Marco Valsania, Il Sole 24 Ore 18/1/2012, 18 gennaio 2012
NEL MIRINO SEC LE TRIPLE A SUI SUBPRIME
Sulle agenzie di rating, a cominciare da Standard & Poor’s, piombano con nuovo impegno le autorità federali americane. Il Dipartimento della Giustizia ha ripreso le fila di inchieste che erano parse languire sui troppo generosi voti assegnati da S&P a titoli legati ai mutui poi rivelatisi tossici, capaci di provocare gravi perdite e di scuotere il sistema bancario e finanziario internazionale. I procuratori del ministero hanno cominciato a interrogare aggressivamente ex analisti e a passare al setaccio decine di documenti dell’agenzia. L’obiettivo: accertare se i "voti" siano stati viziati da favori ai clienti di prestigio, le banche che emettevano i bond.
L’accelerazione impressa alle indagini, rivelata dal Wall Street Journal, mostra come la credibilità delle agenzie di rating resti più che mai in discussione. S&P è oggi finita nel mirino, oltre che per i giudizi sui derivati, anche per l’attendibilità e serietà dei suoi voti sul debito sovrano. Polemiche sono esplose in Europa, reduce da un declassamento collettivo di nove paesi, e negli Usa, il cui rating è stato ridimensionato in agosto tra le proteste del Tesoro che ha denunciato errori di calcolo dell’agenzia. La Sec ha in corso indagini sul declassamento e a settembre ha pubblicato un duro rapporto sull’intero settore delle agenzie di rating, indicando che hanno ignorato conflitti d’interesse e altre norme di governance e sostenendo la necessità di riforme fondate su maggiori controlli e concorrenza.
A gettare benzina su una controversia già infuocata sono arrivati nuovi dati sugli stretti rapporti intrecciati da agenzie di rating e clienti. Un’altra analisi Sec in dicembre ha mostrato come almeno 136 analisti in forza alle agenzie negli ultimi 5 anni siano passati al servizio di società alle quali avevano dato voti. Una revolving door, una porta girevole, non certo incoraggiante quando si tratta di proteggere l’etica e scongiurare conflitti. In testa in questa speciale classifica c’è Moody’s Investors Service, con 82 casi, seguita da Fitch con 24 e da S&P con 23. Le società che hanno fatto incetta di analisti sono state spesso banche interzionali, compresi colossi europei quali Credit Suisse e Deutsche Bank con sette ciascuna.
Lo slancio delle indagini federali – almeno 5 ex funzionari di S&P sono stati chiamati dalle autorità in queste settimane – vuole gettare luce sul mancato rispetto degli stessi standard interni delle agenzie nell’assegnare rating ai derivati sui mutui. Un simile mancato rispetto è già una violazione delle norme Sec. Il sospetto è che dirigenti dell’agenzia abbiano premuto per i rating facili. Con gli analisti, che sono stati avvisati di essere pronti a nuove chiamate, i procuratori dell’amministrazione di Barack Obama stanno scrutinando numerose e-mail e altra documentazione dell’agenzia risalendo fino al 2004.
L’esito delle indagini, però, resta incerto. Finora i procedimenti penali scaturiti dalla crisi sono stati pochi, per la difficoltà di dimostrare nell’alta finanza l’intento di violare leggi. Denunce per danni e multe sono considerate le più probabili qualora l’inchiesta abbia seguito. Indicazioni che anche la Sec resti sulle tracce delle agenize per possibili sanzioni sui derivati, in particolare di S&P e di Moody’s, sono giunte tra agosto e settembre. S&P ha rivelato di aver ricevuto una Wells Notice, la comunicazione formale della Sec e che potrebbe finire sotto accusa per il rating a un Cdo: un derivato sul debito da 1,6 miliardi di dollari battezzato Delphinus 2007-1. Quattro anni or sono venne consacrato con una Tripla A per poi essere declassato a titolo spazzatura in sei mesi.