Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

LIBERALIZZAZIONI, LA CRUNA DELL’AGO DEL PREMIER

Nessuna trattativa. Mario Monti non ha alcuna intenzione di sedersi a negoziare con Loreno Bittarelli e i suoi tassisti romani che ieri hanno assediato Palazzo Chigi. Negli ambienti di governo l’incontro di ieri è considerato “un’audizione”, mica un negoziato. L’incontro l’ha gestito Manlio Strano, segretario generale alla Presidenza del Consiglio. Un esponente della struttura amministrativa, privo di mandati politici. Che può ascoltare, forse riferire al premier, ma non certo trattare. Ancora non sono chiari i dettagli dell’intervento sui taxi, ma la linea sì: nessun piano di liberalizzazioni, si ragiona negli ambienti di governo, può essere preso sul serio dai mercati e dall’Europa se non si piega la lobby più violenta.
IL RINVIO del vertice previsto per domani con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy è stato una benedizione. Ci sono 24 ore in più per affinare il decreto legge. Il suo impianto è stato stravolto: non più un provvedimento inaugurale della “fase 2” ma un defibrillatore per l’economia italiana in recessione. Altro che “un decreto al mese”, come aveva promesso Corrado Passera. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, sta lavorando al testo, questa sera dovrebbe essere pronta una bozza attendibile. Ma l’impianto è definito: forte del sostegno popolare (lo dicono i sondaggi) per l’intervento sulle lobby più note, Monti vuole mettersi al riparo dall’accusa di colpire soltanto i piccoli gruppi di potere e quindi crescono i provvedimenti dedicati a interessi più rilevanti. É questo il timore che avrebbe espresso ieri sera Silvio Berlusconi in un vertice a palazzo Chigi, ventilando una crisi dell’esecutivo tecnico se le liberalizzazioni colpiranno solo i tassisti e i farmacisti, categorie care al Pdl. Nei testi che circolavano ieri, per esempio, c’era una parte consistente dedicata alle assicurazioni e alle banche: conti correnti a costo quasi zero, imposti dal ministero del Tesoro, rafforzamento del divieto del mandato di esclusiva per gli agenti assicurativi, per garantire che offrano prodotti tra loro concorrenti. Ma anche semplificazione burocratica per aprire una società a responsabilità limitata e un articolo 19 del testo dall’infelice titolo “Privatizzazione dei servizi pubblici locali”, che ripropone la legge Ronchi cancellata dal referendum di maggio. Sulla benzina si sta ancora studiando: pur avendo massacrato gli automobilisti alzando le accise sui carburanti, ora il governo vorrebbe ridurre la parte industriale del prezzo. Consentire ai gestori degli impianti di vendere anche benzina senza marchio non basta, perché spesso le stazioni sono di proprietà delle compagnie (tipo Esso, Q8, Ip). E Monti, con la sponda del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera (che la Lega vuole sfiduciare con una mozione), sarebbe determinato anche ad affrontare i nodi più impegnativi: le reti. Giusto una settimana fa Catricalà, a Porta a Porta, diceva: “Separare l’Eni dalla Snam non è una priorità”. Ma poi le cose sono cambiate, adesso rendere indipendente l’infrastruttura del gas dal gruppo energetico controllato dal Tesoro è un’ipotesi percorribile. Non per decreto, ovviamente, visto che l’Eni è una società quotata in Borsa. Ma il decreto dovrebbe contenere almeno un’indicazione di volontà politica, poi si procederà per altre vie con i dettagli. Idem sulle ferrovie: il decreto non sancirà lo scorporo dell’infrastruttura dalle Ferrovie dello Stato, che sono al contempo titolari della rete e concorrenti su di essa. Ma dovrebbe sancirne il principio. “L’Autorità dei trasporti che abbiamo istituito avrà tra i suoi compiti quello di decidere se è necessario un livello ancora maggiore e farà una proposta al governo”, ha assicurato ieri Passera. I tempi, quindi, non saranno fulminei.
TUTTO DECISO, quindi? Anche ammesso che tutti i buoni propositi di queste ore vadano a buon fine, ci sono alcuni punti su cui la spinta liberalizzatrice di Monti sembra un po’ arenata. Le Poste, per esempio, regno di Passera quando ne era amministratore delegato negli anni Novanta. Il Bancoposta, cioè l’insieme dei servizi bancari, rimarranno nel perimetro del gruppo. Sulle farmacie le lobby dei farmacisti speravano di incassare qualcosa. Ma stando ad Alessandro Mazzacca, lobbista delle parafarmacie, il ministro della Salute Renato Balduzzi avrebbe assicurato “piena apertura alla vendita dei farmaci di fascia C con ricetta nelle parafarmacie”. Anche a dicembre sembrava fatta, poi è saltato tutto con un blitz in Parlamento. Vedremo venerdì, quando Monti annuncerà il decreto.