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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

I ROGHI CULTURALI TERRIBILE MALATTIA CHE UCCIDE LE IDEE

Anche se avessero un frammento di ragione, gli ultrà religiosi che pensano di difendere l’integrità cristiana angariando con molestie dal sapore antisemita Andrée Ruth Shammah dimostrano soltanto di non saper distinguere la critica dalla censura intollerante. La polizia verrà chiamata a difendere la messa in scena di uno spettacolo teatrale, Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, del regista Castellucci, perché, come a Parigi, nugoli di urlatori promettono di impedire al pubblico di assistere a un’opera bollata come «blasfema», offensiva, addirittura «cristianofoba». La bestemmia è invece paragonare la vera e cruenta «cristianofobia» a una, certo discutibile, come tutto, rappresentazione teatrale che ruota attorno all’iconografia del Cristo a partire, addirittura, dal «Salvator Mundi» di Antonello da Messina. La cristianofobia sta consumando persecuzioni indicibili in Pakistan, in Arabia Saudita, in Nigeria, nei Paesi in cui il fondamentalismo islamista considera ogni devozione cristiana alla stregua di una «blasfemia» meritevole di morte. A Milano nei prossimi giorni, e a Parigi nei mesi scorsi, si assiste invece al fenomeno contrario. Alla folla che si addensa minacciosa per mettere il bavaglio a un’opera teatrale. Agli integralisti che nella «blogosfera» lanciano invettive minacciose contro il Teatro Parenti, contro Ruth Shammah, contro il regista Castellucci. Ai milanesi che vengono intimiditi, che si recheranno a teatro sfidando le turbe di intolleranti che, come già accadde con L’ultima tentazione di Cristo di Scorsese, bersaglieranno con i peggiori epiteti non dei mangia-cristiani, dei bestemmiatori, dei nemici della religione, ma degli innocui spettatori incuriositi da una pièce teatrale sul «volto del figlio di Dio». Chiedono la censura a prescindere, la vogliono preventiva, intransigente, totale. Non sanno nemmeno che, proprio per la premura di non urtare la sensibilità dei credenti, una scena controversa, non «blasfema» ma semplicemente controversa, non verrà replicata nel teatro milanese. Credono di difendere il cristianesimo, ma difendono soltanto una pratica violenta, intollerante, intimidatoria, prepotente. La prepotenza di chi non vuole che si leggano liberamente libri, che si assista liberamente a spettacoli cinematografici o teatrali, a concerti, a mostre d’arte. Non c’è giustificazione, nemmeno un’attenuante, a questo modo di pensare fondato sull’impedimento della libera manifestazione del pensiero. Sono militanti più zelanti della loro Chiesa, che in questa vicenda sta mantenendo un profilo sin troppo basso e defilato. Sono devoti che credono di arricchire la loro fede con il rogo simbolico delle opere anatemizzate come «blasfeme» prima ancora che siano viste. Ma i roghi culturali, a Milano come altrove, sono il segno di una terribile malattia culturale. Sono espressione di un animo intollerante che non sa vivere nel libero confronto delle idee. Non una questione di ordine pubblico, come pure è diventata. Ma la base stessa della convivenza libera di opinioni opposte, altro che cristianofobia.
Pierluigi Battista