TEODORO CHIARELLI, La Stampa 18/1/2012, 18 gennaio 2012
“Un mese per svuotarla dal gasolio” - Ora è corsa contro il tempo. Bisogna svuotare quanto prima le cisterne della Costa Concordia per evitare che il combustibile inquini irrimediabilmente le coste del Giglio e della Toscana
“Un mese per svuotarla dal gasolio” - Ora è corsa contro il tempo. Bisogna svuotare quanto prima le cisterne della Costa Concordia per evitare che il combustibile inquini irrimediabilmente le coste del Giglio e della Toscana. E poi si dovrà pensare a come liberare l’isola dall’ingombrante presenza di quella ciclopica balena spiaggiata Un giorno per stilare il piano di lavoro per svuotare i serbatoi e 10 giorni per presentare il programma per rimuovere la nave. I tempi dettati all’armatore sono stretti. Il relitto della Concordia non può restare a lungo davanti all’Isola del Giglio. Il rischio ambientale è troppo alto. Queste le prescrizioni per la Costa Crociere ieri al termine della riunione a Grosseto, dove si è riunita l’unità di crisi. C’era il capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, e c’era pure l’Ad di Costa Crociere, Pierluigi Foschi. «La priorità rimane il recupero di qualcuno che sia sempre in vita. Successivamente, ma sempre prioritariamente, esiste anche l’emergenza ambientale», ha ricordato Gabrielli. In attesa del consiglio dei ministri di domani, che dichiarerà lo stato di emergenza e individuerà un commissario straordinario, il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Ilarione Dell’Anna ha iniziato, insieme all’armatore, a pensare il piano di recupero del relitto. Gabrielli non si fa illusioni sui tempi, però: «Se qualcuno pensa che tutto si concluderà presto, sbaglia. Ci vorranno giorni, a seconda delle condizioni meteomarine». Una preoccupazione condivisa dal ministro all’Ambiente, Corrado Clini: «Bisogna fare in fretta perché le condizioni meteoclimatiche stanno per cambiare e anche per evitare e per prevenire rischi ambientali, perché l’eventuale rottura di serbatoi avrebbe effetti difficilmente valutabili. C’é il rischio che la nave vada più in giù e non esistono mezzi meccanici per trattenerla». Il ministro vaglia le ipotesi di intervento: «Quella più favorevole - spiega - sarebbe di tamponare la falla e portare la nave in linea di galleggiamento. Questo consentirebbe di trascinare la nave lontano». Ieri attorno alla nave è stata stesa una cintura di protezione ambientale: 900 metri di barriere d’altura. Oggi verranno posizionate panne costiere ancorate alle rocce per fare da barriera a un eventuale inquinamento. Sempre oggi prenderanno il via le attività per preparare il combustibile, 2 mila e 380 tonnellate, ad essere rimosso dai serbatoi. Secondo Max Iguera, della Smit Salvage, incaricata di svuotare le cisterne, ci vorranno almeno 28 giorni. Verrà adottata la tecnica del «tappo riscaldato» che consente di portare alla giusta temperatura il combustibile pesante ora troppo denso. Attraverso l’attività di una nave «pontone», dotata di attrezzature speciali delle manichette pomperanno il combustibile dal centro della nave e attraverso dei tubi lo caricheranno su degli appositi mezzi per lo smaltimento. Tornando agli uomini del ministero dell’Ambiente che stanno operando dal primo giorno sul posto, posizioneranno panne costiere ancorate alle rocce per fare da barriera a un eventuale inquinamento a protezione delle calette appena vicine alla nave. «Abbiamo lasciato due vie di fuga e 40 metri di distanza dalla nave per dare possibilità di intervento alle vedette delle forze dell’ordine - ha detto Lorenzo Barone, responsabile del progetto antinquinamento marino del ministero dell’Ambiente -. Il lato interno delle barriere d’altura verrà anche rinforzato con panne assorbenti». Le due vie di fuga si trovano una a prua, più larga, l’altra a poppa. Circoscrivere la nave non è un’operazione semplice vista la problematica dei fondali. Le barriere saranno dotate di segnali luminosi per essere visibili alle navi in entrata nel posto. Tutto da studiare il modo per rimuovere la Concordia. Sperando che non scivoli giù verso il fondale di oltre 70 metri, inabissandosi.