LAURA ANELLO, La Stampa 18/1/2012, 18 gennaio 2012
“Siamo affamati la nostra è solo legittima difesa” - Ma lo sa che l’altro giorno si sono suicidati due imprenditori agricoli, uno a Mazara del Vallo e uno a San Giuseppe Jato? E lo sa che sono gli ultimi di una lunga serie? Si parla tanto degli industriali veneti, ma anche qui in Sicilia è una strage»
“Siamo affamati la nostra è solo legittima difesa” - Ma lo sa che l’altro giorno si sono suicidati due imprenditori agricoli, uno a Mazara del Vallo e uno a San Giuseppe Jato? E lo sa che sono gli ultimi di una lunga serie? Si parla tanto degli industriali veneti, ma anche qui in Sicilia è una strage». Franco Calderone, uno dei quattro leader della protesta del «Movimento dei forconi», è alla testa di una fila di camion e trattori in marcia sulla statale tra Palermo e Agrigento: «Una fila di quattro chilometri, diecimila agricoltori scesi in strada a manifestare». Lui è un imprenditore vitivinicolo: «Sono l’unico che in Italia faccia un Pinot nero sopra i mille metri, pluripremiato ai concorsi internazionali, ma adesso faccio fatica ad andare avanti, come gli altri». Già, la rivolta arriva anche dagli uomini dei filari e dalle bottiglie che hanno fatto fare il gran salto di qualità alla Sicilia che prima viveva di prodotto sfuso e cantine sociali. E infiamma allevatori, coltivatori di grano, produttori di olio. Il popolo minuto della campagna che ha risposto al richiamo di un movimento nato nel maggio 2011 ad Avola, in provincia di Siracusa, dall’alleanza con gli omonimi pastori sardi che l’anno prima avevano bloccato l’aeroporto di Alghero. «Ci siamo incontrati con Felice Floris, il leader - racconta Calderone - e ci siamo piaciuti». Ma la prima grande uscita in scena è questa, al fianco degli autotrasportatori senza sigle, dei pescatori, di tutte le vittime dalla crisi che sentono di non avere altra scelta che la protesta di piazza. Senza deleghe, senza mediazioni, senza regole. Populisti? Eversivi? Qualunquisti? Imbeccati dai politici autonomisti? Questa, tra tutte, è l’accusa che li fa infuriare: «Il Movimento dei forconi non è agganciato a nessun partito politico, né di destra né di centro né di sinistra. Per noi queste sono soltanto indicazioni stradali». Certo è che Pino Aprile, l’autore di «Terroni», l’ideologo del Meridione depredato dal Nord, li vede come i protagonisti del riscatto del Sud. «Li ho incontrati alla scuola di politica di Filaga sui monti Sicani racconta -. Qualcuno mi si avvicinò e mi disse: noi siamo alla disperazione, pronti alle armi, ci manca solo un leader, e io risposi: guardate che non ho fatto neanche il militare». Ma anche il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, leader di un partito contro «le predazioni del Nord», li ha ricevuti con pacche sulle spalle prima che la protesta diventasse questione di ordine pubblico. Per non dire che il caos ha scatenato, come un riflesso pavloviano, i rigurgiti antistorici di Forza Nuova, pronta a dichiarare che «ora il passaggio successivo è la sovranità monetaria». Di tutto questo il movimento non vuole sentir parlare. «Stiamo protestando per legittima difesa - dice Calderone - da sei anni le nostre imprese agricole non producono più reddito. Lo Stato ci ha fatto spendere un sacco di soldi per riammodernare le aziende, le cantine, le stalle, i mulini per adattarsi alle normative europee. Poi sono crollati i mercati e adesso ci troviamo con le scoperture bancarie, gli assegni in protesto, le ingiunzioni, i pignoramenti. E con gli ortaggi che arrivano dal Nordafrica senza alcun controllo: carciofi a cinque euro, funghi a prezzi stracciati». Parlano di 50 mila aziende agricole su 200 mila pignorate e messe all’asta negli ultimi tre anni. E chiedono il blocco immediato delle cartelle esattoriali, del pagamento dei contributi Inps (ceduti a Equitalia e lievitati negli anni), il rifinanziamento delle imprese con fidejussioni bancarie garantite dalla Regione, l’abbattimento del prezzo del gasolio agricolo «che costa un euro e 20 al litro, pensi che una macchina agricola ne consuma circa 300 al giorno». E l’aumento dei contributi per il mancato reddito dei terreni: «Abbiamo 220 euro annui a ettaro, anche se sono improduttivi, contro i 950 degli agricoltori veneti». «Monti - continua il leader della protesta - ha tassato i magazzini, i ricoveri di attrezzi, i fienili, le cantine, gli oleifici, tutte le strutture a servizio delle attività di trasformazione agricola che prima erano esenti». Il battito di farfalla a Roma che qui in Sicilia ha scatenato l’uragano.