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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

IL NAUFRAGIO DEL SIRIO CON VISIBILITA’ PERFETTA - «E

gli si rifiuta di dare spiegazioni dicendo soltanto che le carte nautiche non segnalavano le rocce contro le quali avvenne l’urto». Così, un secolo fa, il Corriere raccontava scandalizzato del comandante Giuseppe Piccone, il capitano del Sirio che risultava «sano e salvo a terra». Molti hanno ricordato in questi giorni, tentando paragoni tra il naufragio del Concordia e le catastrofi del passato, l’affondamento del Titanic. La tragedia che più somiglia a quella di oggi, però, è il tragico naufragio del Sirio, ricordato in una bellissima e struggente canzone dell’epoca. Era partito da Genova il 2 agosto 1906, carico di italiani che andavano a cercar fortuna in Sudamerica, e due giorni dopo si schiantò sugli scogli di Capo Palos, sulla costa di Cartagena, in Spagna. Era il pomeriggio di una giornata di sole. Visibilità perfetta.
Lo sapevano tutti, che lì c’erano gli scogli. Tutti. Erano segnati su tutte le carte nautiche. Avrebbe raccontato ai giudici il comandante della nave francese Marie Louise, che saliva verso Alicante: «Vidi passare il piroscafo italiano Sirio che navigava a tutto vapore. Facevo notare il suo passaggio al collega di bordo quando osservai che esso si era improvvisamente fermato. (...) Vidi la prua alzarsi, inabissando la poppa. Non vi era più alcun dubbio: il Sirio aveva avuto un urto. Subito feci dirigere il Marie Louise verso il Sirio. Udimmo allora una violenta esplosione, le caldaie erano scoppiate. Poco dopo vedemmo dei cadaveri sulle onde, nello stesso tempo delle grida disperate che chiamavano soccorso giungevano alle nostre orecchie».
Il mistero sulla catastrofe fu sciolto da una lettera al nostro giornale di un lettore, l’ingegnere Giulio Maggi che, in viaggio col figlio, era riuscito a salvarsi e s’era improvvisato giornalista per mandare una lettera indignata. Dove raccontò che la catastrofe era accaduta per una criminale superficialità: «Un ufficiale del Sirio affermò che a bordo nessuno poteva conoscere la posizione degli scogli perché non possedevano tutte le carte dettagliate necessarie, ma solo una piccola cartina di rotta».
Per 16 lunghi, interminabili giorni, il Sirio restò impiantato lì su quello scoglio. Morirono, stando alle stime, tra le 440 e le 500 persone. Intere famiglie, come quella del vicentino Felice Serafini, che era partito con otto figli e la moglie incinta del nono, vennero distrutte. Moltissimi avrebbero potuto salvarsi, se a bordo non fosse scoppiato il caos e se «gran parte» dell’equipaggio, calate le scialuppe, non se ne fosse andata abbandonando i passeggeri, terrorizzati, al loro destino. A rileggere il commento del Daily Telegraph c’è da avvampare di vergogna: «Il temperamento latino è capace dei più grandi coraggi in certe circostanze, ma s’infrange quando è invaso dal panico...».
Gian Antonio Stella