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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

PER LE «TRE SORELLE» UN UTILE ANNUO DA UN MILIARDO

Il rating pesa (su chi lo subisce). Il rating rende (a chi lo dà). Quel giudizio sull’affidabilità creditizia di Stati e imprese ha – nonostante le critiche sempre più esplicite – un impatto notevole. E oggi come oggi con lo stillicidio continuo di bocciature nell’area dell’euro ha effetti destabilizzanti come non mai.
E così quella pagella pesa. Eccome. Rende più poveri i paesi facendo lievitare il costo dell’accesso al nuovo debito, ma rende ricco chi sta in cattedra e bacchetta a piene mani governi, banche e imprese.
Un miliardo di utili netti
da dividere in tre
Quanto rende? Da una ricostruzione dei bilanci elaborata da Il Sole-24Ore i tre big del rating mondiale cioè Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch producono insieme utili netti per circa un miliardo di dollari. All’anno. Ogni anno che passa. Crisi o non crisi. D’altronde per chi di mestiere assegna pagelle in regime di oligopolio stretto, la crisi per definizione non può esistere. La sola Moody’s ha sfornato 508 milioni di profitti netti nel solo 2010. Almeno 300 milioni ne produce S&P e gli altri ad arrivare al miliardo sono appannaggio di Fitch
L’oligopolio delle tre sorelle del rating
Chiamarle «tre sorelle», o i padroni della finanza globale, non è azzardato. S&P’s, Moody’s e Fitch con la loro azione muovono volenti o nolenti i flussi di capitale a livello globale. Tre sorelle a sostituire il decaduto e antico ruolo delle big seven del petrolio. E come tutti i grandi poteri oligopolistici fanno inevitabilmente del loro business una gallina dalle uova d’oro. Vere e proprie macchine da soldi.
Nei primi nove mesi del 2011 Standard&Poor’s ha realizzato ricavi per 1,33 miliardi di dollari. Pochi, tanti? Comunque in crescita sui 12 mesi precedenti di un buon 9 per cento. Moody’s fattura ancora di più e cresce ancor meglio: 1,71 miliardi di dollari il conto pagato nei primi 9 mesi del 2011 da chi riceve le loro pagelle. Quei ricavi sono in crescita del 17%. Se tutto andrà come sta andando per i due big statunitensi il 2011 sarà un’annata con ricavi ben sopra i 2 miliardi per Moodys’ e sopra la cifra di 1,7 miliardi con cui S&P ha chiuso il bilancio del 2010. E questo è il giro d’affari dei due colossi Usa. Fitch, l’unica europea e posseduta al 60% dalla francese Fimalac e per il 40% dal gruppo Hearst ha archiviato i conti del primi nove mesi del 2011 con 525 milioni di euro (666 milioni di dollari) di ricavi.
Anche in questo caso la crisi non si è mai vista. I ricavi sono saliti del 7% sullo stesso periodo del 2010. E così i tre grandi padroni della finanza globale fatturano insieme quasi 4,4 miliardi di dollari. Guadagnandone almeno uno. Ma non è il fatturato che conta, nè per le agenzie nè per i suoi azionisti che in Usa sono il fior fiore dell’industria dei fondi d’investimento. Conta appunto la redditività che raggiunge livelli record, irraggiungibili da molti business e settori. L’utile operativo di Moody’s valeva, a fine settembre 2011, 572 milioni di dollari su 1,33 miliardi di fatturato. Il che vuol dire una marginalità industriale del 42%. Idem per S&P dove per 100 dollari fatturati, 43 diventano profitti operativi. Meno remunerativa è la sola Fitch che ha profittabilità industriale al 31%.
Azionisti all’incasso
Non deve così stupire che i fondi d’investimento Usa facciano a gara a stare nell’azionariato di Moody’s e S&P. Nonostante i tanto decantati "muri cinesi" si sfrutta una posizione di privilegio rispetto ai propri portafogli e soprattutto si guadagna. Moody’s è salita in borsa del 52% negli ultimi due anni e capitalizza quasi 4 volte i suoi ricavi. Trovare un’azienda così appetibile di questi tempi è quasi un lusso.