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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

La malagiustizia vale l’1% di Pil Si riparte dalla ricetta Severino - Lenta, inefficiente, spesso ingiusta e anche troppo costosa

La malagiustizia vale l’1% di Pil Si riparte dalla ricetta Severino - Lenta, inefficiente, spesso ingiusta e anche troppo costosa. Il modello della giustizia italiana deve cambiare perché co­­sì, dice Paola Severino nella sua relazione annuale alle Camere, non ce la possiamo più permettere. Solo il cattivo funziona­mento del settore civile ci fa perdere l’ 1 per cento del Pil, senza parlare dei 46 milioni di euro che nel 2011 lo Stato ha dovuto pa­gare per gli errori giudiziari e gli 84 milioni sborsati per i risarcimenti per i tempi lun­ghi dei processi. Le priorità che indica il ministro della Giustizia sono l’emergenza carceri,la len­tezza dei procedimenti (7 anni nel civile, quasi 5 nel penale) e la lotta alla corruzio­ne. Piace al centrodestra, denunciando l’eccessivo uso della custodia cautelare, criticando i 9 milioni di processi pendenti e lodando il calo di arretrato nel civile e il diffondersi della mediazione. Piace al cen­­trosinistra, con la sua«angoscia»per lo sta­to dei penitenziari sovraffollati da 66.897 detenuti,per l’«anomalia»dei 28mila dete­nuti in attesa di giudizio, per l’impegno a combattere la corruzione. Il suo è un discorso molto tecnico, non un programma ma una descrizione del preoccupante quadro attuale e delle ini­ziative per migliorarlo. Anche per questo raccoglie un larghissimo consenso nel­l’aula di Montecitorio: con 424 sì, 58 no e 45 astenuti passa la risoluzione firmata da Pdl, Pd e Terzo Polo, mentre vengono re­spinte quelle di Lega, Idv e Radicali. «Un se­gnale importante- commenta il Guardasi­gilli - il mio ringraziamento non è solo for­male ma di sostanza». Ogni partito legge a modo suo la relazione, ma applaudono tutti,ad esclusione della Lega che l’accusa di volere un «indulto mascherato». Sarà il parlamento, se vuole, ad approvare un’amnistia,risponde lei,«e io non mi op­porrò ». I radicali quel provvedimento lo ri­vendicano a gran voce, ma gli altri no. Il più entusiasta della Severino è Pier Ferdinando Casini: «Finalmente una bel­la pagina per la giustizia- dice il leader Udc - In un mese potremmo fare la riforma epo­cale ». Soddisfatto, il segretario del Pdl An­gelino Alfano sottolinea che il ministro ha espresso «grande riconoscimento per le ri­forme del nostro governo». Per il Pd, inve­ce, l’aria è tutta nuova e la capogruppo in Senato Anna Finocchiaro apprezza che la Severino indichi «per ogni problema una soluzione lucida, concreta e praticabile». Anche il leader Idv Antonio Di Pietro vede «una nuova strada, distante rispetto ai ve­leni del precedente governo». Il ministro della Giustizia ora è più forte e oggi in Senato la maggioranza dovrebbe confermare un voto compatto. La Severino punta su una politica a co­sto zero ( o quasi) di razionalizzazione, or­ganizzazione, semplificazione e rispar­mio, accantonando le riforme al centro di troppe polemiche. Promette di aprire le nuove carceri non entrate in funzione «per cause tecniche», accelerare i proces­si, coprire i vuoti in magistratura (1.317), riorganizzare e ridurre i troppi uffici giudi­ziari (2mila in 3 mila edifici), accorpando 674 tribunali, recuperando 2mila ammini­­strativi e risparmiando 28 milioni di euro.