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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

LA CASA DEI PATRONI GRIFFI? “AI LIMITI DELL’ABITABILITÀ”

Vale di più una perizia dei tecnici Inps o vale di più una perizia del Servizio integrato infrastrutture e trasporti (Siit) del Lazio, un organismo semisconosciuto dipendente del ministero, che da un paio d’anni non esiste neanche più, almeno con quel nome? La risposta fornita dai magistrati del Consiglio di Stato ha condizionato l’esito dell’affare delle case davanti al Colosseo acquistate dal neoministro Filippo Patroni Griffi e dal deputato Pdl Giuliano Cazzola a un prezzo da barzelletta (177 mila euro per 109 metri quadrati l’appartamento di Griffi).
NELLA SENTENZA cruciale depositata nel 2005 e che il Fatto Quotidiano ha consultato, i giudici amministrativi, colleghi del presidente di sezione Patroni Griffi, hanno ritenuto che non fossero affidabili i periti Inps che in un verbale e in una serie di schede tecniche avevano ufficialmente certificato il buono stato complessivo dell’immobile, stabilendo che fosse sicuramente da inserire tra quelli di pregio. Da vendere cioè a prezzo pieno, senza sconti o agevolazioni.
I magistrati del Consiglio di Stato hanno invece considerato che fosse da prendere come oro colato la perizia del Servizio infrastrutture che giudicava quel palazzo una specie di bicocca, nonostante potesse far gola a qualunque acquirente al mondo. Partendo forse dal presupposto che la valutazione Inps era di parte in quanto ente venditore e quindi interessato a incassare il più possibile, i magistrati si sono affidati a un ufficio considerato terzo. Una scelta che però non solo ha determinato un esito che fa a pugni con il buon senso, ma che è imbarazzante per una serie di motivi.
Primo: di fronte alle valutazioni ufficiali di due organizzazioni ugualmente pubbliche, quella Inps non è stata presa sul serio, mentre l’altra ha dettato legge. Secondo: a quel punto l’Inps ha dovuto vendere senza poter dire quello che avrebbe detto qualsiasi altro padrone di casa e cioè: a quelle condizioni non vendo. Terzo: avendo negato il requisito del pregio al palazzo, l’immobile è stato ceduto nel 2008 con uno sconto complessivo del 40 per cento sul prezzo fissato 7 anni prima. In pratica grazie all’effetto congiunto perizia più sentenza, l’Inps è stato messo con le spalle al muro e costretto a svendere, mentre Patroni Griffi, Cazzola e gli altri inquilini hanno fatto l’affare della vita con in più l’avallo dei giudici.
I TECNICI del Siit sono impietosi nella valutazione del palazzo del Colosseo arrivando addirittura alla conclusione che esso “risulta ai limiti dell’abitabilità”. Una stima così esagerata ed estrema che il sottosegretario Ma-ria Teresa Armosino, delegata dal governo alla vendita di quelle case, ricorda di aver dichiarato un po’ per scherzo e un po’ per provocazione che “stando così le cose, quell’immobile va evacuato al più presto per evitare crolli e sciagure”.
I periti del Siit elencano 12 difetti seri, anche se abbastanza comuni in molti palazzi romani d’epoca fino a pochi anni fa. Eccoli: impianto elettrico non a norma, impianto idrico in contenitori eternit, assenza di acqua diretta, assenza di un impianto fisso di riscaldamento e riscaldamenti azionati da impianti autonomi, lesioni passanti e diffuse nelle pareti e nei soffitti, difetti nei due terzi degli infissi, lesioni diffuse e passanti nella facciata, infiltrazioni di acqua piovana sul lastrico di copertura, inutilizzabilità delle cantine, precaria situazione strutturale, carenze funzionali. All’ultimo posto la ciliegina sulla torta: “L’accresciuta vulnerabilità sismica” anche a causa della vicinanza della metropolitana.
ANNI PIÙ TARDI e a scandalo scoppiato si è saputo che la perizia era opera di Raniero Fabrizi e Filippo Di Giacomo, due tecnici Siit che compaiono nelle intercettazioni dei Ros nell’ambito dell’inchiesta sulla “cricca degli appalti” di cui esponente di spicco era Angelo Balducci, manager influente che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo al ministero delle Infrastrutture. Da cui il Siit dipendeva.