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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

Allarme Bankitalia fino al 2014 crescita a rischio - In Italia la situazione resta «molto delicata», tanto più dopo il declassamento di S&P’s, ma le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito «sono decisamente eccessive»

Allarme Bankitalia fino al 2014 crescita a rischio - In Italia la situazione resta «molto delicata», tanto più dopo il declassamento di S&P’s, ma le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito «sono decisamente eccessive». A rassicurarci sul traballante quadro dei conti è intervenuta ieri la responsabile del Debito del ministero dell’Economia, Maria Cannata, che per quest’anno avrà il difficile compito di collocare 440 miliardi di euro di titoli. Cannata è convinta che tenendo duro i prossimi tre mesi, «l’appetito per la carta italiana tornerà». E che alle agenzie di rating si dia «troppo peso» La regista delle nostre aste di debito ha anche ricordato che di recente la curva dei rendimenti «si è normalizzata». Una constatazione importante, che anche il bollettino della Banca d’Italia uscito ieri aiuta a interpretare, assieme alle dichiarazioni del governatore Bce Mario Draghi di giovedì scorso. Nelle ultime settimane del 2011, infatti, a via XX Settembre era scattato l’allarme rosso. I tassi di interesse dei titoli a breve erano schizzati sino a raggiungere quelli dei Btp, al 7 per cento. Un allineamento pericolosissimo, che segnala un’impennata del rischio default. In soldoni, l’umore degli investitori era precipitato talmente tanto, nei nostri confronti, che i mercati pensavano che le nostre probabilità di fallire fossero le stesse tra sei mesi o tra dieci anni. Adesso, ricorda Cannata facendo riferimento alle due aste andate molto bene la scorsa settimana, i rendimenti sui Btp a dieci anni sono tornati sotto il 7 per cento, mentre quelli sui bond a breve, «nel giro di poco più di un mese», sono crollati a meno del 2,4 per cento. Conta, evidentemente, l’effetto «SuperMario». Riferito sia al nostro presidente del Consiglio, Mario Monti, che sta cominciando a convincere i mercati che l’Italia può risalire la china. L’allentamento delle tensioni sul debito sono state immediate dopo il suo insediamento e la manovra, osserva la Banca d’Italia nel bollettino diffuso ieri. Vanificate, però, dalle «incertezze» del mercato sulle decisioni prese al Consiglio europeo del 9 dicembre. Tra l’altro Cannata ha fatto sapere che il valore dei nostri bond acquistati dalla Bce negli ultimi mesi «è vicino» ai 200 miliardi. Ma anche la decisione dell’altro «SuperMario», Draghi, a fine dicembre di rovesciare sul mercato 489 miliardi di prestiti all’1 per cento ha tagliato gli oneri sui titoli italiani a breve. Lo ha rivendicato lo stesso presidente Bce, una settimana fa. Lo ha confermato ieri anche Bankitalia, definendo quella mossa «importante» per i rendimenti del nostri titoli ma anche per le banche. Per quelle dell’area euro «rispetto ai giorni precedenti all’operazione» i premi sui Cds delle banche «si sono ridotti di 20 punti». Sono scesi, in sostanza, i premi per chi si assicura contro il default degli istituti di credito europei. L’istituto di via Nazionale si è anche esercitato su due diversi scenari economici. Nel primo il differenziale dei tassi sui nostri decennali rispetto a quelli tedeschi resta agli attuali 500 punti (circa al 7 per cento). In quel caso la nostra economia calerebbe dell’1,5 per cento quest’anno e non crescerebbe nel 2013. Se invece i tassi tornassero ai livelli della scorsa estate, a 200 punti dai Bund, la flessione del Pil sarebbe dell’1,2 per cento e l’economia riprenderebbe a crescere dello 0,8 per cento nel 2013 (Bankitalia stima anche che la recessione sia già da mezzo punto nell’ultimo trimestre 2011). Per via Nazionale, infine, le tre manovre correttive approvate tra luglio e dicembre del 2011 avranno effetti strutturali valutati in 80 miliardi e regaleranno ai nostri conti pubblici un avanzo primario del 5 per cento nel 2013. E il promesso pareggio di bilancio.