Sole 24 Ore di mercoledì scorso - hanno interessi diametralmente opposti a quelli di Atene e di Bruxelles, i cui obiettivi, nell’ordine, sono di evitare il default, ridurre il valore nominale dei titoli nelle mani dei privati ed emetterne di nuovi al costo più basso possibile. I fondi hedge che hanno protetto i propri investimenti nei titoli greci con strumenti finanziari che fungono da polizza assicurativa come i Cds o i recovery swap, potrebbero invece trarre maggiori vantaggi da un default. Mentre quelli più audaci potrebbero puntare a tenersi fuori dall’accordo Psi, nella speranza che l’accordo si chiuda comunque senza di loro e poi il Governo greco o gli europei li liquidino pur di chiudere con tutti.
Atene ha risposto a questo rischio minacciando di introdurre per legge una clausola collettiva con effetto retroattivo che costringa anche la minoranza refrattaria ad accettare le condizioni approvate dalla maggioranza dei creditori privati. Ma è un pericoloso gioco al rialzo. Perché un accordo non volontario sarebbe probabilmente ritenuto un cosiddetto "evento di credito", che attiverebbe i Cds.
Non solo, il New York Times ieri ha infatti rivelato che alcuni hedge fund sarebbero pronti a rispondere ricorrendo alla Corte europea dei diritti umani. L’argomentazione non sarebbe ovviamente di equiparare la speculazione al diritto umano. I fondi sosterrebbero piuttosto che una norma legislativa che costringa tutti gli investitori ad accettare delle perdite sarebbe una violazione dei diritti di proprietà. E quindi anche dei diritti umani.
Come ha dichiarato ieri un anonimo funzionario greco, la difficoltà di questo negoziato è data proprio dalla necessità di prendere in considerazione «tutte le variabili». Che in questo caso sono molte. Perché anche se i fondi speculativi si convincessero ad accettare l’accordo, lo farebbero solo dopo aver valutato le possibili conseguenze di un default che molti analisti ritengono probabile.