varie, 19 gennaio 2012
PER GIORGIO. ABBOZZO CRONOLOGIA COSTA
da roberta (non l’ho riletto e mancano le cose di oggi).
Venerdì 13 gennaio.
Ore 19
La nave Costa Concordia, valore di 450 milioni di euro e stazza di 144 mila tonnellate, salpa da Civitavecchia diretta a Savona. A bordo ci sono 3.216 turisti di 63 nazionalità (tra cui 989 italiani), accuditi da un equipaggio di 1.013 persone, intenzionati a godersi una settimana di relax nel Mediterraneo con la crociera low cost «Il profumo degli agrumi». Prezzo: 1300 euro per due adulti e un bambino. Marco Gasperetti Corriere della sera 15/1; Jenner Meletti, la Repubblica, 15/1
Ore 21.07
Il comandante Francesco Schettino ordina all’ufficiale di rotta di definire la traiettoria per accostare il Giglio. «Nel sistema elettronico di comando integrato viene immessa la rotta "278° nord-ovest" per arrivare a 0,5 miglia da terra (900 metri). Ma quando la "Concordia" vede le luci del Giglio, Schettino prende il timone. "Passiamo in manuale", ordina. "Comando io"» (l’ufficiale di coperta Martino Pellegrino). Carlo Bonini e Marco Mensurati, la Repubblica 17/1
Ore 21.08
Patrizia Tievoli, maestra elementare dell’isola del Giglio, sorella di Antonello, il maître della Costa Concordia, scrive su Facebook: "Tra poco passerà vicina vicina la Concordia di Costa Crociere, un salutone al mio fratello che a Savona finalmente sbarcherà, per godersi un po’ di vacanza!»
Orlando Sacchelli Il Giornale 16/1
Ore 21.40
Nuova virata della Concordia, che procede a 15 nodi, puntando verso nord: la nave ormai dista soltanto 500 metri dalla costa. Schettino telefona a Mario Palombo, comandante in pensione originario del Giglio, per dirgli che farà in suo onore «la manovra dell’inchino», ovvero si avvicinerà il più possibile all’isola per un saluto Gabriele Isman, la Repubblica 17/1; Corriere della Sera 18/1
Ore 21.45 e 5 secondi
Mentre a bordo ai passeggeri in abito da sera si serve il secondo turno della cena (risotto allo zafferano, pesce arrosto), la nave tocca un piccolo scoglio nella secca delle Scole, davanti all’isola del Giglio, e se lo porta via come fosse un fuscello. La Concordia rallenta e la telefonata tra Schettino e Palombo si interrompe. Dalla pancia della nave – sventrata da un taglio lungo 75 metri e largo 2 - sale un rumore sordo. Le luci si spengono, la nave si inclina. I tavoli si rovesciano addosso ai commensali, volano piatti, bottiglie e bicchieri. I passeggeri sono terrorizzati ma una voce dall’altoparlante rassicura: «Abbiamo un piccolo problema all’impianto tecnico. Lo stiamo risolvendo. State calmi». Qualche minuto prima, l’olandese Monique Maurek, 41 anni, aveva visto il comandante della nave Francesco Schettino che beveva al bar «a braccetto con una bella donna» (al Daily Mail). Corriere della Sera 18/1
Ore 21.47
Palombo prova a richiamare Schettino, ma non ci riesce.
Ore 21.48
Francesco Schettino, 52 anni, campano di Meta di Sorrento, in servizio alla Costa da nove anni, ordina al primo ufficiale Giovanni Iaccarino di scendere in sala macchine. Lui si precipita e trova uno spettacolo terrificante: «Tutto allagato. Avevo letteralmente l’acqua alla gola». Allagato il comparto motori. Allagati i generatori. Allagato i quadri di trasmissione elettrica". Iaccarino si attacca all’interfono e grida in plancia quello che vede. "Allagato comparto motori", "allagato generatore". In plancia, lo "copiano" ripetendo ad alta voce quello che ascoltano. Sono fuori uso le pompe, fermi i motori. Tutti aspettano una risposta scontata: l’evacuazione. Anche perché, sulla nave, funziona ormai una sola fonte di energia. Un piccolo "Isotta Franschini" diesel. Il "Paperino", come chiamano in gergo il generatore di emergenza sul ponte più alto della "Concordia", in grado di alimentare soltanto le luci di emergenza a bordo. Iaccarino, torna a gridare all’interfono quello che vede ogni dieci minuti. Ma non c’è risposta. Schettino è al telefono. L’ufficiale Alessandro Di Lena: "Il comandante si è attaccato al suo telefono cellulare. Ha fatto numerose chiamate. Noi gli facevamo domande. "Comandante, che si fa?". Ma lui, niente, era sempre al telefono". «Al telefono con chi? Almeno tre diversi ufficiali in plancia riferiscono un dettaglio cruciale. "Schettino chiama almeno tre volte, forse quattro, Ferrarini, con cui parla a lungo". Roberto Ferrarini è il "Marine operation director", il responsabile dell’unità di crisi e controllo della flotta "Costa". I due parlano per prendere quali decisioni? Interpellate da Repubblica, fonti della società armatrice, spiegano: "È vero, Schettino ha contattato Ferrarini una prima volta alle 22.05 e a seguito di quella comunicazione sono state attivate le procedure di emergenza". Bene. Ferrarini ordina forse al comandante di evacuare la nave? O di allertare la Guardia Costiera? Se lo fa, perché Schettino ignora la disposizione (l’evacuazione sarà ordinata solo alle 22.58 dopo un’ulteriore insistenza della Guardia Costiera)? E se effettivamente Schettino fa di testa sua, perché, la mattina del 14, la società armatrice difende la correttezza del comportamento del suo comandante? La "Costa" sostiene ufficialmente di "non poter violare in questa fase il segreto di indagine" e dunque di non poter dare risposte sul contenuto di quelle tre telefonate. Ma, ufficiosamente, fonti interne alla compagnia riferiscono che, effettivamente, le comunicazioni di quella notte con Schettino sono movimentate. Il comandante ammetterebbe infatti di avere "un problema grave a bordo", ma, a quanto riferiscono ancora le fonti, lo minimizzerebbe, sostenendo di potercela fare. È un fatto - e questa volta a riferirlo sono due ufficiali in plancia - che la terza e ultima delle telefonate con Ferrarini, prima di evacuare la nave, si chiude con le parole del comandante. Affranto. "La mia carriera finisce qui. Mi licenziano"» (Carlo Bonini e Marco Mensurati).
Carlo Bonini e Marco Mensurati, la Repubblica 17/1; Corriere della Sera 18/1
Ore 21.49
Palombo contatta la Costa crociere e chiede cosa stia succedendo. Scatta l’allerta della Guardia di finanza. Corriere della Sera 18/1
Ore 21.52
La velocità della nave scende a 4 nodi: la Concordia svolta a sinistra e punta verso il porto del Giglio. A bordo ci sono alcuni feriti.
Ore 21.58
La nave si avvicina agli scogli di punta Gabbianella a una velocità di circa due nodi.
Ore 22.05
Sulla nave, funziona ormai una sola fonte di energia. Un piccolo "Isotta Franschini" diesel. Il "Paperino", come chiamano in gergo il generatore di emergenza sul ponte più alto della "Concordia", in grado di alimentare soltanto le luci di emergenza a bordo. Iaccarino, torna a gridare all’interfono quello che vede ogni dieci minuti. Ma non c’è risposta. Schettino è al telefono. L’ufficiale Alessandro Di Lena: "Il comandante si è attaccato al suo telefono cellulare. Ha fatto numerose chiamate. Noi gli facevamo domande. "Comandante, che si fa?". Ma lui, niente, era sempre al telefono". «Al telefono con chi? Almeno tre diversi ufficiali in plancia riferiscono un dettaglio cruciale. "Schettino chiama almeno tre volte, forse quattro, Ferrarini, con cui parla a lungo". Roberto Ferrarini è il "Marine operation director", il responsabile dell’unità di crisi e controllo della flotta "Costa". I due parlano per prendere quali decisioni? Interpellate da Repubblica, fonti della società armatrice, spiegano: "È vero, Schettino ha contattato Ferrarini una prima volta alle 22.05 e a seguito di quella comunicazione sono state attivate le procedure di emergenza". Bene. Ferrarini ordina forse al comandante di evacuare la nave? O di allertare la Guardia Costiera? Se lo fa, perché Schettino ignora la disposizione (l’evacuazione sarà ordinata solo alle 22.58 dopo un’ulteriore insistenza della Guardia Costiera)? E se effettivamente Schettino fa di testa sua, perché, la mattina del 14, la società armatrice difende la correttezza del comportamento del suo comandante? La "Costa" sostiene ufficialmente di "non poter violare in questa fase il segreto di indagine" e dunque di non poter dare risposte sul contenuto di quelle tre telefonate. Ma, ufficiosamente, fonti interne alla compagnia riferiscono che, effettivamente, le comunicazioni di quella notte con Schettino sono movimentate. Il comandante ammetterebbe infatti di avere "un problema grave a bordo", ma, a quanto riferiscono ancora le fonti, lo minimizzerebbe, sostenendo di potercela fare. È un fatto - e questa volta a riferirlo sono due ufficiali in plancia - che la terza e ultima delle telefonate con Ferrarini, prima di evacuare la nave, si chiude con le parole del comandante. Affranto. "La mia carriera finisce qui. Mi licenziano"» (Carlo Bonini e Marco Mensurati).
Carlo Bonini e Marco Mensurati, la Repubblica 17/1; Corriere della Sera 18/1
Ore 22.06
La nave è al buio. Un passeggero chiama dei parenti a Prato parlando di naufragio e loro telefonano ai carabinieri che contattano la Capitaneria di Livorno. Gabriele Isman, la Repubblica 17/1
Ore 22.14
Il transatlantico viaggia a una velocità di 0,7 nodi (meno di 2 chilometri all’ora). La capitaneria di porto di Livorno, dopo aver individuato l’esatta posizione della nave coi satelliti, si mette in contatto con la plancia di comando. "Concordia, è tutto ok?". "Positivo", rispondono dalla nave, "abbiamo solo un piccolo guasto tecnico". Corriere della sera 18/1; Gabriele Isman, la Repubblica 17/1
Ore 22.15
La Capitaneria continua a chiedere quale sia la situazione sulla nave. Comunica di aver saputo che ai passeggeri è stato fatto indossare il giubbotto salvagente e che il ponte della sala da pranzo ha ceduto. Dalla plancia ripetono che si tratta solo di interruzione di corrente. Corriere della sera, 18/1
Ore 22.26
Nuova comunicazione tra Capitaneria e Concordia. Stavolta dalla nave ammettono che «c’è una via d’acqua». Dalla terraferma chiedono se ci siano morti o feriti. Risposta: «E’ tutto a posto».La Guardia costiera chiede se la nave ha bisogno di assistenza. Dalal plancia chiedono un rimorchiatore. Corriere della sera, 18/1
Ore 22 e 30
In plancia hanno capito che attendere una risposta dal comandante è inutile. Accanto a Schettino è rimasto solo Dimitri Christidis, ufficiale superiore greco (sarà con lui "appennellato" nella scialuppa che li porta in salvo nella notte). Altri ufficiali decidono di investire di fatto del comando della nave Roberto Bosio, il comandante in seconda, un ligure che con Schettino ha sempre avuto rapporti di profonda diffidenza e rivalità marinara. Bosio è per l’immediata evacuazione e, infatti, comincia le operazioni anche senza l’ordine ufficiale. Di Lena: "Per i primi quaranta minuti dall’impatto, la nave è rimasta in assetto. Avremmo potuto agevolmente calare le scialuppe con i passeggeri su entrambe le murate. Saremmo arrivati tutti a terra senza neanche bagnarci i piedi".
Ore 22.31
La Capitaneria di porto non si fida di quello che dice Schettino e fa scattare i soccorsi.
Ore 22.34
La Capitaneria chiede un aggiornamento: dalla sala di comando dichiarano lo stato «distress», di soccorso.
Ore 22.35
I finanzieri arrivano sul luogo dove è adagiata la nave.
Ore 22.42
La Concordia si ferma definitivamente.
Ore 22.45
Inizia l’evacuazione. I passeggeri vengono invitati ad abbandonare la nave, anche se il comandante non ha dato il via libera.
Ore 22. 48
La capitaneria chiede se sia stata valutata l’ipotesi di abbandonare la nave. Dalla Concordia la risposta è «stiamo valutando».
Ore 22.58
Partono i sette fischi brevi e uno lungo che danno l’ordine di evacuazione. Sull’imbarcazione avvengono scene che fanno pensare a film celebri e tragici: la gente corre, grida, si getta sulle scialuppe. Qualcuno finisce in acqua: due francesi, Francis Servelle e Jean Pierre Michaud, precipitano da uno dei punti più alti, il marinaio Alberto Costilla Mendoza scivola in mare mentre cerca di aiutare un gruppo di passeggeri a salire sulle scialuppe. Sono loro le prime tre vittime. Muoiono annegati e assiderati.
Ore 23.10
I primi passeggeri evacuati sono sulle scialuppe dirette al porto.
Sabato.
Ore 0.30
Il comandante Schettino viene avvistato da numerosi testimoni su uno scoglio a destra della nave. Con lui ci sarebbe il secondo ufficiale Dimitri Ckristidis. Gabriele Isman, la Repubblica 17/1
Ore 0.32
Prima telefonata della Capitaneria al cellulare del comandante. Alla domanda su quante persone si trovino ancora a bordo, Schettino risponde 2-300. Poi dice: Ora torno sul ponte, ero andato a poppa per capire cosa stava succedendo – Rimarrà solo lei?- gli chiedono da terra – Credo di rimanere solo io – risponde lui mentendo. Dalla Capitaneria: Ha già lasciato la nave? – Assolutamente no – risponde il comandante.
Ore 0.42
La Capitaneria chiama al cellulare il comandante per la seconda volta e gli chiede: "Quanta gente deve scendere?".
"Ho chiamato l’armatore e mi dicono che mancano una quarantina di persone".
"Com’è possibile così poche persone? Ma lei è a bordo?".
"No, non sono a bordo perché la nave sta appoppando, l’abbiamo abbandonata".
"Ma come, ha abbandonato la nave?", chiede la guardia costiera.
"No, ma che abbandonata, sono qui, sto coordinando i soccorsi". Repubblica.it, 17/1
Ore 1.46
La terza telefonata, quella più concitata. In un crescendo di toni.
"Pronto sono De Falco da Livorno, parlo con il comandante? Mi dica il suo nome per favore", dice l’ufficiale della capitaneria.
Dopo qualche secondo di pausa. "Sono il comandante. Sono Schettino".
"Allora Schettino, ci sono persone intrappolate a bordo, lei adesso torna con la sua scialuppa sotto la prua della nave, lato dritto, c’è una bigaccina, lei sale su quella bigaccina (scaletta, ndr.) e torna a bordo della nave, mi riporta quante persone ci sono. Io sto registrando questa telefonata comandante Schettino".
Lui sta in silenzio. Dopo qualche istante.
"Comandante le dico una cosa"
De Falco: "Parli a voce alta"
Schettino: "Allora comandante in questo momento la nave è inclinata"
De Falco: "Parli a voce alta, metta le mani davanti al microfono e parli a voce alta, chiaro?
Schettino: "Allora comandà in questo momento la nave è inclinata"
De Falco: "Ho capito. Ascolti: c’è gente che sta scendendo dalla bigaccina di prua. Lei quella bigaccina la percorra in senso inverso, sale sulla nave e mi dice quante persone, cosa hanno a bordo, chiaro? M dice se ci sono donne, bambini o persone bisognose di assistenza e mi dice il numero di ciascuna di queste categorie, è chiaro? Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io la porto veramente molto male, le faccio passare dei guai. Vada a bordo"
Schettino: "Comandante per cortesia"
De Falco: "No per cortesia ora lei prende e va a bordo. Mi assicuri che sta andando a bordo".
Schettino: "Io sto andando con la barca dei soccorsi, sto qua non sto andando da nessuna parte, sto qua"
De Falco: "Che sta facendo comandante?"
Schettino: "Sto qua per coordinare i soccorsi"
De Falco: "Cosa sta coordinando lì? Vada a bordo e coordini i soccorsi da bordo"
Silenzio. Dopo qualche istante De Falco ribatte:"Lei si rifiuta? Lei si sta rifiutando di andare a bordo comandante? Mi dica il motivo per cui non ci va"
Schettino: " No non mi sto rifiutando, ci sto andando perchè c’è l’altra (incomprensibile) che ci sta andando"
De Falco: "Vada a bordo! E’ un ordine. Lei non deve fare altre valutazioni, lei ha dichiarato l’abbandono della nave, adesso comando io, vada a bordo, è chiaro? Non mi sente? Mi chiami direttamente da bordo, c’è il mio aereosoccorritore lì"
Schettino: "Dov’è il suo soccorritore?"
"Il mio soccorritore è a prua. Ci sono già dei cadaveri Schettino, avanti", dice l’ufficiale da livorno.
Schettino alla parola cadaveri chiede: "Quanti sono?".
Dall’altro capo risponde De Falco: "Non lo so, non lo so. Dovrebbe dirmelo lei, Cristo".
Schettino agitato ribatte "Comandante ma si rende conto che è buio e che da qua non vediamo niente"
Ma l’ufficiale perentorio insiste "Cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sulla prua della nave tramite la bigaccina, e mi dice cosa si può fare, quante persone ci sono, e che bisogno hanno. Ora."
Schettino: "C’è il mio comandante in seconda qui"
De Falco: "Come?"
Schettino: "C’è il mio comandante in seconda qui"
De Falco: "Salite tutt’e due allora. Come si chiama il secondo?
Schettino: "Dimitri"
De Falco: "Dimitri cosa?"
Schettino: "Dimistri Sistini"
De Falco: "Lei e il suo secondo salite a bordo, ora"
Schettino: "Comadà io voglio salire a bordo, semplicemente che l’altra scialuppa qua ci sono gli altri soccorritori. Si è fermata e sta alla deriva. Adesso ho chiamato altri soccorritori"
De Falco: "Lei è un’ ora che mi sta dicendo questo, ora vada a bordo e mi viene subito a dire quante persone ci sono. Vada, subito"
Schettino: "Va bene comandante." Repubblica.it, 17/1
Poco dopo, Schettino sarebbe avvistato mentre sale su un taxi nel molo nel porto del Giglio.
Ore 4.46
Arriva la comunicazione della Guardia di finanza: l’evacuazione della Concordia è terminata.
Ore 5
Schettino telefona alla madre ottantenne Rosa: «Mamma, è successa una tragedia. Ma stai tranquilla, ho cercato di salvare i passeggeri. Per un po´ non vi potrò telefonare». Poi rassicura il fratello Salvatore, anche lui marittimo. Simona Poli, la Repubblica, 15/1
11.30
Schettino, che ha passato la notte in Capitaneria di porto assieme ad alcuni suoi ufficiali, viene accompagnato da un taxi in hotel. Nel tragitto di 300 metri, racconta il tassista, Schettino non ha praticamente aperto bocca. Se non per fare una domanda: "dove posso comprare un paio di calze?". «Era come un cane bastonato, aveva freddo ed era impaurito. Ma come volete che stia un uomo, un comandante di una nave, dopo quello che era accaduto?". Anche all’Hotel Bahamas il comandante è stato di poche parole. "Si’ me lo ricordo - dice il titolare - dopo esser entrato ha chiesto di poter andare in bagno, per cambiarsi i pantaloni. Con se aveva soltanto una busta di plastica e un computer". Schettino era teso, con lo testa da qualche altra parte. "Non ha aperto bocca, con lui c’era una donna che gli diceva di non dire nulla e quando l’ha visto parlare con due giornalisti l’ha preso per un braccio e l’ha portato via". Ma a lei non le ha detto niente dell’incidente, non le ha chiesto niente? "Sulla vicenda della nave non ha fatto una parola. Ma mi ha chiesto un caffe’. E mi ha detto: "la prego, ci metta molto zucchero". L’ultima immagine che l’albergatore ricorda del comandante Schettino e’ quella di un uomo impaurito, che esce dal suo albergo con un bicchiere di carta in mano e si trova davanti agli occhi la Concordia rovesciata su un fianco e centinaia di giubbotti salvagente lasciati dai naufraghi di quella che fu la ’sua’ nave. rainews24.it 17/1
Ore 19
Schettino viene arrestato, su ordine della procura di Grosseto, con le accuse di omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono di nave. Rischia fino a 15 anni di galera.
Domenica 15 gennaio
Ore 16.15
I sommozzatori dei Vigili del fuoco estraggono a poppa della Concordia i cadaveri di due anziani (un italiano e uno spagnolo) con indosso i giubbotti di salvataggio. In nottata estrarranno un sesto cadavere nella parte non immersa della nave. www.ilsole24ore.com 16/1
Martedì 17 gennaio
Ore 11.30
Francesco Schettino entra in tribunale. Ne uscirà dopo tre di interrogatorio. Davanti al giudice lui giura di aver fatto tutto il possibile per evitare problemi ai passeggeri ma poi è costretto ad ammettere di aver commesso degli errori. «Sono stato vittima dei miei pensieri», prova a giustificarsi quando si parla del «saluto» all’Isola del Giglio e gli viene chiesto come mai abbia deciso di passare così vicino alla banchina del porto. Ma poi conferma che era proprio Mario Palombo la persona che voleva salutare. «Effettivamente qualcosa è andato storto nella manovra—aggiunge—perché ho virato troppo tardi. Però posso dire che quella rotta era stata decisa sin dalla partenza, non c’è stata alcuna modifica durante il viaggio. Io navigavo a vista perché conoscevo quei fondali visto che ci ero già passato tre o quattro volte, ma la presenza di quello scoglio mi ha sorpreso. In ogni caso posso dire di aver fatto tutto il possibile per salvaguardare i passeggeri e i membri dell’equipaggio». E per cercare di dimostrarlo fornisce un altro dettaglio che ottiene l’effetto contrario, facendolo apparire un po’ guascone: «Non indossavo il giubbotto di salvataggio perché serviva alle altre persone». L’accusa gravissima per chi è il responsabile della nave è quella di aver «abbandonato 300 persone incapaci di provvedere a se stesse e delle quali doveva invece avere cura». Il riferimento è ai disabili, ai bambini, agli anziani che erano a bordo della Concordia e che sono stati lasciati in balia degli eventi mentre «Schettino, nonostante quanto previsto dalla legge, non è sceso per ultimo». Una violazione pesante, ma soprattutto un’onta che il comandante ha provato ieri a spiegare con una ricostruzione difficilmente credibile: «Non avevo alcuna intenzione di scappare, stavo aiutando alcuni passeggeri a mettere in mare una delle scialuppe. Ad un certo punto il meccanismo di discesa si è bloccato, abbiamo dovuto forzarlo. All’improvviso il sistema si è riattivato e io, dopo aver sbattuto, mi sono ritrovato dentro la barca di salvataggio insieme a numerosi passeggeri». Una linea di difesa che appare alquanto strana se si tiene conto che su quella stessa scialuppa si sono ritrovati anche il secondo ufficiale Dimitri Ckristidis e il terzo ufficiale Silvia Coronica. Possibile che ci siano finiti per caso pure loro?
Fiorenza Sarzanini Corriere della sera 18/1
Ore 15
La Concordia restituisce i cadaveri di altri cinque passeggeri: quattro uomini e una donna tra i 50 e i 60 anni, Uno vicino all’altro, con i giubotti salvagente già indossati e il punto di ritrovo a poppa della nave a soli dieci metri da loro: erano ad un passo dalla salvezza ma non ce l’hanno fatta. I morti salgono così a undici, mentre i dispersi, secondo gli ultimi numeri diffusi dalla prefettura di Grosseto, sono 22. I feriti, invece, risultano a questo punto ottanta. Di Ansa.it 17/1
Ore 19.55
Arriva la notizia che a Schettino sono stati concessi i domiciliari.
Mercoledì 18 gennaio
Ore 10.45
Arriva la notizia che ci sono almeno altri tre indagati.
Nel mirino dei pm potrebbero finire anche il secondo ufficiale Dimitri Ckristidis e il terzo ufficiale Silvia Coronica, ritrovatisi entrambi sulla scialuppa da cui si e’ calato il comandante Francesco Schettino, l’unico finora ufficialmente indagato insieme al primo ufficiale in plancia Ciro Ambrosio, che e’ stato denunciato in stato di liberta’. Nel mirino dei pm potrebbe finire anche Roberto Ferrarini, marine operation director, ovvero il manager delle operazioni marittime e dell’unita’ di crisi della Costa. La sua posizione si sarebbe complicata. Gli inquirenti ipotizzano che le sue tre telefonate con Schettino possano aver influenzato il comandante, o addirittura che abbia assecondato oppure tollerato il suo comportamento. I magistrati sono in attesa dei tabulati telefonici da cui si potra’ capire con chi abbia avuto contatti Schettino quella notte. Stamattina i pm di Grosseto dovranno decidere se formalizzare l’accusa di abbandono di nave nei confronti di Ckristidis e Coronica. Ma anche altri ufficiali di bordo rischiano il coinvolgimento nell’inchiesta. Secondo testimonianze raccolte dagli investigatori, infatti, con ancora centinaia di persone a bordo, la Concordia sarebbe rimasta senza guida, senza ufficiali che coordinassero l’evacuazione da sopra la nave.
aggiungere la ragazza in plancia
l’articolo mandato da giorgio
la crono sulla stampa
la telefonata dei due gigliesi che dicono a capitaneria che costa è spiaggiata
palombo era a grosseto?