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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

Senna jr sulla Williams, la F1 fatale a zio Ayrton - In fondo è una storia triste. Un brasi­liano di serie C toglie il volante di mano a un brasiliano di serie B e il tutto in memo­ria di un terzo brasiliano di serie A

Senna jr sulla Williams, la F1 fatale a zio Ayrton - In fondo è una storia triste. Un brasi­liano di serie C toglie il volante di mano a un brasiliano di serie B e il tutto in memo­ria di un terzo brasiliano di serie A. Me­glio dire tripla A, visto che va di moda. Se ci fosse una Standard & Poor’s della F1, l’operazione Bruno Senna sulla Wil­liams usata da Barrichello nel 2011, ma soprattutto la Williams su cui si uccise il mitico Ayrton Senna, Imola mellenove­centonovantaquattro, era il primo mag­gio, il giorno prima era toccato al povero Roland Ratzemberger, ecco, se ci fosse un’agenzia dirating declasserebbe subi­to la suddetta operazione. Perché sa di se­rie B e C assieme, e soprattutto odora ter­ribilmente di sponsor e tristezza infinita. Per la verità odora anche di silenziosa e sacrosanta paura. La paura di mamma Viviane Senna, sorella di Ayrton, che as­sieme ai genitori, per lunghi anni, ha pro­vato­ a tener lontano il figlio Bruno dai mo­tori dopo che lo zio si era ammazzato. Ma inutilmente. Perché Bruno - e di questa caparbietà gli va dato atto - è giunto nel Circus in vistosissimo ritardo, a 26 anni, costretto come è stato a debuttare nelle formule minori solo una volta maggio­renne, e neppure sfigurando. Ma dal non far brutta figura ad essere un giovane Vet­tel o un nipote degno di zio Ayrton, ce ne passa. Fatto sta siamo qui a parlarne perché un’operazione che trasuda distoria e de­nari offerti alla Williams che sta alla vec­chia Williams esattamente come Bruno staallo zio, è un’operazione che non può essere ignorata. Senna junior sulla Wil­liams che fu l’ultima macchina di Ayr­ton, per di più motorizzata Renault pro­prio come quella di Ayrton, rappresenta una storia declassata quanto succosa. E fa tenerezza ascoltare le parole di Bruno intervistato sul tema quando a domanda risponde «sarà molto interessante» per­ché «nella vita tutto succede per un moti­vo ». Quanto alla «mia famiglia non ha un atteggiamento negativo» anzi - sembra dire dimenticando in fretta e furia quan­do, dopo la morte dello zio, fecero spari­re go kart e similari dalla fazenda - anzi «tutte le persone che mi sono vicine, ora sono contentissime. Ho parlato con i miei nonni prima ancora di dirlo a mia madre: mia nonna era contentissima, mio nonno si è fatto una grossa risata. Tut­ti sorridono, tutti hanno lavorato sodo per arrivare a questo punto: siamo uniti e siamo felici». E il paragone con lo zio «è qualcosa con cui ho dovuto fare sempre i conti nella mia carriera». Buona l’ultima. A quest’ultima frase è doveroso credere, solo a questa. Ma che il nonno si sbellichi dalle risate per il nipo­te è un tantito hard. Plausibile, invece, che la famiglia ci abbia fatto il callo. In fondo, Bruno è in F1 da un paio di anni, zero soddisfazioni con la Hrt nel 2010, quasi zero nel 2011 visti i due punti digni­t­osamente acchiappati a Monza al volan­te di una Lotus-Renault. Anche questa, a ben vedere, un’ex monoposto dello zio: quella con cui vinse la prima corsa in car­­riera, in Portogallo, sotto il diluvio, anno millenovecentottantacinque. Ricordo ben diverso rispetto a quello associato al­la Williams e a Imola, suvvia. Ma questo non pare importare a Senna jr, tant’è vero che fa quasi tenerezza quando aggiunge «alcune delle persone in squadra hanno lavorato con lo zio e so­no felice che mi diano la possibilità di mettermi alla prova... e mi auguro che, as­sieme, sapremo rispolverare dei bei ri­cordi e crearne di nuovi per noi». Quali sarebbero i bei ricordi da rispol­verare? Ayrton, in Williams, non vinse una sola gara; Ayrton rimase più o meno col volante in mano all’entrata della cur­va del Tamburello; Ayrton non riusciva quasi a entrare nell’abitacolo di quell’ot­tima e però estremissima monoposto concepita da un già calvo e già genio Adrian Newey.L’unico ricordo vero e cru­do e tragico che resta di Ayrton sulla Wil­liams è quella ripartenza di Imola ’94 e lo schianto. Punto.