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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

Gli aerei da guerra? Un affare per l’Italia - L’Italia concluderà un affare d’oro se Israele acquisterà una flotta di aerei tricolo­re per l’addestramento dei suoi piloti

Gli aerei da guerra? Un affare per l’Italia - L’Italia concluderà un affare d’oro se Israele acquisterà una flotta di aerei tricolo­re per l’addestramento dei suoi piloti. Stia­mo parlando di una commessa che si aggi­ra­sul miliardo di dollari e sarebbe un tocca­sana in questo momento di crisi. Ieri il quo­tidiano israeliano Haaretz ha scritto che l’aviazione militare avrebbe caldeggiato al ministero della Difesa gli apparecchi italia­ni M- 346 «Master». La flotta di addestratori con la stella di Davide è ferma ai vecchi ae­rei Skyhawk. Non ci sono conferme ufficia­­li, ma il parere sarebbe scaturito all’inizio della settimana durante un consulto presie­duto dal comandante dell’aviazione israe­liana, il generale Ido Nehushtan. I 30 adde­stratori dell’Alenia Aermacchi, gruppo Finmeccanica, costo ad aeroplano sui 20-21 milioni di dollari, potrebbero battere la concorrenza sudcoreana. Per mesi Seul ha accusato Tel Aviv di fare l’occhiolino al nostro Paese. Il feeling fra il premier israe­liano Benjamin Netanyahu e Silvio Berlu­sconi è servito da volano. Gli ottimi rappor­ti con Israele non si sono certo raffreddati con l’attuale ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Sul piatto c’è un miliardo di dollari ed un fiore all’occhiello per l’industria italiana se gli israeliani, che puntano molto sull’arma aeronautica, acquistassero i nostri adde­stratori. Dodici M-346 sono già stati veduti a Singapore, per 543 milioni di dollari, che addestrerà i suoi piloti sul nuovo velivolo pressoil61˚ stormodiLecce. L’aeronautica italiana ne ha già comprati sei, per 280 mi­lioni di euro, con un’opzione per altri nove, anche se non mancano i soliti problemi di budget. I primi due sono già stati consegna­ti lo scorso anno. Pochi lo sanno, ma l’inten­zione di acquistare gli addestratori fu presa nel 2007 dal governo di Romano Prodi. I soli­ti critici ammantati di pacifismo sostengo­no che i costi per progettazione e sviluppo dell’aereo sono schizzati alle stelle. Le com­messe iniziali, però, danno lavoro a 3mila persone dello stabilimento di Venegono, in provincia di Varese, oltre all’indotto. Una gara con gli Emirati arabi uniti è sta­ta congelata, anche se l’addestratore italia­no era già stato selezionato. Il piccolo, ma ricco paese del Golfo si sarebbe indispetti­to per il veto americano ed israeliano allo sviluppo con l’Italia di un velivolo senza pi­lota armato. La «madre di tutte le commes­se » è quella americana, che prevede una commessa di ben 350 addestratori nel co­siddetto progetto TX. Gli Usa non hanno an­­cora indetto la gara, ma prima o dopo devo­no farlo. L’Alenia Aermacchi punta anche sulla Polonia con una commessa di 16 aero­plani. L’M-346, deriva da un antico progetto con i russi. Il modello Master è un addestra­tore per caccia bombardieri di tipo Stealth (invisibili), come il contestato F 35. I critici militanti hanno addirittura para­gonato l’aumento dei costi per il nuovo Joint strike fighter all’impennata del bud­get per l’addestratore. Secondo gli addetti ai lavori, però, «l’ M-346 e l’F 35 sono il bino­mio che incarna la gloriosa tradizione italia­na nell’industria militare aeronautica». Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Pa­ola, ha confermato che sull’acquisto di 131 caccia F 35 per 15 miliardi di euro «è in cor­so ­un riesame alla luce delle esigenze opera­tive e della compatibilità finanziaria ». La co­perta è corta per tutti, ma come ha sottoline­ato il ministro il programma del Joint strike fighter è «di elevato valore operativo, tecno­logico e industriale, che vede già oggi a Ca­meri ( Novara) un complesso industriale de­dicato al velivolo che dà e darà occupazio­ne a 1.500 persone ed in prospettiva sono previsti 10mila posti di lavoro».