Paolo Conti, Corriere della Sera 18/01/2012, 18 gennaio 2012
CHI CAMBIA IL PALINSESTO E CHI NO. NASCE LA TELEVISIONE A DUE VELOCITA’
Ieri Aldo Grasso ha classificato nella categoria degli avvenimenti televisivi «imbarazzanti» del 2012 l’incredibile prima serata di sabato scorso su Raiuno: Milly Carlucci (e Gianni Rivera) impegnati in «Ballando con le stelle» mentre l’assurda tragedia della Costa Concordia occupava già le aperture di tutti i siti online dei quotidiani del mondo: la morte dov’era lo svago, una catastrofe mediatica che stava travolgendo l’immagine del turismo italiano nel mondo.
Studiato sui palinsesti, il naufragio del Giglio ha mostrato una tv italiana a due velocità. Da una parte la «rete ammiraglia Rai» (il famoso servizio pubblico), dunque Raiuno che ha appena chiuso il 2011 con un secco -3% in prime time rispetto al 2010. In perfetta e parallela sintonia con Raiuno (nel nome del Dogma del Duopolio) Canale 5, altra rete immobile, immersa in «Italia’s got talent» affidata a Belén Rodriguez (che peraltro ha poi battuto Raiuno, ma è un dettaglio). Dall’altra sponda, e con velocità ben diversa, La7 da poco diretta da Paolo Ruffini, che dal luglio 2010 offre il Tg più agile e dinamico della tv generalista italiana, quello condotto da Enrico Mentana. Accanto a lei la Raitre di Antonio Di Bella e quindi Sky. Raiuno è rimasta prigioniera della prima velocità: palinsesto intatto, impermeabile agli avvenimenti esterni, paradigma di una vecchia tv generalista autoreferenziale (ancora Grasso: capace di ballare anche con le tragedie, come capitava sul Titanic...).
Dall’altra una proposta che si mette continuamente in discussione, proprio per questo al passo con lo spirito dei tempi e delle esigenze della cronaca, in sintonia con le preoccupazioni di un Paese atterrito dalle immagini della tragedia. E forse capace di rivolgersi agli under 30, sempre più distanti dalla tv in chiaro.
La tv generalista ha perso, negli ultimi anni, quasi 10 punti percentuali di ascolti. E sicuramente continuerà a perderne se la doppia velocità caratterizzerà ancora il nostro quadro televisivo. Perché (ecco la novità) il pubblico apprezza sempre di più il coraggio dei cambiamenti in corsa, cioè la scelta di accettare e analizzare la realtà così come viene proposta dagli avvenimenti: le «reti pirata», come le definisce il direttore di Raitre Antonio Di Bella. Un esempio eloquente. Sabato scorso Sky Tv ha totalizzato 4.057.891 spettatori unici nelle 24 ore (cioè che si sono fermati almeno una volta su quella tv nel giorno, per non meno di un minuto, non «zappando») con 269.436 medi (cioè fissi) dalle 14 alle 14.30. Nei giorni normali gli spettatori unici Sky sono poco più di due milioni (Rainews, secondo i dati ufficiali Rai, ha avuto punte di ascolto superiori ai 200 mila spettatori medi). Buon successo anche per lo speciale su Cielo tv con materiali Sky. Proprio a Sky sottolineano come il loro pubblico sia ormai abituato psicologicamente a cercare nella loro offerta la materia viva della cronaca: e il raddoppio dei due milioni di spettatori unici ne è la prova più tangibile.
Soprattutto, mentre Raiuno ballava sotto le stelle, La7 (dopo una rapida riunione tra il direttore del tg Enrico Mentana, il direttore della rete Paolo Ruffini e lo staff del nuovo programma di Serena Dandini) decideva di sospendere un programma nuovo di zecca, «The show must go off», che avrebbe sicuramente avuto congrui ascolti, trattandosi del trasloco del pianeta dandiniano dalla Rai a La7. Ma, racconta Paolo Ruffini, non c’è stata esitazione: via libera allo speciale giornalistico in prima serata condotto da Enrico Mentana. Né ci sono stati dubbi (altro elemento interessante) sulle ripercussioni pubblicitarie. Ruffini: «Siamo certi che chi investe in pubblicità su La7 apprezzi la scelta di offrire ciò che è giusto al momento giusto. In linea generale, i clienti pubblicitari di La7 sono in sintonia con il nostro modo di fare tv che prevede decisioni come quella di sabato».
Antonio Di Bella (in accordo col Tg3 di Bianca Berlinguer) ha cancellato un sabato pomeriggio di telefilm per varare uno speciale Tg3 sul naufragio. Risultato: più di due punti di share in più rispetto all’ascolto medio in quella fascia oraria. Ma Di Bella non si ferma a sabato sera: «Quando seguiamo l’attualità, veniamo sempre premiati. La sera dell’alluvione di Genova buttammo via il film del lunedì sera lasciando spazio a "Presa diretta" di Riccardo Iacona: 8% di share contro il previsto 5% del film, altro prodotto in crisi sulle tv generaliste. Andammo molto bene anche quando programmammo uno speciale in prima serata sugli scontri di piazza a Roma a metà ottobre».
In quanto alla pubblicità, Di Bella ha le idee chiare: «Credo che ormai uno spot spensierato visto dal pubblico accanto a un prodotto "sbagliato" e in un momento sbagliato, mentre si consuma una tragedia, possa produrre un effetto negativo. Di irritazione, di fastidio, di rifiuto». E qui torniamo alle due velocità della tv italiana. Alla crisi della tv generalista. All’incapacità di rivolgersi ai più giovani. A fine marzo scade il cda Rai. Quanta carne al fuoco, per i futuri vertici di viale Mazzini. Quanto cemento da abbattere nei palinsesti.
Paolo Conti